Stigliano, due volte capoluogo della Basilicata

Stigliano, due volte capoluogo della Basilicata

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Stigliano – E’ noto, fra quanti hanno letto o si sono interessati alla storia del nostro paese, che nel 1643 Stigliano fu il primo capoluogo della Basilicata E’ poco noto, invece, che Stigliano era già stato capoluogo nel 1528, epoca in cui la Basilicata era considerata solo una piccola provincia dipendente, e alcuni dei suoi attuali centri, come Matera, Venosa, Maratea, facevano parte di altre regioni.
Per le vicissitudini belliche che si svolsero in quell’anno e per le decisioni del comandante francese Lautrec, che aveva occupato l’allora Regno di Napoli, la Basilicata vide modificare il suo status e Stigliano accrescere la sua importanza.

Posto quasi al centro della Basilicata, Stigliano è situato a oltre 900 metri sul livello del mare su di una montagna che anticipa verso ovest i rilievi dell’Appennino Lucano.
L’altissimo sperone di roccia su cui sorgeva il castello, il punto più alto del centro storico, domina la media Valle del Sauro con una vista che spazia nei territori interni della Puglia, continua con il Golfo di Taranto, prosegue fino alla catena del Pollino e verso le più alte cime dell’Appennino Lucano.
Questa visuale denota l’importanza strategica e il controllo territoriale che poteva essere esercitato da quella posizione fin dai tempi più remoti.
La posizione geo-topografica del nostro paese ebbe sempre grande importanza poiché permetteva il controllo visuale di un vastissimo territorio, per questo motivo Stigliano rientrò più volte nel demanio regio nel XII secolo e, come Castrum Astiliani, nel XIII secolo.

Il demanio regio era quel feudo non assegnato ad un feudatario.
Questo accadeva a causa della morte senza eredi del possessore o della sua ribellione al sovrano, per cui la corona reincamerava i beni in attesa di riassegnarli a qualcun altro.
Spesso le popolazioni del feudo preferivano pagare per ottenere il demanio regio ritenendo meno gravoso essere sotto la diretta giurisdizione del sovrano piuttosto che di un feudatario.
Era frequente, tuttavia, come nel caso di Stigliano, che la corona avocasse a sé il controllo diretto di quei feudi che, per le caratteristiche territoriali, la posizione strategica e le difese, ben si prestavano per il controllo territoriale di una determinata regione.

Analizzare le condizioni socio-economiche di un territorio, di una nazione, di un paese è fondamentale quando si affronta uno studio sistematico e di ben altro spessore rispetto al semplice articolo che state leggendo.
Mi limito a ricordare che degrado, povertà e arretratezza per secoli sono stati la caratteristica generale, salvo poche eccezioni, di tutto il Regno e in particolare della Basilicata, regione interna e isolata.

Pertanto va sottolineato che l’importanza di Stigliano non poteva certo ascriversi ad una migliore condizione socio-economica rispetto ad altri centri lucani.
A renderla importante fu la sua posizione e la sedicente ricchezza del suo feudo (rappresentata dalle risorse di cui godevano e di cui erano proprietari i baroni, non le popolazioni che al massimo beneficiavano di qualche liberalità da parte di quei signori), o, come per secoli fu rinomato, del suo Stato, il quale era composto dalle Terre di Stigliano, Aliano, Sant’Arcangelo, Roccanova, Guardia, Accettura, Gorgoglione e Alianello.
Lo Stato di Stigliano, nato con i conti della Marra fu elevato a maggior prestigio dai principi Carafa, e fu tale, sebbene ridimensionato, fino all’eversione della feudalità sotto il dominio dei principi Colonna.

