Mos. Vincenzo Orofino

Lettera del Vescovo Mos. Vincenzo Orofino ai fedeli della Diocesi di Tricarico

Al Popolo di Dio che è in Tricarico

Carissimi,
“nel nome del Signore nostro Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio”, per mezzo del Battesimo e della Cresima, siamo stati lavati, siamo stati santificati, siamo stati giustificati (cfr. 1Cor 6,11). Rendiamo lode alla Trinità santissima!
Mentre siamo impegnati a concretizzare gli Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020 (Educare alla vita buona del Vangelo), in piena continuità con la scelta prioritaria dello scorso anno incentrata sul sacramento del Battesimo, il nuovo anno pastorale 2012-2013 sarà scandito dalla riflessione sul sacramento della Cresima che ben si inserisce nella celebrazione dell’Anno della fede, che avrà inizio tra una settimana, l’11 ottobre, nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II e nel ventesimo della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. L’approfondimento teologico, spirituale e pastorale della Cresima ci permetterà di continuare il cammino iniziato lo scorso anno che troverà compimento nell’anno pastorale 2013-2014 con la riflessione sull’Eucaristia. Lo faremo guidati dall’insegnamento del Santo Padre Benedetto XVI, con particolare riferimento alle indicazioni impartite per l’Anno della fede.

L’Anno della Cresima ci permetterà di prendere sempre maggiore coscienza del dono dello Spirito Santo, di crescere nella consapevolezza della grazia battesimale, di continuare il nostro cammino di iniziazione cristiana, percepita come esperienza fondamentale della nostra personale educazione alla vita di fede. Con il Battesimo siamo diventati cristiani, con la Cresima liberamente, consapevolmente e responsabilmente ognuno di noi ha confermato questa scelta iniziale decidendo di appartenere per sempre alla Chiesa e a Gesù Cristo, mettendosi alla Sua sequela. Una scelta, questa, che ogni giorno siamo chiamati a rinnovare in modo sempre nuovo e decisivo, da adulti nella fede, pronti a dare ragione della speranza che è in noi. La Cresima, perciò, è il sacramento della maturità cristiana, quello che segna la vita di uomini e di donne che tengono lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì il modo di stare nel mondo. La Cresima è il sacramento che ci “radica più profondamente nella filiazione divina grazie alla quale diciamo: «Abbà, Padre» (Rm 8,15); ci unisce più saldamente a Cristo; aumenta in noi i doni dello Spirito Santo; rende più perfetto il nostro legame con la Chiesa; ci accorda una speciale forza dello Spirito Santo per diffondere e difendere con la parola e con l’azione la fede, come veri testimoni di Cristo, per <confessare coraggiosamente il nome di Cristo> e per non vergognarci mai della sua croce” (CCC, 1303).
In questo secondo anno del nostro percorso educativo incentrato sull’iniziazione cristiana, dunque, siamo chiamati a riscoprire tutta la ricchezza pastorale ed ecclesiale della Cresima dando particolare rilievo al cammino formativo dei cresimandi, che si aprirà domenica 21 ottobre con la loro presentazione alla comunità e si concluderà con la celebrazione comunitaria della Cresima nella Solennità di Pentecoste il 19 maggio 2013, avendo come tappa fondamentale la partecipazione all’Udienza Papale del 28 aprile 2013.

Nell’Anno della fede, come ci chiede con forza il Sommo Pontefice, occorre intensificare “la riflessione sulla fede per aiutare tutti i credenti in Cristo a rendere più consapevole e a rinvigorire la loro adesione al Vangelo, soprattutto in un momento di profondo cambiamento come quello che l’umanità sta vivendo” (PF,8). Non possiamo dare per ovvia la nostra appartenenza a Gesù Cristo e alla Sua Chiesa. La fede non va mai semplicemente presupposta, ma sempre accolta, alimentata, purificata, confermata, confessata, celebrata e proposta. Va accolta con l’intelligenza e con il cuore, perché è dono di Dio; va quotidianamente alimentata con l’ascolto della Parola di Dio e la preghiera, altrimenti si inaridisce e dissecca; va preservata e purificata dalle tentazioni antiche e moderne sempre incombenti (individualismo, razionalismo, intimismo, ricerca del sensazionale, superstizione), aderendo con cuore docile all’insegnamento del Magistero della Chiesa; va sempre confermata nella sua radicale novità esistenziale, ripetendo ogni giorno il nostro “si” incondizionato a Dio che ci ama; va dovunque (in chiesa, nei luoghi di vita, in famiglia) confessata “in pienezza e con rinnovata convinzione” (PF,9), “perché ognuno senta forte l’esigenza di conoscere meglio e di trasmettere alle generazioni future la fede di sempre” (PF,8), rendendo pubblica professione del Credo; va piamente celebrata nella liturgia, che ci permette di “raggiungere la misura della pienezza di Cristo” (SC,2); va sempre nuovamente proposta con l’annuncio esplicito di Gesù Cristo Salvatore del mondo e con una credibile testimonianza di vita. I primi cristiani fin dalle origini hanno espresso in modo sintetico e trasmesso la loro fede con il Credo, imparandolo a memoria e recitandolo fedelmente come preghiera quotidiana. Facciamolo anche noi per “fare memoria del dono prezioso della fede” e “non dimenticare l’impegno assunto con il Battesimo” (PF,8.9).
Per dare il nostro assenso libero e consapevole alle proposte di vita cristiana della Chiesa è necessario “un corale impegno per la riscoperta e lo studio dei contenuti fondamentali della fede che trovano nel Catechismo della Chiesa Cattolica la loro sintesi sistematica e organica” (PF, 11) e nei testi del Concilio Vaticano II la loro presentazione sicura, normativa e qualificata. Dovremo, dunque, riprendere in mano e con maggiore convinzione il Catechismo quale “sussidio prezioso e indispensabile” della nostra educazione alla fede, poiché in esso viene presentato “lo sviluppo della fede fino a toccare i grandi temi della vita quotidiana” (PF,11). Così come è necessario non disperdere la grande eredità del Concilio, impegnandoci nella conoscenza sempre più approfondita dei suoi documenti, traendo da essi linfa essenziale per la nostra vita di fede, per l’edificazione della Chiesa, per la presenza missionaria nella società. Per questo io stesso, per sette domeniche, nei mesi di ottobre – aprile, terrò nelle due zone pastorali un Corso sul Credo, mentre i vostri parroci, per tutto l’anno, settimanalmente, svolgeranno la catechesi per gli adulti e per i giovani sulla fede e sullo Spirito Santo, facendo uso dei documenti del Concilio Vaticano II, del Catechismo della Chiesa Cattolica, dell’Enciclica di Giovanni Paolo II Dominum et vivificantem.

