118 Basilicata Soccorso

Urgenze 118 – di Antonio Grasso – A San Mauro non è la prima volta. Già a ottobre 2010 un “caso limite”. E la politica tacque! Il danno e la beffa. A leggere le cronache di questi giorni, sembra che il presidio per l’emergenza – urgenza del 118 di San Mauro Forte non sia più nelle condizioni di assolvere alla sua precipua funzione istitutiva. L’ultimo episodio, a data 12 marzo ultimo scorso, che ha visto un’anziana donna settantenne del luogo cadere rovinosamente fra le proprie mura domestiche e fratturarsi il femore, dover attendere oltre un’ora per l’operazione di soccorso effettuata – peraltro – non dal mezzo e relativo personale del presidio cittadino, bensì proveniente dal “distaccamento” di Ferrandina, è – ad onor del vero – solo la punta dell’iceberg. Il non plus ultra della supina accettazione umana. Per capire il perché, occorre fare un passo indietro. E riavvolgere il “nastro”. A beneficio di quanti (?) avessero la memoria corta. 30 ottobre 2010. E’ un sabato. Sono da poco passate le 23,30. Lungo la Sp 26, che collega il comune della Collina alla città dei Sassi (via Ferrandina), una auto con tre ragazzi a bordo perde il controllo e finisce uscita fuori strada, andandosi a “conficcare” fra due alberi. Uno dei tre occupanti (tutti e tre nemmeno ventenni del posto ndr) il veicolo, dopo l’impatto, viene sbalzato fuori per diversi metri dal luogo dello schianto, andando a sbattere col proprio corpo ai margini di un cancello d’ingresso di una villetta di campagna. Per la gravità dei traumi e delle lesioni interne riportate da quest’ultimo si rende necessario (vista l’impossibilità notturna del ricorso all’eliambulanza) la chiamata di un’autoambulanza medicalizzata, non essendola quella in dotazione al distretto sanitario cittadino. Il malcapitato, però, anziché essere trasbordato col mezzo a disposizione del presidio all’incontro con la medicalizzata destinata dal centro operativo al soccorso del medesimo, viene trattenuto sul posto all’interno dell’ambulanza di servizio al presidio. Nell’imbarazzo generale. Ricevute le prime cure del caso dal personale in servizio alla locale postazione, dovrà attendere – a dispetto di un quadro clinico evidentemente critico – per oltre un’ora (fino alle 00.52) l’arrivo della medicalizzata, proveniente da Grassano. Per poi ripartire, una volta caricato a bordo, in direzione Matera – Ospedale Madonna delle Grazie. Il giovane, però, si spenge poco prima dell’arrivo presso il nosocomio del capoluogo. Come riportato, in quei giorni, dalla stampa e da tutti gli organi d’informazione. Apriti cielo! All’indomani dell’accaduto, nei capannelli pubblici della piccola comunità non si parlerà di altro che del ritardo nei soccorsi. Discorsi di popolo. E la Politica? Praticamente non pervenuta. Nessuno (fra gli eletti e non) che si prendesse la briga di aprire una discussione pubblica. Ufficiale. Approfittando, oltretutto, del ritrovarsi (in quel periodo) alla fase di stesura del nuovo Piano Sanitario Regionale. “Carta d’identità” di quel settore (la sanità ndr) che assorbe oltre il 70% della spesa regionale. Quale occasione migliore per porre il “problema” all’attenzione di chi di dovere! Ed invece, niente di niente. Si è preferito, evidentemente, continuare a fare i pesci in barile. Del resto, “gli unici luoghi rimasti dove non si parla più di politica sono proprio i partiti politici” (quanta verità trasuda la massima di Oscar Wilde!!). Fino ad arrivare all’ultimo, e più recente episodio, quando – pur essendoci l’ambulanza del locale presidio con relativo autista – per la mancanza del personale infermieristico (a quanto pare dislocato proprio a Ferrandina, col paradosso di tenere una postazione di pronto intervento che, in caso di necessità, non può svolgere il compito affidatole), l’anziana signora non è potuta essere soccorsa da quello stesso personale che avrebbe dovuto prestare servizio in loco. Il colmo. E che dire – poi – di un ulteriore, increscioso episodio (rimasto all’oscuro delle cronache ma segnalato allo scrivente) che ha visto una giovane coppia del posto temere il peggio per il proprio bambino di soli 3 anni. Per una caduta rimediata in casa, qualche settimana fa, il piccolo nell’urto contro un termosifone, rimediava una ferita alla nuca. Portato dai genitori al locale distretto sanitario, veniva medicato alla meno peggio dal medico della continuità assistenziale. Ma al risveglio dalla ninna pomeridiana, i genitori, scorgendo una vistosa chiazza di sangue sul cuscino, caricano il loro figlio in macchina e lo portano di corsa a Matera. Al pronto soccorso del nosocomio, nella loro più totale incredulità, i sanitari di turno gli appongono 2 punti di sutura, facendo notare alla coppia di trovarsi dinanzi ad una operazione alla portata di un qualsiasi medico di paese. Strano ma vero. La domanda sorge spontanea : cui prodest? A chi giova questa situazione. Di certo, non ai cittadini. Che si ritrovano a pagare il tutto sia sulla loro pelle, che dalle proprie tasche. E scusate se è poco!

 

Da “La Nuova del Sud” del 16.03.2011