Proviamo vergogna e sgomento

Proviamo vergogna e sgomento

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Proviamo vergogna e sgomento per le parole riportate sul Quotidiano oggi (10/09) in edicola. Il servizio è pubblicato a pag. 9 con titolo “Il caso dell’estate”. Verso la parte finale si legge ”questa politica sanitaria penalizzante per la fascia jonica non viene digerita facilmente da infermieri, autisti del 118 e cittadini

CON LA BEFFA CHE LA MEDICALIZZATA DI STIGLIANO, L’ALTRA DELLA EX ASL 5 DI MONTALBANO, CON 300 INTERVENTI L’ANNO NON VIENE TOCCATA PER NON ACCENDERE GLI ANIMI DEI RESIDENTI a fronte di più di 1000 della ex “India” di Policoro.”

Cogliamo, peraltro, delle analogie con l’articolo apparso sul Corriere della Sera di oggi che descrive il caso della mamma,”troppo povera”, lei che guadagna 500 euro al mese, che non ha più una casa, che vive in una struttura e si è appena separata dal marito, alla quale, anche per queste ragioni,  il Tribunale dei minori di Trento le ha portato via la piccola figlia recentemente partorita.
Non è dato comprendere, tornando all’articolo del Quotidiano, se il termine beffa sia da attribuire al giornalista piuttosto che alla rappresentante (Autorevole) di Cittadinanzattiva.
Riteniamo, comunque, scandaloso ed oltraggioso che quando si affrontano i problemi e le inefficienze della sanità in Basilicata si nomini Stigliano con i toni ed i contenuti sopra riportati.
LORO CONOSCONO BENE I NUMERI. Così come siamo sicuri che conoscano, altrettanto bene, le distanze dei comuni della Montagna Materana dalla sede del PSA più vicina o i tempi di percorrenza per giungere all’ospedale di Policoro. Così come, siamo certi, che conoscano le condizioni climatiche della Montagna, leggermente (?) diverse da quelle delle località della fascia jonica. Sanno, certamente, che a Stigliano non vi è più un Pronto Soccorso né l’elisuperficie e che l’ospedale di eccellenza degli anni ottanta e novanta è stato trasformato in struttura sanitaria(?) che, anzicchè dare la vita e preservarla, accompagna, nel massimo del rispetto umano, professionale e con strutture e mezzi di accoglienza (fino ad oggi) adeguati, alla Morte!
Sanno certamente che la ASM vuole ulteriormente ridurre i posti letto e i posti di lavoro, spacciando tale operazione come una risposta “moderna” alle inefficienze!
Eppure si definisce “Beffa” la conservazione dell’unico strumento di salvaguardia della vita per un popolo costretto a confrontarsi, ogni giorno, con la sopravvivenza!?
L’unica “beffa” è quella di rimanere isolati in questa battaglia di civiltà.
Isolati anche da parte dell’Amministrazione comunale.
Quella che, in un recentissimo passato, è apparsa vicina alle problematiche del territorio, attenta a fornire risposte, a condividere percorsi, pur con e nei “tempi” della politica, quei tempi non sempre tempestivi e puntuali.
Oggi, la stessa Amministrazione comunale mostra comprensione (ci auguriamo non condivisione)  per le esigenze della ASM di Matera.
Quella ASM che, sotto le mentite spoglie di una riorganizzazione e modernizzazione dei servizi, continua nella sua opera, l’ennesima, di razionalizzazione delle risorse (solo le nostre, però) e attua l’ennesimo furto ai danni della nostra collettività.
L’ennesimo togliere ai poveri per dare ai ricchi!
È QUI, a Stigliano il Robin Hood al contrario, quello citato nella parte finale del già richiamato articolo.
Fossimo ancora bambini invocheremmo, vista la distanza di Cittadinanzattiva, anche noi Robin Hood e, perchè no, Zorro per risolvere i nostri problemi.
Ma siccome siamo un po’ cresciutelli, ci auguriamo che la difesa venga dai nostri rappresentati politici (locali) e dai cittadini volenterosi e audaci.
È per questa ragione che invochiamo la condivisione da parte della nostra Amministrazione comunale.
È IL TIMORE DELL’ABBANDONO, anche da parte dei politici locali, che ha generato la raccolta di firme da parte dei cittadini, per sollecitarli a condividere l’unica risposta possibile: quella della CONTRARIETÀ verso qualsiasi, ulteriore, tentativo di rimodulazione delle già scarse risorse.

