“Dalla Regione un’elemosina per i dializzati”

“Dalla Regione un’elemosina per i dializzati”

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Regione Basilicata

Caro presidente della Regione Basilicata, mi rivolgo a lei per una questione che non è solo mia “personale” ma riguarda tanti altri lucani, come riportato anche dalle cronache di questi giorni. Sto parlando dei malati di nefrosi acuta, costretti alla dialisi. Vorrei farvi capire cosa vuol dire e, soprattutto, come si sente e vive un dializzato. Cerco di spiegarglielo io che in casa ho un dializzato, nella fattispecie mio marito. Alzarsi la mattina presto per raggiungere l’ospedale più vicino (nel nostro caso, Matera) per poi rimanere attaccato ad una macchina per quattro ore sapendo che, come spesso succede capita, il paziente sta male. Provate ad immaginare il sangue che entra ed esce dalle vene. E quando, poi, ha finito ed esce dall’ospedale, stanco, si rimette in macchina per tornare a casa (facendo circa 140 km fra andata e ritorno). E questo per tutta la sua vita. Ora lei si chiederà cosa voglio dire. Mi spiego meglio. Ogni dializzato percepisce dalla Regione Basilicata la miserabile somma di 238 euro al mese che in confronto alla situazione non sono granché. Ma, come dire, meglio di nulla per chi, come noi, è abituato a risparmiare e fare sacrifici. Una settimana fa, però, c’arriva una comunicazione dalla quale apprendiamo che, da gennaio 2015, questo sussidio verrà erogato non più come prima ma in base al reddito familiare. Questo vuol dire che, chi ha – per esempio – un figlio che lavora prenderà, a conti fatti, a malapena 60 euro. Una vera e propria elemosina. Non trovo termine più appropriato. Ecco, io non ce l’ho con lei personalmente, ma mi spieghi il senso di questa assurda decisione. Se  si deve fare una legge che abbassi lo stipendio o il vitalizio dei politici, apriti cielo! Mentre un povero malato, pensionato, deve stare zitto e sopportare, in silenzio, tanti disagi. E non è assolutamente giusto! Io chiedo, a chi di dovere, di pensare un po’ ai nostri malati e alle relative famiglie. Di mettersi nei nostri/loro panni, perché – mi creda caro presidente – non è affatto bello vedere il proprio caro che un giorno si e un giorno no deve recarsi in ospedale per fare la dialisi. E’ una sofferenza veramente grande. Per lui e per i suo familiari. Capisco che voi di fronte alla malattia non potete fare niente, ma almeno cercate di aiutare queste persone anziché umiliarle ancora di più! Carissimo presidente, mi auguro che Lei faccia qualcosa per tutti noi. Sperando che lei legga quello che le ho scritto, Le porgo distinti saluti.

 

F.to
Vincenza Miccio
San Mauro Forte (MT)

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