Stigliano, Frana il Centro Sociale: Cronaca di un disastro il VideoReportage di Cinicofilm53

Stigliano, Frana il Centro Sociale: Cronaca di un disastro il VideoReportage di Cinicofilm53

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Centro sociale stigliano cronaca di un disastro

 Oggi è il 24 aprile, è trascorso giusto un mese dal crollo parziale del Centro Sociale, e noi di CinicoFilm53 abbiamo voluto ricordare questa circostanza con la pubblicazione di un vide-documentario…… che ripercorre le tappe di un tragico evento franoso che sta segnando la storia della nostra comunità.
“Cronaca di un disastro” è un piccolo viaggio di testimonianza storica sia sulla gravità del dissesto idrogeologico, sia sulla leggerezza e sulle distrazioni delle istituzioni, non tanto nella gestione di questa emergenza, quanto nella colpevole sottovalutazione dei rischi geologici connessi allo sfruttamento dissennato del territorio.
Ogni disastro ha una sua storia, e per definizione un disastro non è altro che lo stravolgimento di un sistema ad opera di un altro sistema. Nel caso del nostro Comune, tutto ciò è ancora più vero perché, urbanisticamente parlando, potremmo definirci l’emblema di tutto ciò che in materia edilizia non andava assolutamente fatto, in considerazione della particolare e delicata situazione geomorfologica del nostro territorio.
Purtroppo, nonostante una lunga e documentata letteratura scientifica sulla fragilità geologica dell’intero contesto urbano, le scelte urbanistiche (senza parlare delle speculazioni e dell’abusivismo edilizio) hanno seguito percorsi tortuosi e accidentati, portando l’espansione abitativa oltre ogni limite prudenziale, con i due casi estremi del rione Labruto e del rione Rotonda abbarbicati sulle pendici del monte Serra.
Purtroppo, a intervalli ormai regolari, la natura si ribella: l’uomo ha stravolto il sistema naturale, la natura stravolge il sistema dell’uomo. Lo abbiamo visto con la frana del 1973 al rione Fontana e via Zanardelli; o più di recente con la frana del vecchio Castello, quella di corso V. Emanuele, quella di via Roma, quella del rione Casale, e adesso quella di via Cilento e via Cassino, la più grave e disastrosa.
Nel video documentiamo come questa frana era attiva già agli inizi degli anni ’80. E’ stata sottovalutata al punto che su quella frana fu costruito il Centro Sociale, e in seguito anche tutta l’area circostante è stata urbanizzata, fin sopra il Monte Serra, a 1000 metri d’altezza s.l.m.
Senza voler innescare inutili polemiche, basta dire che la frana di via Cassino (o del centro sociale, come viene ormai comunemente denominata) ha avuto varie tappe di progressione: nel 2006 ha ripreso a muoversi, come si evince da alcune foto satellitari; aggravandosi poi nel 2008 e nel 2010. Ma a nulla sono serviti i vari interventi di manutenzione e di ripristino stradale che si sono succeduti fino al 2012. Anno in cui, per ironia della sorte, ci fu anche un devastante incendio che distrusse la vegetazione di tutta l’area interessata dalla frana.
Infine, a partire dall’aprile del 2014, la situazione è peggiorata progressivamente: ricordiamo tutti che quando la strada  sprofondò del tutto si andava in pellegrinaggio, a visitare la “frana”,  e tra ironia e preoccupazione si scherzava sul via vai di persone che a piedi attraversavano il canyon per raggiungere, dall’altro lato, il distributore dell’Agip, rifornendosi di carburante con taniche e lattine.
Sembrava uno scherzo: si parlava di un miracoloso ponte, di interventi avveniristici e tempestivi, e intanto la frana faceva il suo dovere di frana, trascinando tutto a valle.
Ci sono voluti 8 anni per approntare i primi interventi di consolidamento dell’abitato da parte della Regione Basilicata: infatti, solo alla fine del 2015 sono state realizzate delle paratie di contenimento, in via Zanardelli e lungo via Cilento. Ma intanto, in otto anni, la frana ha dimostrato tutti i suoi effetti devastanti, allargandosi a dismisura, fino al recente crollo del Centro Sociale e all’interessamento delle abitazioni circostanti, che cominciano a presentare delle crepe preoccupanti.
Ormai è chiara a tutti la pericolosità di questo fenomeno, e le autorità competenti non possono e non devono più scherzare o tergiversare, sulla questione degli interventi urgenti da mettere in campo. Se le strutture regionali preposte hanno le idee chiare e le soluzioni tecniche adeguate, per fermare questo disastro, che intervengano subito, perché davvero questa volta non “c’è un minuto da perdere” (come ebbe a dire due anni fa il Presidente della regione).
Dunque, ognuno si assuma, adesso, le proprie responsabilità, sapendo che non abbiamo bisogno di palliativi, o di lavoretti “urgenti”, giusto per movimentare terreno e qualche appalto lenitivo, ma di soluzioni definitive in grado di salvaguardare l’intera comunità.
Alle spalle abbiamo troppi fallimenti, per poterci permettere ulteriori ritardi e altre “prese in giro”. Anzi, la Comunità è allo stremo: non solo per la disoccupazione, per il degrado ambientale, per lo spopolamento, per l’assenza di servizi, per l’isolamento, per l’inconsistenza di una classe dirigente che rincorre le multinazionali del petrolio e lascia perire nell’indifferenza i Comuni delle aree interne, ma soprattutto per le frane, che ormai sono strutturali e quasi endemiche.
Quindi oggi siamo ad una svolta: o c’è una inversione di tendenza che possa farci sperare in una lenta e graduale ripresa, oppure si perisce. Perciò, alla frana, e al Centro Sociale, è  simbolicamente appeso il nostro destino. Che non riguarda solo, o tanto, la messa in sicurezza del pendio franoso, quanto la salvaguardia del centro abitato, la riqualificazione dei servizi, l’ammodernamento della viabilità,  la ricostruzione di un nuovo “Centro Sociale”, emblema e simbolo della nostra identità culturale e sociale.
Ecco, il documentario “Cronaca di un disastro” vuole in fondo richiamare l’attenzione dei cittadini intorno ai temi che li riguardano, nella speranza di stimolare l’interesse per la partecipazione e per l’azione critica, perché questa volta è davvero in gioco il destino della Comunità.
Quindi noi vogliamo lanciare una battaglia popolare per far valere la nostra dignità, che parte, appunto, simbolicamente, dalla ricostruzione del Centro Sociale.
Le opportunità non mancano: abbiamo tanti edifici pubblici, realizzati o acquistati, che giacciono come cattedrali nel deserto, in preda al degrado e all’abbandono. Si può ripartire da lì. Basta volerlo. Basta desiderarlo. Basta riscoprire il gusto dell’appartenenza e della solidarietà.
Stigliano 24 Aprile 2016
Antonio Giannantonio e CinicoFilm53

 

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