USA: AVEVA UCCISO UN’INSEGNANTE DI RELIGIONE, DOPO 30 ANNI SI SUICIDA

USA: AVEVA UCCISO UN’INSEGNANTE DI RELIGIONE, DOPO 30 ANNI SI SUICIDA

- in Cronaca
164
0
Paula Cooper

Paula Cooper si è uccisa. L’hanno trovata priva di vita con un colpo d’arma da fuoco alla testa a Indianapolis, capitale dell’Indiana, a nord-est degli Stati Uniti, e la polizia ha parlato di suicidio. Da poco uscita dal carcere, dopo 30 anni di reclusione per omicidio, era stata la più giovane condannata a morte della storia americana, tanto da suscitare una mobilitazione internazionale a suo favore da tutto il mondo, Italia compresa.

A soli 15 anni aveva ucciso una professoressa di Religione di 78 anni, Ruth Pelke, nel corso di una rapina che fruttò a lei e alle sue amiche, nel lontano 1986, qualcosa come dieci dollari e una vecchia auto.
Reo confessa, aveva ammesso di aver inferto ben 33 coltellate alla malcapitata professoressa di Religione, e per questo era stata giudicata la mente del gruppo di tre adolescenti che decise di compiere l’omicidio. La sentenza non le lasciava scampo: condanna a morte.
Ma a seguito della campagna planetaria di solidarietà che si scatenò a suo favore, contro l’atrocità della legge dell’Indiana che decretava la pena capitale anche per i bambini sopra i 10 anni, la Corte suprema americana stabilì, nel 1988, che non si poteva infliggere la pena di morte a chi non avesse compiuto 16 anni al momento del reato.
Di conseguenza Paula Cooper, che era stata la più giovane donna americana rinchiusa nel braccio della morte, avendo compiuto l’omicidio a 15 anni, ebbe salva la vita.
Alla campagna contro la pena di morte partecipò il Parlamento europeo, con una risoluzione che vide Emma Bonino come prima firmataria.
Il Partito radicale italiano diede vita al movimento «Non uccidere»: vennero raccolte due milioni di firme e portate all’Onu per implorare clemenza.
Anche l’allora Pontefice, Giovanni Paolo II, fece sentire la propria voce chiedendo la grazia.
Gli sforzi sortirono i frutti sperati, dal momento che la condanna nei confronti della Cooper venne commutata in 60 anni di reclusione, dopo che ne aveva trascorsi 3 nel braccio della morte in attesa dell’esecuzione.
La pena fu poi ulteriormente ridotta a 27 anni, quando nel 2013 il tribunale concesse la libertà alla donna.
La Cooper era così diventata la figura simbolo delle campagne contro la pena di morte negli Stati Uniti, ma il 27 maggio 2015, dopo soli 2 anni dalla riacquistata libertà, è giunto l’epilogo della sua vita a soli 45 anni.
L’hanno trovata con un colpo di pistola alla testa, che ha messo la parola fine alla sua storia, alle 7 e 15 locali di mattina.
La polizia parla di suicidio, ma ancora si sta indagando sulle motivazioni che avrebbero spinto la quarantacinquenne al grave gesto.
Forse il rimorso per una vita soppressa, che in 30 anni non l’aveva mai abbandonata.
L’America è scossa per la morte di Paula Cooper, ma il suo ricordo rimarrà vivo contro la pena di morte.
Per continuare la battaglia fino a giungere, un giorno, alla sua abrogazione definitiva.

Giovanni Fortuna
27.05.2015

Lascia un commento

Potrebbe interessarti anche

Stigliano: La frana si muove, la regione no

Dei 5 milioni di euro stanziati sei mesi