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Scandalo rimborsi

Leggendo alcuni commenti e alcuni articoli apparsi anche sui quotidiani (…comprati con i miei soldi…) alcune piccole, modeste, riflessioni. Il Consigliere Giordano pone l’accento sulla efficacia dei controlli svolti o che avrebbero dovuto essere svolti dal Collegio dei revisori dei conti e dalla Corte dei conti.
Senza alcuna polemica, la risposta è nella legge: l’art. 14, lettera e), del D.L. n. 138/2011 impone, con decorrenza 1° gennaio 2012, l’istituzione del Collegio dei revisori dei conti, quale organo di vigilanza sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione dell’ente; il Collegio, ai fini del coordinamento della finanza pubblica, opera in raccordo con le sezioni regionali di controllo della Corte dei conti. Quest’ultime, peraltro, solo recentemente, hanno visto allargare il proprio raggio di azione (incisività dei controlli e misure sanzionatorie) con la conversione in legge del D.l n. 174 del 2012, le cui norme hanno, nella maggior parte dei casi, una decorrenza fissata al mese di dicembre 2012.
I fatti contestati dalla Magistratura sono relativi ad un periodo anteriore (2010 e 2011) alla entrata in vigore delle norme citate.
Alcuni indagati, poi, “scandalizzati” per le risultanze di un’indagine dai risvolti “scandalosi,” hanno fornito risposte a loro volta “scandalose”.
L’indagine avrebbe fatto emergere fenomeni truffaldini, pratiche da codice penale perché hanno mostrato come si giungeva a rimborsi falsificando fatture o ricevute, oppure raccattando qualche scontrino fiscale, magari pagato da un disoccupato, da un Lavoratore Socialmente Utile o da un CO.P.E.S (colui che “beneficia” del  programma regionale di contrasto delle condizioni di povertà e di esclusione sociale).
Alcune repliche degli inquisiti, che pure volevano restituire verità o recuperare una dignità offuscata hanno fatto emergere, invece, il livello della moralità della politica regionale (non solo Lucana, in verità).
Se la violazione di norme di legge ha certamente implicazioni etiche, non sempre una condotta “amorale”, una violazione di una norma etica ha risvolti giudiziari, da codice penale o civile.
Così, un Consigliere regionale si è difeso dalle accuse sostenendo che mai avrebbe percepito (salvo errori materiali) un centesimo (in verità, trattandosi di un politico navigato, sarebbe il caso di dire anche “una lira”) in più rispetto a quanto dovuto e ricomprendendo, nel dovuto, anche l’acquisto di giornali!
Le domande che mi sono posto sono le seguenti: è legittimo far ricadere sulla collettività l’acquisto di più giornali e se, mai lo fosse, tale spesa può dirsi moralmente equa?
Alla prima domanda la risposta potrebbe fornirla, ad esempio, il Regolamento adottato dalla Regione per disciplinare le spese rimborsabili. Ignoro se un tale regolamento sia stato adottato, così come ignoro se la spesa per l’acquisto di giornali sia in esso contemplata, sappiamo per certo, tuttavia, che sono i politici beneficiari del Regolamento ad approvarlo…
Al secondo rilievo, quello etico, credo che ci sia una domanda da porsi, prima ancora che una risposta da darsi: per quale ragione al mondo dovrei pagare l’acquisto di quotidiani ad un Consigliere regionale? Forse per quella legata alla “informazione utile”? Informarsi, aggiornarsi è certamente opportuno all’attività di Consigliere regionale. Più informato è, più adeguate potrebbero essere le risposte ai problemi che la lettura del quotidiano potrebbe far emergere. Ciò che è inopportuno è far sostenere dalla collettività i costi della informazione!
In verità, è l’autodifesa è stata l’ennesima occasione sprecata dai politici che ci rappresentano.
Eppure, la risposta ai rilievi della Magistratura si nasconde dietro una semplice consonante:  la B…

non RIMBORSI ma… RIMORSI…
Passero Solitario

 

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