Nel 1520, Antonio Carafa ricevette da Carlo V il titolo di principe proprio su Stigliano, il paese più grande ed evidentemente più importante di quello Stato.
Lì, Eligio della Marra, predecessore dei Carafa, vi eresse il convento e la chiesa di Sant’Antonio da Padova e quei principi la scelsero come loro ultima dimora.
Affidato alle cure dei Frati Minori dell’Osservanza, il convento, dicono le cronache, fu un’opera d’arte notevole.
Per la salubrità dell’aria e per la bellezza del sito, nel convento venne istituita un’infermeria e una farmacia, mentre alcuni altri ambienti furono destinati all’istruzione, alle arti e alle lettere.
Nell’elenco delle case di studio generali e provinciali nel Capitolo del 1593, il convento di Stigliano figura come casa di studio di diritto canonico per la Basilicata.
I principi Carafa fecero donazioni per svilupparne e accrescerne la sua importanza.
All’interno della chiesa si trovava il pregevolissimo polittico datato 1521, al presente conservato nella chiesa di Santa Maria Assunta, opera di Simone da Firenze, voluto da Luigi Carafa, padre di Antonio.

Nel 1528, pur non essendo uno dei centri più importanti della regione, fu scelta come sede dal governatore della Basilicata e quindi capoluogo della regione.
Durante una delle tante guerre di predominio che videro il re di Francia Francesco I di Valois opporsi all’imperatore Carlo V d’Asburgo, avvenne il tentativo di conquista del Regno di Napoli da parte dei francesi comandati da Lautrec.
Giovanni Francesco della Magna, già scacciato dal Reame per ribellione all’imperatore, con l’occasione di questa guerra, vi era tornato fedelissimo alla causa francese.
Partito dalla Francia al seguito di Lautrec, fu inviato da questi insieme al conte di Capaccio, Francesco Sanseverino, ad occupare con alcune compagnie di fanti il Cilento e la Basilicata centro-meridionale. Accolti a Saponara, in Basilicata, il Sanseverino e il della Magna si separarono. Il primo andò ad assediare il castello di Lauria; il secondo, risalendo l’interno della Basilicata, nel marzo del 1528, si impadronì del principato di Stigliano il quale era stato tolto al principe Antonio Carafa rimasto fedele all’imperatore e che, in quel momento, si trovava in Calabria.
Lautrec nominò il della Magna governatore di Basilicata.
Questi si faceva chiamare principe di Stigliano, luogo dove fissò la sua residenza e il suo quartier generale.
Qui ricevette l’omaggio dei baroni e delle università di Basilicata, le quali si erano consegnate ai francesi senza alcuna opposizione.

Fu accorto e solerte nell’amministrare e nel trattare gli affari più importanti della regione e delle province intorno.  Come capoluogo e sede del governatore, Stigliano divenne un centro politico di prestigio ed ebbe funzione di piazzaforte, grazie anche alla sua posizione geografica che permetteva il controllo territoriale di una vasta parte della Basilicata.  Queste peculiarità divennero ancora più importanti quando i francesi inclusero Stigliano nel numero di presidi creati al fine di contrastare le bande che gli spagnoli avevano armato e organizzato in Basilicata (come nel Matese, in Terra di Lavoro e nel Principato) per impedire i collegamenti tra l’esercito di Lautrec che assediava Napoli e le forze franco-venete che tenevano saldamente buona parte della Puglia.

Con la resa dei francesi ad Aversa, Stigliano fu riconquistata dalle forze imperiali.
Più tardi, con la restituzione di Barletta, ultimo baluardo della resistenza franco-veneta a Carlo V, la guerra ebbe termine.
Giovanni Francesco della Magna riparò in Francia e il principe Antonio Carafa, il quale dopo la cattura aveva aderito al partito francese, dopo alcuni processi, il pagamento di ammende e la corruzione di alcuni giudici, riottenne nuovamente titolo e feudi.
Durante il dominio dei principi Carafa, Stigliano ebbe sempre un ruolo di primo piano all’interno del suo Stato, in quanto sede del Tribunale della Corte e dell’Erario del Principe.

Nel 1647, la centralità geografica di Stigliano fu una delle ragioni per cui divenne il primo capoluogo della Basilicata.  Nel XVI secolo la Basilicata non aveva un’autonoma amministrazione e una sua Udienza Provinciale, ma dipendeva da Salerno, sede della Regia Udienza di Principato Citra e di Basilicata.
Per raggiungere Salerno i cittadini lucani impiegavano mediamente quattro o cinque giornate, e il viaggio non era agevole sia per la mancanza di strade, sia per il pericolo costante e reale dei banditi.

