L’emergenza cinghiali e l’aumento di avvistamenti, in zone abitate e campagne circostanti, ha contraddistinto anche  buona parte del 2019.

Ad accompagnare ciò purtroppo, anche il numero di incidenti stradali causati da suddetti mammiferi in tutta la regione, mettendo a rischio l’incolumità degli automobilisti nonché seri danni loro causati.

Più di una volta esemplari di questa specie sono apparsi anche in zone dell’abitato stiglianese e nelle campagne circostanti, per fare degli esempi recenti, questa notte, un piccolo gruppo di 5 esemplari circa, si aggirava nel rione labbruto, addentrandosi in un terreno adiacente ad un condominio, alcuni giorni fa, poi, un altro gruppetto era stato avvistato nei pressi della pista per l’elisoccorso e della fontana adiacente, ubicate entrambe in prossimità dell’ospedale.

Emblematica, poi, una foto pubblicata su Facebook qualche mese fa da un utente, che immortalava un cinghiale di fronte alla Madonnina dell’ospedale in via Principe di Napoli, poco distante da dove sono avvenuti gli altri avvistamenti sopra citati.

Questi sono solo alcuni esempi di un fenomeno che sta assumendo proporzioni emergenziali, non soltanto in Basilicata ma anche in altre regioni italiane, basti pensare agli episodi avvenuti a Bari e Roma solo per fare qualche esempio.

Funeste conseguenze di riduzione dell’habitat naturale in alcune regioni, e di ripopolamento e reintroduzione della specie in altre (e la Basilicata rientra nel secondo caso), vero è che, nei periodi di freddo rigido, capiti spesso che animali selvatici, come faine, volpi etc., si spingano fin dentro i paesi alla ricerca di cibo, ma è altresì vero che, un così elevato numero di episodi, che hanno come protagonisti proprio questi ungulati, non si è mai verificato, o almeno non in epoca moderna.

Di certo tali animali ricoprono, nella catena alimentare, un ruolo importante, ma occorre precisare che la situazione sta diventando oggettivamente insostenibile, e preoccupa per diversi aspetti; innanzitutto per il ritmo con cui si riproducono (due volte all’anno) e i parti, cucciolate composte fino a 5 o 6 piccoli per volta, per la natura onnivora di questa specie, per le dimensioni degli esemplari adulti (in alcuni casi impressionanti) unite al temperamento della specie, particolarmente aggressivo nel caso in cui si sentissero minacciati.

Attualmente, per cercare di risolvere la situazione, la Regione Basilicata sta portando avanti un’opera di abbattimento selettivo di 4/5 mila capi, una bella gatta (o sarebbe meglio dire suino) da pelare.

Pietroalessio Celiberti

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