Il filosofo e la poetessa

Il filosofo e la poetessa

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Paolo BarbieriPaolo Barbieri

Maddalena Capalbi e Paolo Barbieri dialogano sul tema della ‘ribellione’. L’autrice di origine stiglianese traducendo in dialetto romanesco alcune terzine tratte dal XXXIII canto del Paradiso a cui il saggista bresciano risponde con una serie di interrogativi sul ruolo, per esempio, dell’intellettuale nell’età della tecnica. Questo il senso che pervade la trama delle loro due ultime pubblicazioni.

Con l’uscita in libreria di “Ribbelle” (Il Verri Edizioni, 2018) di Maddalena Capalbi e di “Forme della ribellione” (Moretti & Vitali, 2018) di Paolo Barbieri, tutto verrebbe da pensare fuorché alla profonda affinità che lega il libro di una poetessa impegnata a tradurre in dialetto romanesco alcune terzine tratte dal XXXIII canto del Paradiso a un volume di filosofia. L’elemento in comune lo si evince fin dai titoli delle opere prese in considerazione: la ribellione.

Ribbelle, libro di Maddalena Capalbi
Ribbelle, libro di Maddalena Capalbi

«… Nessun altro titolo avrebbe potuto sintetizzare meglio di “Ribbelle” le poesie di Maddalena Capalbi, che con questa raccolta ritorna a scrivere in dialetto romanesco» si legge nella prefazione al libro. «Sarebbe sbagliato però classificarla come poetessa dialettale perché la si chiuderebbe in un recinto.

Romana di nascita, lucana di origini e milanese d’adozione, ha scelto il dialetto che meglio conosce non per un ritorno alla lingua materna bensì per la ricerca di un linguaggio in grado di dare colori, emozioni, suoni, sfumature ma anche fuoco. […] Nell’epoca della globalizzazione e del trionfo della lingua inglese, non quella di Shakespeare ma quella del business, si va sempre più smarrendo la ricchezza del dell’italiano che grazie a molti scrittori aveva inglobato anche i coloriti cromosomi del dialetto.

Il rischio è che si approdi a una lingua di plastica alla quale è necessario ribellarsi. Ecco che il titolo del libro, “Ribbelle” assume quindi il significato di un progetto culturale contro quel pensiero unico che ha come comandamento ‘non avrei altro mondo al di fuori di questo’, negando di fatto ogni sogno.

da sinistra, Maddalena Capalbi
da sinistra, Maddalena Capalbi

Non si tratta di utilizzare il dialetto per l’affermazione dell’identità intesa come diversità, operazione purtroppo portata avanti in questi ultimi decenni da qualche partito politico. Si tratta di scrivere in dialetto come lingua alta, capace di suscitare emozioni e nello stesso tempo per salvare quelle culture locali che tutte insieme contribuiscono a formare un Paese unito e unico per il suo policentrismo e plurilinguismo.»

 

La stilettata

Da li vetri de la cammera
‘na luce
come ‘na stilettata
svìcola
e ariva drento ar petto,
dar bucio s’ariccoje
quelo che nun hai
ariccontato mai.

 

Paolo Barbieri, invece, si domanda se il suicidio possa essere considerato una forma di ribellione. Partendo da quanto sostenuto da Albert Camus secondo cui c’è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio, giudicare cioè se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, l’autore conduce il lettore lungo un percorso che affronta il tema da molteplici angolazioni.

Paolo Barbieri
Paolo Barbieri

 

Forme di ribellione, libro di Paolo Barbieri
Forme di ribellione, libro di Paolo Barbieri

«Le religioni hanno sempre condannato questo gesto, i filosofi, tranne qualche eccezione, lo hanno giudicato sbagliato. La psichiatria e la psicologia hanno analizzato il problema da un punto di vista medico mentre la sociologia ha trattato il problema attraverso le categorie sociali» dice Barbieri. «Si tratta allora di non isolare il suicidio ma di inquadrarlo all’interno del tema generale della morte e di come l’uomo la pensa e la teme. Sullo sfondo, ma non troppo, il pensiero del filosofo Emanuele Severino.

Tuttavia nell’età della tecnica sembra essere venuto meno il ruolo dell’intellettuale. È possibile definire ‘intellettuale ribelle’ Giacomo Leopardi? Il più grande poeta italiano ma anche grande filosofo è stato un attento studioso della realtà politica italiana e non solo e nello “Zibaldone” ha scritto che la politica è “parte principale del sapere umano”

. L’immagine abusata del poeta triste e malinconico è decisamente superata e dalla lettura delle sue opere emerge un giovane capace di affrontare i temi politici con prese di posizione spesso radicali a costo di scontrarsi con i circoli culturali a lui contemporanei. Resta aperta la domanda: che fine hanno fatto gli intellettuali? Viviamo un’epoca di crisi. Nel Mediterraneo, ovvero nel pensiero nato lungo le coste di questo mare, forse c’è una risposta. Interrogativi cruciali cui tentano di dare una spiegazione nell’ultimo capitolo del libro, ossia nel testo teatrale “Partita a scacchi”, anche due personaggi da “commedia dell’assurdo”.»

 

Giuseppe Colangelo

 

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