Elezioni regionali in Emilia e Calabria: vince l’astensionismo

Elezioni regionali in Emilia e Calabria: vince l’astensionismo

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Elezioni regionali in Emilia e Calabria

Il dato più significativo della tornata elettorale del 23 novembre 2014, che vedeva impegnate Emilia Romagna e Calabria al rinnovo del Consiglio Regionale, è senza dubbio il  forte astensionismo. Il fenomeno era nell’aria ma nessuno immaginava le gigantesche proporzioni che  avrebbe assunto, specie in riferimento a una regione, l’Emilia, che ha sempre brillato per partecipazione al voto e coscienza civica dei suoi abitanti.
Gli emiliani che stavolta  si sono recati alle urne sono stati solo il  37,7% degli aventi diritto: ben il 30% in meno delle Regionali 2010 e il 32% in meno  rispetto alle Europee di maggio scorso.
La Calabria ha fatto un po’ meglio, con il 44,1% di affluenza, che è comunque  una percentuale molto bassa.
Quando ci sono questi numeri c’è sempre da registrare una sconfitta della politica, che con il suo malcostume induce  gli elettori a restarsene a casa.
Ed è anche una sconfitta della democrazia perché pure  chi ha vinto non ha l’effettiva maggioranza dei consensi, ma è maggioranza di una minoranza dal momento che più della metà dei votanti ( in Emilia 2 elettori su 3 ) non è andata a votare.
In questo quadro assai deprimente Stefano Bonaccini, con il 49,05% dei voti, e Mario Gerardo Oliverio, al 61%, sono stati eletti rispettivamente Presidenti Regionali  di Emilia e Calabria.
Elezioni regionali in Emilia e Calabria, nella foto Giovanni FortunaEntrambi esponenti  del Partito Democratico alla fine hanno consegnato  le loro Regioni a Renzi, ma se analizziamo i numeri in dettaglio, con il raffronto rispetto alle precedenti elezioni, scopriremo che il Partito di Renzi non può esultare più di tanto.
In Emilia Romagna, da sempre roccaforte della sinistra in Italia, il PD ha perso ben il 50% dei voti rispetto alle europee di 6 mesi fa, passando da 1 milione e 200 mila preferenze circa ad appena 600.000. Rispetto alle Regionali 2010 il calo è stato del 37%, che tradotto in voti vuol dire 300.000 sostenitori in meno.
Spostandoci in Calabria la musica non cambia per il raffronto sulle Europee di maggio 2014, con un terzo di voti in meno del PD, anche se qui c’è invece una crescita rispetto alle regionali 2010.
Questi numeri possono essere letti, su scala nazionale, in termini di  calo di consensi del Presidente del Consiglio in carica, di cui questa tornata elettorale può rappresentare un riflesso.
A conferma ulteriore di questa tesi, accanto al sensibile calo di voti del PD, viene l’ulteriore  dato negativo che Renzi registra in casa propria, alle primarie della Calabria, in cui viene sconfitto l’esponente appartenente alla sua corrente .
Gianni Callipo, infatti, sostenuto dal presidente del Consiglio, perde la battaglia delle primarie alla presidenza della regione contro Oliverio, che è di area cuperliana e  che stravince col 60 % di consensi.
Malgrado tutti questi numeri, non proprio esaltanti, il premier Renzi  si è dichiarato soddisfatto dell’esito della consultazione, rilasciando questa dichiarazione: «Qualsiasi persona normale dovrebbe essere felice. Il calo dell’affluenza? È un fatto secondario». Una frase che ha destato qualche perplessità, soprattutto in merito al dato dell’astensione.
Ma se Sparta piange, Atene non ride. Per completezza di cronaca, infatti, si deve registrare un drammatico tracollo del partito di Berlusconi.
Il risultato di Forza Italia è nettamente negativo in entrambi i contesti in cui si è votato. In Calabria perde circa 4 elettori su 10 rispetto alle europee, con una riduzione di più di 50.000 voti (-38%). La diminuzione è del 66,5% rispetto alle Regionali 2010, con 175.000 voti circa in meno.
In Emilia il tracollo è stato ancora più netto: Berlusconi ha perso il 63,1% dei voti che aveva appena 6 mesi fa alle europee, e oltre l’80% dei voti in meno rispetto alle Regionali 2010, con 410.000 voti mancanti.
Un’ecatombe che ha fatto dire a Fitto: “Il drammatico esito del voto deve indurci ad azzerare tutti i vertici del partito”.
Sicuramente Berlusconi paga lo scotto di non essere intervenuto in campagna elettorale, a tutto vantaggio del leader leghista e suo alleato di coalizione in Emilia Matteo Salvini, che invece ha giganteggiato e i risultati si sono visti: la lega ha più che raddoppiato il suo bottino rispetto ai voti di Forza Italia, ( 19,4% contro l’8,4% ) detenendo fra l’altro nelle sue fila il candidato Presidente della coalizione di centro-destra emiliano, Alan Fabbri, che ha raccolto il 29% dei consensi a fronte del 49% del vincitore Bonaccini.
In questo contesto a uscire con le ossa rotte è stato anche il partito di Grillo, che in Emilia ha preso una grande batosta rispetto a soli 6 mesi fa per le europee: il 64,1% dei voti in meno, anche se rispetto alle regionali 2010 è cresciuto di 30.000 voti. In Calabria è andato ancora peggio, per il Movimento 5 stelle, dove ha subito un tracollo pari a oltre i tre quarti dei consensi ricevuti nelle europee ( – 76,3% ), pari a 125.000 voti  in meno.
Fin qui i numeri. Ma la politica è fatta anche di programmi e di persone. E a proposito di persone, l’auspicio è che i nuovi amministratori che saranno chiamati da domani a gestire la cosa pubblica in queste due regioni, si discostino nel loro operato dagli scandali che hanno visto coinvolti i loro colleghi lungo tutto l’arco dello stivale: Lazio, Sardegna, Emilia Romagna, Campania, Lombardia, Calabria, Friuli Venezia Giulia.
Difficile tenere il conto degli indagati perché il loro numero cresce ogni giorno. I politici e gli amministratori accusati di aver speso per fini personali fondi pubblici destinati ai gruppi dei partiti  sono ben oltre 350.
Il reato è sempre lo stesso: il peculato. I quattrini che i Consigli stanziano per l’attività politica vengono invece spesi per cene, viaggi e regali. In ogni Consiglio regionale, i partiti costituiscono dei gruppi ai quali nel bilancio annuale viene assegnato un finanziamento proporzionale al numero di politici che ne fanno parte. Solo che le leggi regionali non prevedono alcun obbligo di rendicontazione delle spese, che tuttavia dovrebbero essere legate alla sola attività politica ed invece  il confine, già labile in questi termini, tra il lecito e l’illecito è stato da tempo abbondantemente superato in centinaia di casi.
In attesa di nuove Leggi che impediscano a monte il perpetuarsi delle malversazioni a danno dello Stato, ci affidiamo all’onestà  dei neo-consiglieri regionali di Emilia e Calabria.

26.11.2014
Giovanni Fortuna

 

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