Acqua: dalle trivelle che insidiano l’ acqua delle dighe, al business delle privatizzazioni

Acqua: dalle trivelle che insidiano l’ acqua delle dighe, al business delle privatizzazioni

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Stigliano: la diga di Gannano

Prendiamo Spunto dalla volontà del presidente De Filippo che vuole rivedere con un tavolo tecnico la gestione delle acque lucane in ottica di risparmio ed efficienza per ribadire che le nostre acque vanno tutelate e devono rimanere  di gestione pubblica.
Siamo però alquanto preoccupati  per il modo come si tratta  questo bene comune.
Ci riferiamo alle nuove richieste di trivellazione nel comune di Viggiano vicino a poche centinaia di metri dalla diga del Pertusillo e a quelle nel comune di Marsico Nuovo.
Le trivellazioni vicino alle dighe sono estremamente pericolose per gli incidenti che possono accadere e per  il pesante impatto ambientale delle lavorazioni petrolifere.
L’ Aato  stessa,  nel fare tanta pubblicità all’ acqua sui quotidiani per un un suo corretto utilizzo, dimentica  di tutelarla  dalle inquinanti trivellazioni  che  il Dipartimento Ambiente della  Regione potrebbe autorizzare  vicino alla diga del Pertusillo, e che ha già purtroppo autorizzato  vicino ad altre sorgenti (vedi inquinamento della sorgente Acqua dell’ Abete nel Comune di Calvello).

Stigliano: la diga di Gannano

Mentre per le fonti minerali la regione Basilicata prevede delle fasce di rispetto per attività vicino le sorgenti, per i petrolieri non viene imposta alcuna limitazione.
Se viene inquinato un bacino idrico come il Pertusillo è la fine per le popolazioni e l’agricoltura di Puglia e Basilicata.
I barili estratti dal pozzo non basteranno neanche a pagare le autobotti che dovranno poi servire i comuni lucani nella prima emergenza.
Le trivellazioni petrolifere  in prossimità dei bacini idropotabili  sono un atto criminale nei confronti dell’umanità.
Peggio ancora se non si valutano neanche possibili microsismi o subsidenze che mettono in pericolo la stabilità della stessa diga e il rischio di un evento di tracimazione  catastrofico che metterebbe in pericolo persone cose ed intere economie.

Se le acque oltre ad essere poco tutelate sono oggetto di business  con le privatizzazioni  al danno aggiungiamo la beffa.
In tante parti d’ Italia è stata sperimentata la privatizzazione  della gestione degli acquedotti con  pessimi risultati  nei confronti del consumatore, aumenti  paurosi in  bolletta  e peggioramento del servizio.
Come ad esempio a Latina dove con Acqualatina (una consociata della multinazionale Veolia) il prezzo per l’ utenza è triplicato per tre volte e il servizio e la qualità è peggiorato tanto da indurre i cittadini ad  una specie di autogestione  del costo dell’ acqua disconoscendo al gestore  gli aumenti imposti  ma limitandosi a pagare quello che ritengono giusto in base alle medie di mercato.

Oppure si guardi al Comune di Potenza ove Veolia già tenta di entrare nel business dei rifiuti e della gestione dell’ acqua.
E’ infatti  tipico delle SpA e delle multinazionali delle acque nel rilevare la gestione delle reti pagare i debiti delle allegre e dispendiose gestioni precedenti ( create dalla cattiva politica) o dagli enti inutili (vedi consorzi e affini), salvando apparentemente  la faccia agli amministratori.
Ma è solo una partita di giro, successivamente le SpA dell’acqua si rifanno sugli ignari contribuenti che dovranno pagare a caro prezzo  gli errori commessi dalle vecchie gestioni con aumenti in bolletta, disservizi e peggiore qualità dell’acqua.
Riteniamo invece che l’ acqua deve essere gestita dal pubblico, è bene seguire l’esempio della Lombardia dove i comuni si sono riuniti in un consorzio pubblico  togliendo la gestione a società private che mirano solo a fare i propri interessi.
In Francia la multinazionale Veolia che gestiva acqua e rifiuti è stata letteralmente cacciata dai sindaci d’ oltralpe che si sono riappropriati della gestione degli acquedotti.
Veolia dopo la Francia è approdata in Italia  in diverse regioni ed è  purtroppo  presente già in Basilicata con azioni nell’ inceneritore di Potenza e nella Tecnoparco in Valbasento.
Acqua SpA lucana, nella sua forma  organizzativa, non deve aprire in nessun modo le sue azioni agli operatori privati.
E per fare ciò non deve essere appunto una SpA.
Le azioni  sono pubbliche  e tali devono restare, diversamente è possibile creare un consorzio pubblico  proprio tra i comuni.
Confidamo pertanto nella coscienza  della classe politica lucana nel fare tesoro degli errori altrui per assicurare a questa regione  ed ai suoi abitanti  un bene comune quale è l’ acqua.

NOSCORIE TRISAIA 04.07.2009

noscorietrisaia@libero.it

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