Processo di beatificazione di Natuzza Evolo

Processo di beatificazione di Natuzza Evolo

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Natuzza Evolo

La notizia tanto attesa è arrivata. Per la gioia dei tantissimi devoti della mistica calabrese è iniziato il processo canonico che condurrà Fortunata Evolo, a tutti nota con il nome di Natuzza, agli onori degli altari. Ad annunciare il lieto evento, il 1° novembre scorso, è stato il Vescovo  della Diocesi di  Mileto monsignor Luigi Renzo,  nel giorno del 5° anniversario della  morte di Natuzza,  avvenuta nel 2009  all’età di 85 anni.
Per quei pochi che non ne abbiano sentito parlare, Natuzza è  considerata fra le più grandi mistiche cattoliche del nostro tempo, alla stregua di S. Pio da Pietralcina, con cui  ha condiviso le iniziali incomprensioni con la Chiesa ufficiale, contrapposte in entrambi i casi a un immenso affetto popolare.
I due si sono anche conosciuti di persona, tanto che un giorno Padre Pio, parlando di Natuzza a una donna che l’aveva accompagnata in visita a S. Giovanni Rotondo,  disse: “Grazie per avermi portato la santa”.
Nata il 23 agosto 1924 a Paravati, una frazione di Mileto nel vibonese, sin dall’età di 10 anni ebbe modo di manifestare dei segni sul corpo di fronte ai quali non c’erano spiegazioni scientifiche, mentre  la fede cattolica li classificava come doni mistici di natura soprannaturale.
Si trattava di stigmate ed emografie. Le prime erano ferite sanguinanti che emergevano ogni anno durante la settimana santa, in particolare al venerdì della crocifissione, che scomparivano del tutto dopo il giorno della passione del Signore per poi ricomparire, puntuali, l’anno successivo nella medesima ricorrenza.
le stigmate di Natuzza EvoloParticolare effetto produceva la constatazione, immortalata da fotografie e filmati, che queste ferite si aprivano in prossimità delle ferite di Gesù crocifisso: alle mani, ai piedi, al costato e alla fronte.
Le seconde, le emografie, erano dei disegni e delle scritte di significato religioso che si materializzavano dal sangue delle sue stigmate  sul tessuto dei fazzoletti che venivano accostati alle ferite stesse, da parte dei fedeli  che accorrevano in massa a farle visita.
Ma i doni mistici di Natuzza non erano soltanto questi.
Aveva anche il dono delle apparizioni soprannaturali, che riguardavano nell’ordine  Gesù, la Madonna, i Santi, gli angeli e le anime dei defunti.
Mentre per le prime 4 categorie di apparizioni la mistica calabrese era ben consapevole di chi si trovasse di fronte,  intessendo con loro dei dialoghi il più delle volte ricchi di messaggi sulla fede cristiana e la pietà religiosa, quando si presentavano le anime del Purgatorio lei le confondeva con le persone vive che si accalcavano ogni giorno a farle visita.
Come sempre disponibile e accogliente verso tutti porgeva loro la sedia per sedersi, ma era solo al loro rifiuto che Natuzza capiva di trovarsi di fronte a un defunto che veniva dal Purgatorio.
Che non si trattasse di allucinazioni ne è prova il fatto che l’anima che veniva a trovarla dava messaggi precisi indicando come destinatari i parenti vivi, e al riscontro con loro effettivamente le notizie corrispondevano.
Questo fu uno dei motivi per i quali la notorietà di Natuzza si diffuse rapidamente, tanto che sempre più numerosi partivano alla volta di Paravati, dall’Italia e dall’estero, per apprendere notizie sui propri familiari defunti.
In questo Natuzza non si è mai risparmiata, fino al termine della sua vita, svolgendo questo ministero in modo assolutamente gratuito e ricevendo fino a 300 persone al giorno.
Gli ultimi due  doni mistici che ebbe furono la bilocazione, che è  la capacità di trovarsi in due luoghi diversi contemporaneamente, e la cosiddetta “illuminazione diagnostica”: alle persone che si recavano da lei affette da qualche malattia riusciva, nonostante fosse analfabeta, a diagnosticare in modo preciso la patologia, e ad indicare il luogo di cura e i medici a cui affidarsi. Il tutto risultava puntualmente riscontrato con le analisi cliniche  e si concludeva, grazie ai luoghi di cura e ai medici indicati, con la guarigione completa dalla malattia.
A chi le chiedeva come facesse a sapere tutto questo, lei rispondeva candidamente: “Me l’ha detto l’angelo!”
Questa era Natuzza, una donna che mai negava un consiglio, una carezza o un abbraccio a chi la veniva a visitare. E che dopo aver speso la sua vita per la salvezza delle anime  tra mille sofferenze fisiche, ma in continua preghiera,  ci ha lasciati 5 anni fa proprio nel giorno di tutti i Santi.
Fra i quali sarà presto annoverata anche lei, dopo che la Congregazione per le cause dei Santi avrà completato l’iter iniziato il 1° novembre scorso a Paravati, e che ci auguriamo si svolga  in tempi rapidi.
Con la certezza che Natuzza continuerà dal Cielo a indicare la strada da percorrere ai  tanti fedeli che a lei ricorreranno.

Giovanni Fortuna

29.12.2014

 

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