Stigliano 10 settembre 2010                                       Il Comitato Civico

 

 

l’articolo sul Quotidiano della Basilicata di Gabriele ELIA

IL CASO DELL’ESTATE
A Policoro è uno degli effetti della riforma del servizio sanitario regionale
Senza ambulanza con il medico a bordo

di GABRIELE ELIA
POLICORO – La sanità lucana è nell’occhio del ciclone.
L’ultimo episodio di mercoledì mattina che ha visto perdere la vita la giovane donna di Bernalda Rosalba Pascucci di soli 32 anni per un parto cesareo culminato con uno choc emorragico all’ospedale di Policoro, è la punta di un iceberg di una polemica che parte da lontano: ovvero dalla riforma del servizio sanitario regionale (Ssr).
A Tinchi di Pisticci da tempo i residenti sono sul piede di guerra per il ridimensionameto del loro nosocomio, mentre a Policoro da più parti gli stessi operatori del settore temono la stessa sorte per il papa “Giovanni Paolo II”.
E qualche avvisaglia già c’è stata.
Prima il trasferimento del reparto di fisioterapia intensiva a Tinchi e poi il trasloco dell’ambulanza medicalizzata nello stesso centro del comprensorio.
Così terminata l’estate con essa se n’è andata via anche la guardia medica a mare, lido “La Stiva”, e ora Policoro è priva dell’ambulanza con il medico a bordo.
Quale sarà la prossima mossa dell’azienda ospedaliera materana?
Nessuno lo sa anche se si paventa un accorpamento di reparti.
«Le ambulanze ci sono -spiega Maria Antonietta Tarsia di Cittadinzattiva-però sono redistribuite male.
Qui nel materano ci didendiamo pur con qualche problema, ma nel potentino…».
Fu una delle prime a protestare contro la spoliazione del locale nosocomio e i fatti ad oggi le hanno dato ragione: «al Pronto soccorso -continua è un caos senza medicalizzata, “India”, essendoci solo due medici contro una mole di lavoro indescrivibile.
Ci sono stati giorni in cui si sono recati anche 120 utenti.
Fino a pochi mesi fa invece tutto filava liscio con il medico a bordo dell’autolettiga con servizio a domicilio, mentre ora… Oltre -tutto quando si chiama il 118 per un intervento urgente se il paziente è traumatizzato l’infermiere non può intervenire per curarlo, ma l’unica cosa da fare è quella di portarlo in ospedale: e se poi durante il tragitto ci sono complicazioni?».
Inoltre ammesso e non concesso che gli operatori sanitari arrivino in tempo in un ospedale comunque bisogna ricoverarlo e chiamare lo stesso il medico, il quale prima eliminava del 50% il problema a monte: domicilio. In poche parole anziché semplificare il servizio, secondo Cittadinanzattiva, di cura lo si è complicato ancora di più con un ingorgo di potenziali pazienti da sottoporre a visita medica nei presidi ospedalieri, alcuni dei quali ridimensionati dalla riforma del Ssr.
Gli stessi operatori di Basilicata Soccorso hanno ingoiato questo boccone amaro e manifestato le loro perplessità.
Siccome la coperta è corta hanno dato il “contentino” a Tinchi per evitare di chiuderlo del tutto.
Questa politica sanitaria penalizzante per la fascia jonica non viene digerita facilmente da infermieri, autisti del 118 e cittadini con la beffa che la medicalizzata di Stigliano, l’altra dell’ex Asl 5 di Montalbano, con 300 interventi l’anno non viene toccata per non accendere gli animi dei residenti a fronte dei più di 1000 della ex “India” di Policoro.
Così lavorare troppo e bene quasi mai paga perché la cattiva politica ci mette la coda, come il diavolo, in una sorta di Robin Hood al contrario.

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