Versi persi di Angelo Colangelo

E’ uscito nello scorso agosto il volume “Versi persi” di Angelo Colangelo, pubblicato da Alianoparcolevi e contenente 54 poesie scritte fra il 2004 e il 2013. Prefata da Giovanni Caserta e con illustrazioni dell’artista Nicola Iosca, la silloge rivela come la scrittura di Angelo Colangelo sia elegantemente versatile in un ambito, quello poetico, in cui non è difficile rimanere imbrigliati in una rete inestricabile di immagini o, al contrario, rischiare di scivolare tra parole usate.
Nel titolo, l’accezione che l’autore attribuisce all’aggettivo “persi”, scelto certo non solo per l’immediata rima, apre alla pluralità di un sentire declinato nelle diverse esperienze di vita di ognuno. Sono “versi persi” forse perché vaghi, aleggianti, nel passato come nel presente, ma sono anche “versi ritrovati”, nella memoria e nell’anima. L’anima si fa finestra sul mondo, nuovo e antico, sempre uguale nella malinconia, nella triste vivacità di un ricordo, nelle speranze amare di ieri e di oggi.

“Versi persi” di Angelo ColangeloE’ un ritrovare affettuose memorie, quasi olfattive, in versi che ritraggono luoghi e presenze così vive se pure svanite, “cucendo / ricordi / col filo / logoro / della nostalgia” (Crepuscolo). Si snodano pensieri, lungo il filo dei versi, che solo l’incanto della poesia riesce a tramutare in emozioni. Le parole si accostano, sapientemente ricercate, per costruire la voce dell’anima: la cura dei poeti per quelle che l’analisi testuale chiama “figure retoriche”. E le “figure” in queste strofe non si sono “perse”: in evidenza è la rima che, insieme all’anastrofe, vela le liriche di tradizione; poi, assonanze, consonanze, chiasmi, ossimori, anafore vestono le parole di un valore coralmente intimo, capace di creare un’osmosi di sentimenti tra lettura e scrittura.
“[…] e le cose dette, / le cose non dette, / han tenute unite / le nostre vite, / il nostro passato / il nostro avvenire (Fraternità).

Angela Potenza