I soldi del petrolio lucano «a pioggia» e spesi male

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Il referto che il magistrato Teti ha anticipato all’adunanza pubblica disertata da Regione e dalla gran parte dei Comuni. Solo alla Regione sono andati 815 milioni di euro dal 2001 al 2012. Impegnati 39 milioni per coprire il disavanzo della sanità Quasi 400 pagine e migliaia di file per raccontare come sono impiegate (o non impiegate) le risorse finanziarie generate dall’attività estrattiva di petrolio in Basilicata. In particolare, quel miliardo e 160 milioni di euro, soltanto di royalty, incassato tra il 2001 e il 2013 dalla Regione e dai 12 Comuni interessati dall’attività estrattiva. Com’è stato uti lizzato? La gestione da parte di ciascun soggetto pubblico beneficiario ha permesso di raggiungere gli obiettivi programmati? È da questi interrogativi che è partita l’indagine sull’utilizzo delle risorse generate dall’estrazione petrolifera, i cui risultati sono appena stati pubblicati, dalla Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per la Basilicata.
Ma la ricerca preparata nel 2009 e avviata nel 2010 «si è sviluppata in maniera inattesa rispetto all’origine e alle stesse previsioni». Il referto che il magistrato istruttore e relatore, Giuseppe Teti, aveva già anticipato nell’adunanza pubblica, disertata però dalla gran parte degli enti interessati, offre ora un quadro dinanzi al quale non potranno fare a meno di prenderne atto. E anche se le valutazioni del magistrato non entrano nel merito Regione Basilicata e Comuni dovranno certamente dare alla Corte dei Conti, ma anche ai cittadini lucani le risposte ai numerosi interrogativi che il giudice contabile lascia aperti, a partire dalla quantità di royalty erogate.
I dati forniti dalla Regione, come rileva la Corte dei Conti, mostrano valori differenti rispetto a quelli comunicati dalle compagnie petrolifere o pubblicati sul sito dell’Unmig. Ma all’Audizione pubblica tranne i rappresen tanti di 5 Comuni e il responsabile del Piano operativo Val d’Agri, non si è presentato nessuno. Non c’era la Regione, nè i Comuni maggiormente interessati della Val d’Agri, e neppure i 5 Comuni di recente inclusione nel Programma operativo Val d’Agri che qualche motivo certo ce lo avevano per far sentire la propria voce, anche perché dal 2011 (anche se la delibera di giunta è del 2009) nonostante l’inserimento e la presentazione dei documenti di programmazione ancora non sono stati ammessi a finanziamento.

FIUMI DI DENARO DODICI ANNI DI QUALI

 

grafico Gazzetta del Mezzogiorno del 3 mag 14
grafico Gazzetta del Mezzogiorno del 3 mag 14

IL PLAFOND
Dal 2001 al 2013 sono arrivati quasi 1 miliardo e 160 milioni di euro.

Burocrazia e ritardi che segnano le tappe di questa ponderosa ricerca che affronta tutti gli aspetti della questione petrolio: dagli accordi Stato-Regione, a quelli con le compagnie petro lifere, al Programma operativo Val d’Agri, alle royalty. E su quest’ultimo capitolo, che in parti colare, ci soffermiamo partendo dalla quantificazione di quel 7% di royalty (al 3% di bonus la Corte dei Conti dedica un capitolo a parte) all’utilizzo da parte della Regione Basilicata che beneficia dell’85% (55% riservato alla Re gione + il 30% in origine desti nato allo Stato). Ai Comuni spet ta, invece, il 15 %. La fotografia dei numeri italiani è preceduta da un quadro del regime di ro yalty in altri paesi europei (Fonte Unmig). La filosofia seguita è che tendenzialmente «Stati ricchi di idrocarburi tendono a fissare ro yalty e fiscalità petrolifera in ge nerale ai massimi livelli, mentre gli Stati che vogliono contribuire con la propria produzione al fab bisogno nazionale, anche se non sufficiente, tendono a modulare la percentuale royalty con la fiscalità generale in maniera da mantenere la redditività degli in vestimenti che è il fattore deter minante per la realizzazione di ogni iniziativa mineraria». È per questo che Regno Unito e Nor vegia hanno eliminato le royalty per attrarre nuovi investimenti e di conseguenza maggiori introiti derivanti dall’aumento della ba se imponibile per le imposte del reddito d’impresa. Ma tutto que sto attiene, naturalmente, alle scelte politiche dei singoli Paesi.

