Le maschere antropologiche di Stigliano

Maschere non nate dalla mera fantasia dell’autore ma suggerite, più di vent’anni fa, dai racconti di anziani contadini di Stigliano.

0
526
maschere antropologiche
Visual del Carnevale antropologico di Stigliano

Le maschere antropologiche di Stigliano di Mimmo Cecere

Per il mondo contadino e pastorale del passato, Carnevale era la “Festa delle feste”; l’evento più importante di Natale, Pasqua e Capodanno. Adulti e bambini fremevano nell’attesa dei tre giorni del Carnevale: un ciclo festivo che con la sua intensa carica eversiva annunciava il “tempo nuovo”, ossia la fine dell’inverno e la rinascita del mondo vegetale. Un tempo di passaggio, dunque, caratterizzato da trasgressione, euforia collettiva, balli, canti e grandi abbuffate. Carnevale è l’unica festività di origine pagana che la chiesa non è stata in grado di assimilare, nonostante l’abbinamento alla Quaresima.
Quest’anno a causa del Covid non sarà possibile far sfilare i carri di Carnevale per le vie del paese. Questa pausa forzata ci offre l’occasione per proseguire nel processo di ripensamento del Carnevale stiglianese, avviato lo scorso anno dall’Amministrazione Comunale di Stigliano, attraverso un bando pubblico, conclusosi in estate con la scelta delle due maschere da me disegnate: la Spéichə e lə Zœmmərə (la Spiga e il Caprone).

La Spéichə

Maschere non nate dalla mera fantasia dell’autore ma suggerite, più di vent’anni fa, dai racconti di anziani contadini di Stigliano. Apparizioni affiorate dai ricordi, facendo emergere l’antico substrato di riti e miti del passato che, nella prima metà del Novecento, ancora sopravvivevano negli interstizi della società contadina e pastorale. Maschere dotate di una forte connotazione simbolica e strettamente legate alla cultura agropastorale del territorio. Una volta realizzate potranno diventare le “maschere ufficiali” del paese, consentendo anche a Stigliano di accedere alla rete dei carnevali antropologici lucani, attualmente composta dalle Maschere cornute di Aliano; i mesi e le stagioni di Cirigliano; il Domino di Lavello; il Carnevalone di Montescaglioso; i Campanacci di San Mauro Forte; u’ Rumit di Satriano di Lucania; l’Urs di Teana; l’Màsh-k-r di Tricarico; e, presto, anche la Spéichə e lə Zœmmərə di Stigliano di cui proponiamo in anteprima i due prototipi appena realizzati e da perfezionare.

Lə Zoemmərə

A breve sarà completato anche il testo che accompagna le immagini nel quale sono descritte le fonti che hanno permesso la scoperta delle maschere; gli aspetti storici, antropologici e simbolici; i materiali e le modalità di costruzione delle due maschere; la fenomenologia e la nuova sintassi del Carnevale stiglianese.
Il testo che segue – tratto dalla premessa alla piccola pubblicazione futura che ci auguriamo il Comune possa poi realizzare – propone una riflessione su ciò che è stato il Carnevale di Stigliano fino all’anno scorso e ciò che potrà diventare in futuro.

 

