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sabato 21 Maggio 2022
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Ospedale – distruzione del verde pubblico

Ospedale – A Stigliano nulla si crea e tutto si distrugge. Senza ombra di dubbio possiamo affermare che Stigliano è l’unico Comune d’Italia dove non vigono nemmeno le leggi divine, figuriamoci quelle ordinarie: qui, infatti, nulla si crea e tutto si distrugge.
A Stigliano si può demolire il Convento di Sant’Antonio; si può costruire un orribile cupolone in piazza Zanardelli; si può stravolgere l’assetto urbanistico; si può giocare con l’architettura Kitcsh di piazza Garibaldi; si può abbandonare al degrado la chiesa di San Vincenzo; si può demolire il vecchio Castello; si può  assistere impotenti al suicidio del famoso “Pitt Palomm”; si possono sopraelevare cinque piani; si possono piantare antenne orribili e pericolose proprio sul Monte Serra, il posto meno adatto; si possono acquistare immobili a caro prezzo e tenerli abbandonati e inagibili; si può fare un Piano Colore con limiti fantasiosi e senza obblighi di rispetto; si possono costruire opere pubbliche e poi abbandonarle all’incuria più totale; si può distruggere tutto ciò che riguarda la nostra storia e la nostra cultura (fontanili, ringhiere in ferro battuto, balconi, tetti in embrici, portali, facciate e palazzi storici); si possono avviare opere pubbliche che avranno lo stesso destino della torre di Babele;   si possono abbandonare rifiuti dove si vuole; si possono potare gli alberi decapitandoli di netto, senza nessun riguardo per la specie o il valore monumentale degli stessi; si può disboscare a piacimento, specialmente nelle aree di pubblico interesse; si possono eliminare i parcheggi e consentire soste selvagge, o persecuzioni, secondo l’estro dei contravventori; si possono abbandonare le Masserie fortificate al loro destino; si possono tollerare, con rassegnata devozione, le frane e gli smottamenti come fossero creature da curare e da allevare per decenni; si può perfino far finta di avere un Piano Regolatore e dei regolamenti edilizi, giusto per riempire gli scaffali;  oppure si possono decorare le saracinesche con divieto di sosta per non vedenti;  o  allestire aiuole per far pisciare i cani. Insomma, la lista è troppo lunga per essere contenuta in un breve articolo, e non vogliamo tediarvi.
Però quest’ultima storiella merita di essere raccontata. La storiella dell’eliporto fantasma che quando resuscita fa un macello. Questo eliporto/fantasma è stato costruito e ricostruito tre volte. E’ costato tantissimo. Ha funzionato per circa 15 anni. Poi all’improvviso è stato chiuso. Trasferito per decreto ad Acinello. Dove ha riposato per diversi anni.
Alla fine qualcuno ha deciso di resuscitarlo, quindi è partito un nuovo progetto, si è individuata una nuova area, si sono fatti gli espropri, si sono spesi altri soldi pubblici. Eppure il fantasma ha resistito, non si è arreso. Anzi si è preso la rivincita. Tant’è che ha costretto tecnici e consulenti di valore a una giravolta improvvisa per riportare l’eliporto dov’era prima. Ma nel frattempo, contrariamente alla storia del  ragazzo della via Gluc, invece del cemento lì era cresciuto il verde. Tanto verde. Sia nel parco dell’ospedale, sia lungo il crinale del Monte Serra. A dimora lì da quasi quarant’anni. Ma nessuno ha avuto pietà, rispetto, lungimiranza.
Qualsiasi tecnico, forse anche l’ultimo cittadino, avrebbe avuto degli scrupoli o almeno dei dubbi, cercando altre strade, altre soluzioni progettuali con minore impatto ambientale e ugualmente efficaci. E invece niente.  Così, tutti quegli alberi e quegli abeti indifesi, non potendo invocare la legge, nè qualche raccomandazione, si sono dovuti arrendere.  E sono stati tutti abbattuti, il terreno disboscato.

Ora che lo scempio è stato compiuto, quando passate da quelle parti osservate un minuto di silenzio, o deponete un fiore su quella landa desolata, in memoria degli integerrimi burocrati dello scatafascio.
Ovviamente, queste non sono accuse, il cavillatore di turno certamente si è prodigato giorno e notte per trovare la soluzione peggiore, ha studiato le carte, ha scovato qualche appiglio nella giurisprudenza, ma alla fine c’è l’ha fatta, sicuro e convinto che a Stigliano, per davvero, NULLA SI CREA E TUTTO SI DISTRUGGE.
Però il discorso che ci interessa non è tanto di stabilire responsabilità,  quanto di affermare un principio sacrosanto che riguarda il nostro Comune: un’istituzione seria e capace mette al primo posto sempre e comunque l‘interesse della collettività e dei cittadini di Stigliano.  Anche di fronte ai santuari del potere.
Ma non è mai successo.
Ci rimane, allora, il rammarico per un’altra storia finita male, che si aggiunge alle altre, come una sorta di ignavia che ci  colpisce peggio della peste.
Oppure siamo noi che siamo storti. Fuori baricentro. Fanatici.
Perchè, certamente, l’assuefazione inganna. Anestetizza. Per cui tutto viene giustificato, tollerato, anche favorito, per debosciamento morale e etico.
Ma tutto ciò è intollerabile!

MORALE DELLA FAVOLA
Attenzione, cari cittadini, perchè a Stigliano guai a chi osa ancora indignarsi, guai a perseguire gli abusi, guai a denunciarli, guai ad avere una idea coerente sulla gestione e sulla valorizzazione del territorio, del patrimonio urbanistico e ambientale, guai a sperare in un civile attaccamento alla cosa pubblica. Si rischia di apparire anormali. Folli o sovversivi.
Perchè qui la cultura, anche solo quella ambientale, è vissuta come un’offesa. Un peso. Un ciarpame. Perciò  sembra che ci sia qualcuno che lavora alacremente  alla ricerca di tutti i cavilli necessari per permettere ogni tipo di scempio. Come se vigesse una scuola di pensiero che affonda le radici in una mentalità mercantilistica, dove tutto risponde alla logica della convenienza.

CinicoFilm53                                                Responsabile Antonio Giannantonio

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