Ma che siano basse o meno, il dato che spicca è che per la gran parte le royalty vengono utiliz zate per coprire la spesa corrente di Regione e Comuni, non costi tuendo quel valore aggiunto che può avere un’entrata di carattere straordinario. Insomma, per pa reggiare i bilanci si fa ricorso alle royalty, ma un bravo ammi nistratore per far quadrare i con ti non dovrebbe avere bisogno di altre entrate?
Andiamo ai numeri: dal 2001 al 2013 in Basilicata sono arrivati quasi 1 miliardo e 160 milioni di euro, di cui quasi 986 milioni alla Regione e più di 122 milioni al Comune di Viggiano. Seguono poi gli altri Comuni dell’area estrattiva con cifre inferiori.

Ma come sono state utilizzate
dalla Regione queste somme?

IL PASTICCIO
La magistratura contabile chiede risposte a Regione e Comuni

grafico Gazzetta del Mezzogiorno del 3 mag 14
grafico Gazzetta del Mezzogiorno del 3 mag 14

Il dato fornito dall’Ente si riferisce al periodo che va dal 2001 al 2012 (comunque difforme da quello delle compagnie e dell’Unmig, come si evince dai grafici) si ag gira intorno agli 815 milioni di euro, anche se poi l’impegno di spesa è di poco superiore ai 764 milioni di euro. Per fare cosa? Naturalmente, per coprire il di savanzo della sanità: 39,7 milio ni. E il primo dubbio che sorge: senza royalty o quando queste finiranno chi pagherà ai citta dini la spesa sanitaria? Ma an diamo avanti. Servizi generali dell’amministrazione: 6,6 milioni. Sono compresi, oltre all’imposta di registro dell’accordo Eni-Regione anche i fondi desti nati alla Società energetica lu cana. Quali benefici ha appor tato? Altre iniziative di sostegno alla Protezione civile: 2,6 milioni per assistere gli emigrati lucani in Argentina, per le provvidenze per i lucani nel mondo, per as sistere le famiglie dei lucani emi grati in America latina. Poi la voce attività intersettoriali: circa 482 milioni di euro, 334 milioni dei quali destinati al Piano Ope rativo Val d’Agri (che merita un approfondimento a parte). Sono 56 i milioni destinati alla pro duzione di energia. E ancora voci come adattabilità e occupabilità per oltre 2 milioni e un picco di circa 2 milioni e mezzo per l’inclusione sociale di svantaggiati, disabili, impresa sociale , trasfe rimenti alla Provincia per inter venti di prevenzione della disoc cupazione di persone in condi zioni di marginalità sociale e po vertà. Vale la pena di chiedersi chissà che benefici avranno real mente portato oltre a quello po litico di impatto sociale. C’è di tutto in quelle attività interset toriali: dal capitale umano (orientamento, apprendistato formazione), alla transnazionalità, all’assistenza tecnica al pro gramma operativo Fse (quasi 3 milioni), alla capacità istituzio nale, tra cui rientra anche un Fondo europeo della pesca). E an cora società della conoscenza, competitività produttiva, valo rizzazione beni culturali che do vrebbero essere il vero nucleo portante dello sviluppo regiona le. Poi l’ accessibilità per quanto riguarda le rete ferroviaria re gionale, i sistemi urbani per il collegamento delle città alle reti di trasporto, la viabilità. La voce trasporti è di 37 milioni. Ma col legamenti, strade e trasporti co me vanno in Basilicata? Poi af fari economici con incentivi alle pmi per 20 milioni e 67 per le politiche a difesa del patrimonio boschivo. Una grande torta dove davvero ci sono tanti ingredienti, forse troppi e con il rischio di fare un bel pasticcio. La Corte dei Conti ha lanciato una provoca zione. Sta alla politica raccoglier la e dare conto del buon lavoro svolto. Se è stato così.

Luigia Ierace

dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 03 maggio 2014