A questa difficoltà si aggiungeva un comune sentimento di abbandono : i cittadini vedevano lo stato centrale assente e lontano, consapevoli di non essere o di non poter essere tutelati nei confronti del potere baronale.
Pertanto le continue, ripetute e inascoltate richieste, da parte delle Università di Basilicata al governo regio, miravano ad ottenere che l’amministrazione della giustizia, la repressione del banditismo e degli abusi baronali  fossero affidate a funzionari regi che avessero la loro sede nella provincia.

Nel 1639, inviarono nuovamente un memoriale, nel quale chiedevano l’istituzione di una nuova Udienza in Basilicata, al vicerè Ramiro Felipe de Guzman, duca di Medina de las Torres, insediato con quella carica a Napoli nel 1637, il quale aveva sposato Donn’Anna Carafa principessa di Stigliano.

Nel 1640 la richiesta finalmente ottenne accoglimento, grazie anche al fatto che dalla Spagna giungevano direttive affinchè si rafforzassero le amministrazioni periferiche in vista di un prelievo fiscale sempre più capillare.
Il governo della Basilicata, dunque, fu affidato ad un preside.
Il preside da cui dipendevano gli uffici amministrativi e giudiziari oltre ad essere il governatore della provincia e il comandante delle truppe di stanza nella zona, dirigeva gli uffici di polizia, presiedeva l’udienza e assegnava le cause ai giudici. Sotto il profilo istituzionale, il preside provinciale non poteva adottare alcun provvedimento senza l’autorizzazione del Re.

La ricerca di una sede per i nuovi uffici provinciali comportò non poche difficoltà dovute al fatto che né i baroni, né le autorità ecclesiastiche volevano la presenza di altri funzionari, i quali avrebbero attenuato, se non annullato, la loro autonomia o il loro arbitrio.
Per superare gli impedimenti il vicerè decise, nel 1643, di destinare la sede a Stigliano dove, tra l’altro, vi erano dottori in legge, medici, notai ed altri professionisti: condizione favorevole, anzi necessaria, al buon inserimento del Tribunale.
La scelta del nuovo capoluogo fu dettata dalla posizione del luogo, ma più ancora dalla necessità di eludere l’opposizione dei feudatari lucani, assolutamente restiì ad ospitare un tribunale regio di tanta importanza.

Il Tribunale della Regia Udienza significava altre autorità in grado di limitare quelle esistenti, altre carceri, oltre quelle baronali, altre forze armate.
In poche parole per i baroni significava fastidi, controlli, dissidi con il potere centrale.
Stigliano era infeudato alla moglie del Viceré, la viceregina Donna Anna Carafa. Considerato che nessun feudatario voleva avere nel proprio paese la sede del preside, perché veniva a perdere di autorità, si comprende la ragione per cui fu prescelto Stigliano. Al vicerè di Napoli importava poco dei diritti feudali che poteva avere su di un piccolo paese.  Tuttavia, per la mancanza di fabbricati adatti ad accogliere i nuovi uffici, per la difficoltà di raggiungerlo, e per la mancanza di altre comodità, Stigliano dopo pochi mesi fu dichiarato inadatto dal preside Carlo Sanseverino, conte di Chiaromonte, per cui la sede fu trasferita altrove.
Da Stigliano, nel 1644 la sede dell’Udienza fu trasferita a Tursi e nello stesso anno a  Montepeloso (l’attuale Irsina).  Sempre nel 1644, la sede venne spostata a Lagonegro.
Nel 1645 passò a Potenza e nello stesso anno venne trasferita di nuovo a Montepeloso, fino al 1647.
Passò ancora a Potenza nel 1651 e nel 1657 a Tolve.
Nel 1661 la sede fu spostata a Vignola (l’attuale Pignola).
Nel 1663 il nuovo Viceré Gaspare Bragamonte guardò nella limitrofa terra d’Otranto e fissò l’attenzione su Matera che da allora fu accorpata alla Basilicata e ne divenne il nuovo capoluogo.
Questo, fino al 1806, quando per decreto di Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, il capoluogo della Basilicata venne definitivamente trasferito a Potenza.

NB. La parte relativa a Stigliano capoluogo nel 1643 è stata liberamente e sinteticamente tratta da un eccellente lavoro della Dott.ssa Di Bello, originaria di Stigliano.

 

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