Premessa

Due maschere caprine in cartapesta

La storia dei singoli come d’intere comunità non sempre procede in modo lineare. Col passare del tempo, eventi sociali, pandemie o catastrofi naturali possono ingenerare radicali cambiamenti. A Stigliano, ad esempio, gli anni ’80 hanno scavato un solco profondo, anche se invisibile, tra passato e presente, tra tradizione e modernità. Dal 1983 prende forma una nuova idea di Carnevale, caratterizzata da grandi carri di cartapesta che sfilano per le vie del paese. La nuova kermesse sostituisce le piccole bande mascherate che giravano di casa in casa per la questua, proponendo un ricco repertorio di canti tradizionali in cambio di prodotti alimentari. Grazie ai fondi della ricostruzione stanziati dopo il terremoto del 1980, il paese vive una stagione di frenetica crescita urbanistica. Nascono nuovi quartieri e molte abitazioni, quasi tutte a due piani, raddoppiano in pochi anni le loro volumetrie. Parallelamente al boom edilizio, la comunità assume sempre più le caratteristiche di una società del terziario (diminuzione delle attività primarie e secondarie e aumento del ceto impiegatizio). Le campagne vanno progressivamente spopolandosi e con esse spariscono antichi saperi legati al mondo rurale. Nel giro di pochi decenni evapora un ricco patrimonio di canti e serenate ereditati dalla tradizione locale. Il vecchio Carnevale muore insieme alla civiltà contadina e pastorale che l’aveva generato e vivificato per secoli.
Nel quadro festivo contemporaneo – ad esclusione di singoli casi – il Carnevale è diventato un’artificiosa messinscena di modelli e comportamenti omologati: i bambini indossano i vestiti di personaggi famosi e in gruppo o isolati sfilano dietro ai carri di cartapesta lanciando coriandoli e stelle filanti. Il Carnevale attuale ha cancellato ogni legame col passato, svuotandolo dei significati mitici, sacri e simbolici.
Nel Carnevale stiglianese insieme ai carri mascherati sfilano squadre di majorettes che ballano ritmicamente al suono di musiche assordanti e luci stroboscopiche. Gruppi di giovani al seguito dei carri tracannano vino urlando e sbraitando. La scintilla che dà avvio alla costruzione dei grandi carri allegorici la fornisce un corso sulla cartapesta promosso dalla locale scuola elementare. I maestri, prima in veste di apprendisti e poi di artefici, per diversi anni saranno i costruttori dei carri, passando poi la mano alle nuove generazioni. La realizzazione dei grandi carri allegorici nasce da un bisogno di aprirsi al nuovo. La tradizione non è percepita come una risorsa ma come un peso di cui liberarsi. La domanda che – in modo inconscio – molti si pongono in quei lontani anni ’80 è: “come uscire dall’isolamento culturale e inserirsi nel quadro di una post-modernità in costante evoluzione?” A questo presunto interrogativo fa seguito la costruzione dei primi carri, prendendo a modello alcune importanti manifestazioni carnevalesche che si svolgono in varie città del Paese (Viareggio, Acireale, Putignano, Fano, Cento…). Manifestazioni pubblicizzate da rotocalchi e TV come eventi unici e spettacolari. Ricercare nuove strade è stata una scelta comprensibile ma che nel tempo ha accentuato il distanziamento dalla tradizione.
Dopo circa quarant’anni dalla prima edizione, in cui per la prima volta sfilarono dei carri allegorici per le vie del paese e dopo i fasti degli anni ’90, con numerosi carri coinvolti nel corteo, il Carnevale stiglianese ha iniziato a mostrare segni di decadenza. Nell’ultima edizione (2020) hanno sfilato solo due carri. Diverse cause hanno concorso al suo declino: in quarant’anni, la popolazione del paese è più che dimezzata, il numero dei giovani disposti ad impegnarsi nella costruzione dei carri si è inevitabilmente ridotto e le risorse economiche sono sempre più limitate. Per queste ragioni è necessario ripensare il Carnevale trovando una nuova formula che escluda incoerenti elaborazioni fantastiche o ammiccamenti a modelli estranei alla storia e alla memoria del territorio.

Sonagliere e campanaccio

In questi anni, le Amministrazioni Comunali e le associazioni che promuovono il Carnevale hanno deciso di riproporre la sfilata dei carri anche al di fuori della sua naturale collocazione calendariale. Carri e mascheramenti vengono fatti sfilare in piena estate senz’alcun legame con la stagionalità dell’evento. Le sfilate agostane sembrano fare il verso a certi dolci tipicamente carnevaleschi che panettieri e massaie ripropongono tutto l’anno. Anche le grandi abbuffate, tollerate in passato nei soli tre giorni del Carnevale, oggi sono praticate ad ogni occasione propizia. “Carnevale è tutto l’anno”, ha sottolineato – con aria sbigottita e compiaciuta – un anziano signore di Stigliano. Ma un Carnevale privato della Quaresima e dell’inverno non può che trasformarsi in una futile manifestazione svuotata del senso della redenzione e del riscatto!
Non aver ricercato il rinnovamento nelle proprie radici culturali ha comportato una grave perdita. La scarsa attenzione riservata al mondo agro-pastorale, portatore di un ricco patrimonio immateriale di storie, relazioni, canti e feste ha affievolito in questi anni lo spirito identitario della comunità. Un presente orfano del passato ha scarse possibilità di progettare il suo futuro. In questi ultimi decenni sono scomparsi molti anziani e con loro sono evaporati saperi e valori dalle radici antiche. Un proverbio africano recita: “quando muore un anziano e come se bruciasse una biblioteca intera”. Preservare le tracce del passato, custodirle e vivificarle nel presente è diventato un imperativo non più procrastinabile. Ricucire lo strappo col passato è un atto indispensabile per evitare sfiducia e smarrimento. Memoria e creatività rappresentano i due cardini per rinnovare l’identità comunitaria. Diversi comuni lucani, in questi anni, hanno svolto un’opera di rigenerazione del Carnevale, avviando una riscoperta delle loro maschere locali. Taluni attingendo integralmente alla tradizione (Satriano e Teana), altri attuando un’opera di restyling della maschera locale (Aliano, Cirigliano, Lavello, Montescaglioso, San Mauro Forte, Tricarico).

I primi due prototipi delle maschere stiglianesi

Il Nuovo Carnevale stiglianese potrà rinascere solo dalle sue ceneri, scavando nella memoria e nella tradizione. Talvolta è necessario fare un passo indietro per farne due avanti. Volgere lo sguardo al passato, viaggiare a ritroso nel tempo, non per accendere brevi nostalgie da passeggio, ma per far emergere il simulacro di un mondo perduto e ritrovato. Un obiettivo che potrà essere raggiunto attraverso un processo che non intende escludere il ricco bagaglio di capacità e competenze acquisite in quattro decenni di lavorazione della cartapesta. Una tecnica che continuerà ad essere utilizzata per costruire maschere più agili e idonee a far rinascere il Carnevale antropologico stiglianese.

leggi altri articoli sul Carnevale di Stigliano