Stigliano: “Un Paese In Bilico”

Stigliano: “Un Paese In Bilico”

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Video-Documentario (I e II Parte). Chi arriva a Stigliano e nelle aree interne del materano…“è il testimone della presenza di un altro tempo all’interno del nostro tempo, è l’ambasciatore d’un altro mondo all’interno del nostro mondo“. Un mondo escluso e dimenticato, “quell’altro mondo, serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente”.
Oltre questo confine “la ferrovia e le strade  si interrompono e cedono il passo alle terre aride e desolate della montagna materana; terre nelle quali la popolazione vive in condizioni di ingiustizia, miseria e arretratezza, e nelle quali lo Stato e le sue istituzioni non esistono” (Citazioni tratte da  “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi).
Abbiamo voluto presentare questo video-documentario (composto di due parti) citando alcuni brani di Levi, perché, in effetti, il tempo sembra tornare indietro, soprattutto per  la sfida terribile e insidiosa che negli ultimi mesi le frane hanno sferrato contro il comune di Stigliano.

In questi giorni, chi dovesse percorrere le strade che a fatica si inerpicano lungo  i crinali argillosi della montagna materana, si troverebbe di colpo catapultato in un’altra epoca, in quella terra “amara e ostile” raccontata, appunto, da Carlo Levi nel suo “Cristo si è fermato a Eboli”.
Nessuno sembra essersi mai occupato di questo territorio. Infatti, viaggiando per le  tortuose strade interne del materano, l’unico baluardo di modernità che si incontra è costituito   da quelle vecchie stazioncine ferroviarie abbandonate e diroccate, le stesse alle quali era giunto Carlo Levi tanti anni fa, prima di inerpicarsi sulle tortuose mulattiere per  Stigliano e  Aliano.
Ancora oggi, dunque, partire da Bari, da Eboli, o dalla Calabria, per raggiungere Stigliano e le aree interne, significa affrontare un viaggio avventuroso che sembra attraversare il tempo a ritroso: non si incontrano aeroporti, autostrade, ferrovie, tangenziali, stazioni di servizio, ma solo calanchi e campagne deserte, piccole gallerie e pezzi di antichi binari abbandonati, strade tortuose e sconnesse che forse hanno conosciuto l’ultima vera manutenzione quando ancora esistevano i “cantonieri”, i famosi e mitici custodi della viabilità statale.

Da noi il progresso è morto con loro, e da allora una maledizione oscura sembra accanirsi contro questo martoriato territorio, colpendolo con  una serie di calamità  che stanno stravolgendo e cambiando per sempre il suo paesaggio e la sua storia.
Ma non è colpa del fato, ovviamente, quanto dell’uomo e della cattiva gestione che si è fatta e si fa del territorio.
Certamente  le abbondanti piogge cadute quest’inverno hanno avuto un ruolo determinante nell’accelerare i processi franosi. Ma un dissesto idrogeologico di tale portata, così grave e diffuso, è possibile spiegarlo solo collegandolo alle debolezze strutturali di un territorio già stressato, debole e indifeso, abbandonato da decenni all’incuria e al degrado.
Disboscamenti, incendi, abbandono dell’agricoltura,  scarsa manutenzione, assenza di opere di regimazione delle acque, abusivismi e urbanizzazioni sconsiderate, mancanza di studi geologici dettagliati, sono tutti elementi che insieme hanno notevolmente facilitato l’opera devastante del maltempo.
Hanno subito gravi danni il centro storico, le strade comunali e interpoderali, il centro urbano del Rione Popolare, e, soprattutto, la rete viaria di grande collegamento sia verso i capoluoghi di provincia sia verso la Val D’Agri e la costa Jonica.