L’Anno della fede dovrà essere un momento opportuno per ricondurre la programmazione pastorale all’essenziale, evitando l’attivismo invadente e proponendo iniziative e attività che in modo preminente, chiaro ed efficace ci aiutino a crescere nella fede e servano per introdurre e accompagnare le persone all’incontro con Gesù Cristo, introducendole e accompagnandole nella vita della Chiesa. L’obiettivo prioritario di tutte le attività pastorali previste nell’Agenda diocesana, dunque, per noi e per i fratelli, è quello di alimentare “una fede adulta e pensata, capace di tenere insieme i vari aspetti della vita facendo unità di tutto in Cristo” (CEI, CVMC, 50).
I destinatari della nostra azione pastorale dovranno essere sempre tutti, nessuno escluso, ma,  senza mai ridurre la nostra attenzione verso i più piccoli e gli anziani, occorre dare particolare rilievo alla formazione permanente degli adulti e alla cura pastorale dei giovani, valorizzando tutte le occasioni in modo creativo nell’ambito di una programmazione globale organica e sistematica.
In tal senso vi segnalo alcune iniziative a cui dare opportuno risalto per il loro specifico valore educativo nel contesto dell’Anno della fede e della Cresima: portare a compimento la visita dei parroci alle famiglie; diffondere e presentare nelle parrocchie i testi del Concilio, del Catechismo della Chiesa Cattolica, del Motu Proprio Porta fidei, della Dominum et vivificantem; riproporre a tutti (giovani, universitari e adulti) l’esperienza estremamente positiva degli Esercizi Spirituali, della Giornata diocesana del laicato cattolico (25 aprile) e delle “vacanze” invernali ed estive che la nostra diocesi da alcuni anni realizza con successo. Vi esorto, infine, a vivere con la dovuta intensità spirituale l’apertura dell’Anno della fede e a prepararvi adeguatamente a celebrare nel giusto modo tutte le fasi (preparazione, celebrazione, verifica) della Missione al popolo che sarà tenuta in tutte le parrocchie della Diocesi dai Frati Minori della Provincia Salernitano-Lucana negli anni 2013-2015.

Sappiamo che la nostra personale riforma spirituale è la condizione per ogni riforma della Chiesa, perciò siamo chiamati a incrementare il nostro cammino di fede “per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo” (PF,2). Dobbiamo andare al cuore stesso del Cristianesimo, che è la persona di Gesù Cristo, per pervenire “ad una autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo” (PF,6). Questo è lo scopo dell’Anno della fede, di questo è segno e strumento il sacramento della Cresima, in questo è compendiato l’insegnamento del Concilio Vaticano II, per custodire e trasmettere questo tesoro di Grazia è stato redatto il Catechismo della Chiesa Cattolica. Il cambiamento che ci è chiesto è radicale e non di facciata o semplicemente di metodo. Riguarda il modo di intendere la fede e la Chiesa, di stare di fronte a Dio e nella Chiesa. Questo cambiamento o accade nelle parrocchie, cioè lì dove la Chiesa “vive tra le case degli uomini” e cerca di “dare forma al Vangelo nel cuore dell’esistenza umana”, o non accade.
Cari amici, fra qualche giorno avrà inizio l’Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi sul tema “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”. Sia per tutti noi un’occasione favorevole per “riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede”, consapevoli che la fede “cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia” (PF,7).
Il Signore ci conservi nel suo amore e ci doni un cuore libero e docile perché, guardando e imitando il Poverello di Assisi, autentico “Vangelo vivente”, sappiamo riconoscerLo, accoglierLo e amarLo come l’unico e sommo bene della nostra vita.
La Vergine Maria, Madre della Chiesa, interceda per la nostra Comunità diocesana e le nostre famiglie perché imparino da Lei a seguire Gesù e a percorrere tutto intero il cammino che conduce alla perfezione della vita cristiana.

Con affetto.

Il vostro Vescovo
+ Vincenzo