Presentazione del Polittico di Stigliano A Segrate (MI)

Presentazione del Polittico di Stigliano A Segrate (MI)

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La Parrocchia Madonna del Rosario di Segrate (MI), giovedì 3 maggio presenta la guida d’arte di Domenico Cecere sul Polittico rinascimentale custodito nella Chiesa Madre di Stigliano. L’evento sarà presentato presso il Salone dell’Oratorio di Redecesio in via Milano 1 alle ore 21:00. La piccola guida d’arte, consiste in un’accurata ricerca storico-artistica corredata da numerose immagini fotografiche elaborate al computer dall’autore. Dopo un lungo periodo di silenzio, il grande retablo di Stigliano si offre all’attenzione del pubblico, con una trattazione organica ed esauriente sia per la critica che per i semplici visitatori.
Il restauro della Chiesa Madre, conclusosi all’inizio del terzo millennio dopo un decennio di chiusura, e l’attenzione crescente per le opere d’arte in Basilicata hanno stimolato l’autore – originario di Stigliano ma da più di 40 anni attivo a Milano – a studiare e rendere visibile il grande polittico rinascimentale di Stigliano.

Lo studio dell’opera ha preso in esame i seguenti aspetti:
–    inquadramento storico della sede in cui originariamente si trovava la grande pala;
–    analisi delle decorazioni dell’intelaiatura e dello stato di conservazione del polittico;
–    lettura iconografica delle figure scultoree e pittoriche;
–    attribuzione dei dipinti della cimasa a Simone da Firenze, alla luce dei più recenti studi critici;
–    lettura formale delle due coeve sculture lignee: la Madonna col Bambino e il gruppo della Sant’Anna Metterza.
Il grande polittico di Stigliano si trovava nell’antico convento di Sant’Antonio da Padova che sorgeva a nord-ovest del paese. Per le cattive condizioni dell’edificio, l’opera venne trasferita nell’attuale sede nel 1842. La grande pala d’altare non ha beneficiato, nel tempo, della giusta visibilità. Ignorata dal clero, dagli uomini di cultura e dalla popolazione in generale, l’opera è rimasta a lungo avvolta da un velo di oblio. Il lavoro di Mimmo Cecere ha il merito di aver disvelato questa importante opera d’arte del Rinascimento italiano, rendendone  accessibile la fruizione.

L’intelaiatura del polittico

«Il polittico della Chiesa Madre di Stigliano – ha ribadito l’autore – è, nel suo genere, l’opera più monumentale e ricca di decorazioni della Basilicata; s’impone sullo spettatore sovrastandolo. L’intelaiatura – priva della predella, che in origine doveva essere certamente presente – misura metri 5.45 di larghezza per metri 6.00 di altezza. La pala è conchiusa in alto da una cimasa ed è ripartita in basso da due ordini suddivisi in cinque registri verticali e 14 scomparti, al cui interno compaiono sia figure dipinte che in rilievo. Quest’ultime, allineate nella fascia intermedia, comprendono sei figure intagliate ad altorilievo (i quattro evangelisti e due putti reggicorona) e la statua a tutto tondo della Madonna delle Grazie, inserita nella serliana centrale. La struttura lignea occupa il 70% circa dell’intero polittico, mentre le parti dipinte soltanto il 30%.
A segnalare quest’opera, che rappresenta “una delle più impressionanti sopravvivenze in Basilicata della tipologia di pala d’altare che combina scomparti con figure dipinte e con figure intagliate”, fu Grelle Iusco  nel 1981.
Nel cartiglio centrale vi è inscritta la data di esecuzione dell’opera (il 1521) e il nome del committente (il duca di Mondragone Antonio Carafa che due anni dopo sarebbe diventato Principe di Stigliano, divenendo una delle più importanti casate del Regno di Napoli).
Il polittico è scandito da sei paraste, con decorazioni a candelabre, che fungono da scheletro strutturale e da cornici dei dipinti.
L’autore della monumentale intelaiatura sarebbe – secondo alcuni critici –  un maestro di scuola alamannesca».

L’autore dei dipinti

Prima del restauro, effettuato nel 1968 dalla soprintendenza di Bari, il polittico si presentava ricoperto di polvere e ragnatele. «Durante il restauro – c’informa l’autore – i dipinti sono apparsi in larga parte modificati da una radicale ridipintura che ha risparmiato parzialmente le figure effigiate nelle lunette della cimasa».
«Per motivi a noi ancora ignoti – ha sottolineato Mimmo – in Lucania si conservano opere di due pittori toscani la cui attività non è altrove documentata. Essi sono Bartolomeo da Pistoia, che lasciò il suo nome nel trittico della parrocchiale di Calciano del 1503, e Simone da Firenze, che invece ha lasciato molte opere. Simone è un esponente di quella cerchia di artisti che senza aver conquistato alcuna notorietà nel luogo d’origine, o nelle città culturalmente ed artisticamente più evolute, si afferma in periferia, in questo caso in Lucania, dove realizza gran parte del suo corpus pittorico; al punto da legare artisticamente il suo nome a questa terra.
Quale motivo spinse l’artista all’esilio dalla sua città Natale per isolarsi nella più giovane provincia francescana e al tempo stesso “selvaggia provincia del Regno”? Un interrogativo, al momento, ancora senza risposta».
Beatrice De Stefani

 

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