La ex SS103 per Matera e la ex SS 277 per Potenza risultano gravemente danneggiate e interrotte in diversi punti; mentre   la Stigliano-Ponte Acinello e la  strada provinciale per Aliano, sono interessate da altri e più gravi movimenti franosi che per alcuni mesi ne hanno decretato la chiusura al traffico, precludendoci l’importante accesso verso le principali arterie di fondovalle.
Nello stesso tempo, fenomeni ancora più pericolosi e preoccupanti hanno interessato il centro abitato, riattivando movimenti franosi latenti che hanno colpito prima il vecchio Castello, poi via Magenta e C.so V: Emanuele, infine il rione Popolare e il Centro sociale.
Tutto ciò ha comportato l’emanazione di diverse ordinanze di sgombero di alcune decine di abitazioni,  la chiusura e lo sgombero del Centro Sociale, la demolizione della rocca del Castello, la chiusura al traffico di alcune strade cittadine e di due strade provinciali.
Un vero bollettino di guerra che ha inferto un duro colpo alla comunità stiglianese, già provata da una emigrazione senza precedenti e da una crisi economica senza sbocchi.
Questi ultimi eventi sono perciò uno spartiacque, un confine oltre il quale il destino della  comunità rischia il tracollo definitivo.
Non si tratta, ovviamente, die soliti piagnistei, dell’atavico fatalismo meridionale, della resa alla rassegnazione più cupa. Da decenni, però, i Comuni della montagna materana subiscono i danni provocati dalla malapolitica regionale, una vera sciagura che ha spogliato questo territorio di tutti i Servizi, ha abbandonato la rete stradale al suo destino, ha favorito la desertificazione dell’agricoltura, ha incoraggiato l’emigrazione, ha impoverito il tessuto economico e sociale. Da queste parti le opere pubbliche sono solo chimere e quando qualche volta iniziano, poi non terminano mai, ergendosi, solitarie, come spettri minacciosi di un mondo fantascientifico.
Insomma, mentre il mondo si è andato via via globalizzando, in questo territorio è invece iniziato un percorso alla rovescia che ha visto ingigantirsi sia l’isolamento sia il degrado.
Lo spaventoso calo demografico è figlio  di questo degrado e ha prodotto, purtroppo, ulteriore degrado, che a sua volta ha comportato ulteriore emigrazione, alimentando un circolo vizioso senza fine.
Dispiace dirlo, ma oggi paghiamo il prezzo di una ventennale, inconsistente e sciagurata gestione politica,  vissuta di espedienti e di stenti clientelari, senza una visione complessiva dei problemi sul tappeto, senza una prospettiva di sviluppo economico e urbanistico,  senza uno straccio di idea che andasse oltre i confini degli interessi partitici e personali.

Ora, dopo 8 mesi dagli eventi franosi più gravi, si attendono gli interventi di consolidamento e di ricostruzione in un clima cupo di rassegnazione e di scetticismo. Infatti, svanite le prime reazioni di indignazione generale, le processioni sui luoghi dei disastri,  le promesse roboanti delle prime ore, le discussioni e le polemiche anche inutili, un silenzio lugubre è sceso sulla comunità, come a volerci notificare  la lunga agonia che ci attende prima di vedere l’ipotetica rinascita.
Con questi due video,  CinicoFilm53  vuole testimoniare la  situazione critica in cui versa tutto il nostro territorio, presentando un quadro d’insieme dei più evidenti e gravi danni subiti dalla rete viaria e dal centro abitato, affinchè nessuno possa dimenticare, soprattutto la politica e le istituzioni, nelle cui mani è depositato il nostro destino e quello dei Comuni della montagna materana.
Ovviamente, qualche cosa si è fatta: qualche rattoppo di asfalto, qualche ripristino urgente di scarpate franate, qualche manutenzione di cunette e canali. Palliativi, si può dire. Perchè la situazione di isolamento e di degrado generale rimane intatta. Con il rischio permanente che ad ogni inverno i problemi si aggravino.
Occorre, dunque, una vera politica di attenzione verso questo territorio, che ha bisogno di investimenti, di interventi strutturali in viabilità e servizi, e di misure urgenti per l’occupazione. Ma forse ci illudiamo. E allora le frane intervengono a modo loro: distruggendo il territorio, desertificando i paesi, eliminando ogni segno di antropizzazione e di civiltà.
Ma è triste e penoso rassegnarsi a questo destino infame!!

 

Antonio Giannantonio

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