Favole e racconti popolari lucani, di Giuseppe Latronico

Favole e racconti popolari lucani, di Giuseppe Latronico

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Favole e racconti popolari lucani, di Giuseppe Latronico

La collana in sei volumi di fiabe, favole e racconti popolari lucani, pubblicata da Giuseppe Latronico

E’ appena uscita l’ultima opera di Giuseppe Latronico: una collana in sei volumi di fiabe, favole e racconti popolari lucani. Un’opera imponente per la vastità del materiale raccolto, articolata per la sua suddivisione di genere, di pregio per il suo carattere scientifico.


L’opera, infatti, consta di tre volumi di fiabe, di un volume di favole, di un volume di racconti popolari e di un saggio sulla fiaba. Se i numeri non sempre sono significativi, in questo caso sono pienamente rappresentativi dell’importanza dell’opera. Il Latronico non solo porta alla luce un enorme patrimonio culturale popolare di cui sembrava non esserci traccia nella nostra regione, non soltanto lo classifica rigorosamente, lo analizza nei suoi diversi aspetti, ma va ben oltre. Ogni raccolta delle narrazioni, secondo il proprio genere, è infatti arricchito da annotazioni critiche che aprono alla lettura, che ne palesano il contenuto secondo il canone del “significato e del significante”, si evidenziano le tematiche nei diversi filoni interpretativi, si delinea come esse si localizzino. Il tutto è poi completato da un saggio innovativo sulla fiaba, che funge idealmente da premessa alla lettura.

Favole e racconti popolari lucani, di Giuseppe Latronico
Così l’autore, dopo una ricerca ventennale, ci riporta 95 fiabe, 66 favole e 52 racconti popolari e circa 500 pagine di analisi critica. In tal modo ci conduce in un viaggio stupefacente, inebriante e affascinante, trasportandoci in mirabolanti vicende, in mondi suggestivi dagli innumerevoli scenari, ricchi di colpi di scena e di personaggi e figure magiche, fornendoci le chiavi di lettura per comprendere appieno il variegato immaginario popolare.
Fra le narrazioni raccolte non mancano curiosità e vere e proprie chicche, come ad esempio la Cenerentola lucana, raccolta proprio a Stigliano, la quale risulterebbe anche più antica di quella dei fratelli Grimm e in cui si evidenzia, tra l’altro, nell’ambito del fenomeno della localizzazione, come la mela avvelenata richiami in modo evidente la tipica mela di Cirigliano, peraltro in via di estinzione e non classificata in pomologia.

Favole e racconti popolari lucani, di Giuseppe Latronico
Come si diceva, l’autore ci introduce in un mondo strabiliante ed in particolare per quanto riguarda la fiaba, con il suo saggio dal titolo “La formazione della fiaba”, fornisce gli elementi per decodificare un linguaggio dimenticato (per citare un noto libro di Fromm), per farci comprendere la sua dinamica ed i suoi contenuti. Nel suo saggio, infatti, ci prende per mano e con un linguaggio fluido ci conduce passo passo facendoci assaporare essenze magiche e prodigiose e disvelando le innumerevoli sfaccettature della fiaba.
Possiamo così seguire il suo lungo e intrigato percorso e verificare come essa si configuri come una narrazione che si è formata nel corso dei secoli (di qui il titolo del saggio), in cui ha recepito rituali arcaici e forme mitologiche, concezioni antiche e primordiali e soprattutto come tali elementi abbiano inciso sul suo contenuto, sulla sua forma, dando luogo ad un complesso e armonico mosaico, in cui si intrecciano differenti contenuti e diversi livelli di lettura. In tal modo l’autore porta una nuova visione, offre un diverso modo di guardare alla fiaba, dando risposta a numerose questione ancora aperte nell’ambito della critica letteraria, a cominciare dalla definizione della fiaba, ai meccanismi della sua struttura, alle tecniche narrative, alla genesi delle tematiche, al configurarsi di elementi animistici, magici e prodigiosi. Attraverso questo saggio, infatti, possiamo comprendere come la fiaba abbia assunto una struttura binaria o come si sia formato il lieto fine, come siano nati i suoi diversi personaggi e figure, andando dal re alla strega, dalla fata al drago, dall’orco alla matrigna e così via. Ma nel saggio c’è tanto altro ancora, dall’influenza della fiaba sugli altri generi popolari, ai rapporti fra scrittura e oralità, alla funzione narrativa degli archetipi, alla base narrante degli intrecci che si ripetono e si rincorrono, alla trasformazione della fiaba a seguito del processo di decadimento delle concezioni in essa assunte, insomma una disamina a tutto tondo, da non perdere, da leggere.
In conclusione possiamo affermare che se il Propp, con la “La morfologia della fiaba”, ha individuato l’ossatura portante, lo scheletro di base che caratterizza la fiaba e se il Luthi la rivestita, individuando i suoi elementi formali con “La fiaba popolare europea. Forma e natura”, con “La formazione della fiaba”, il Latronico delinea come essa sia formata, come sia strutturata, come abbia acquisito determinate tematiche, come si siano originati personaggi e figure, come si sia evoluta nel tempo, acquisendo diversi significati.
Interessante, infine, è anche la premessa alle favole, una materia, se si escludono i “Trattati sulla favola” di Gotthold Ephraim Lessing, povera di materiale critico, in cui l’autore riesce a fornire una disamina organica e in parte innovativa. In particolare, si pone in evidenza come il carattere della “brevitas”, individuato dal Lessing nel richiamato trattato, dipenda strettamente dall’utilizzo degli animali in vece degli uomini, i quali, pertanto, non rispondono unicamente ad un canone allegorico, ma assolvono ad una funzione narrativa che ne determina tale carattere.

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