REFERENDUM: E IL 5 DICEMBRE?

REFERENDUM: E IL 5 DICEMBRE?

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Referendum Costituzionale

Referendum Costituzionale – Ormai siamo alle ultime battute di una lunghissima ed estenuante campagna elettorale.
Che ha contribuito a spaccare ancora di più un paese già lacerato e impaurito da una crisi economica perdurante le cui conseguenze troppe persone vivono sulla propria pelle: dall’aumento delle disuguaglianze alla mancanza di prospettive per i giovani, dall’aumento delle famiglie a rischio povertà alle insicurezze, reali o percepite, di quella che una volta era la classe media che oggi sente di perdere posizioni nella piramide sociale.

Referendum Costituzionale

La discussione ragionata sulle opposte ragioni del SI e del NO è stato oscurata fin dall’inizio dalla scelta del Premier, che ha attribuito all’esito del voto un contenuto di carattere personale (forse per una legittimazione surrettizia al governo non sorretto da una elezione politica).
Così quello che avrebbe dovuto essere la fisiologica dialettica democratica, un confronto tra opposte concezioni sulla riforma costituzionale si è trasformata in una battaglia politica tra nemici inconciliabili, con esasperazione dei toni e dei termini, che ha coperto il vuoto politico, culturale e di proposta dei partiti e dell’attuale classe dirigente politica.
Si sono smarrite per strada le ragioni e i temi della riforma per lasciare spazio al rancore, all’arroganza, agli argomenti dell’antipolitica sulle caste e le poltrone, alla paura del “dopo di me il diluvio”.
Ci si è rinfacciati i rispettivi compagni di strada, come se il voto sul referendum non fosse per sua natura trasversale, si minacciano querele e ricorsi, così le divergenze sono diventate sempre più aspre.

 

Referendum Costituzionale
Si sono scontrate due tifoserie: da una parte un SI che risolve tutti i problemi: la stabilità, i costi della politica, l’efficienza del Parlamento, gli enti inutili (bastasse davvero un si per vedere risolti i nostri guai); dall’altra un NO contro la deriva autoritaria, la dittatura strisciante di un Parlamento più debole (ma già adesso l’esecutivo – il Governo, proponente dell’81,20 per cento delle 266 leggi approvate (Uff.Studi Senato), sovrasta il legislativo – il Parlamento – ed i poteri del premier sono quasi insindacabili); piuttosto non sono previsti, in questa riforma, contrappesi parlamentari al peso sempre maggiore del Governo.
Questa riforma, votata da un parlamento eletto con una legge, in parte, anticostituzionale, è diventata la principale priorità e nel frattempo tutto si è bloccato in attesa del risultato, perdendo di vista le vere priorità: corruzione, evasione, criminalità organizzata, dissesto idrogeologico e disastro ambientale, solo per elencarne alcune.
Pur di vincere chi ha il potere promette tutto a tutti (in particolare ai più deboli: anziani e senza lavoro), sapendo già che i nostri conti disastrati (e la vigilanza dell’Europa) non consentiranno di mantenerle; ma tanto dopo una settimana chi si ricorderà più delle promesse fatte.
Invece di un risultato, qualunque esso sia, in cui tutti possano riconoscersi, l’unico effetto sarà che il 5 dicembre ci lascerà con un paese in macerie, da ricostruire.
Potremo, e dovremo, farlo soltanto se saremo in grado di ritrovare il sentimento del bene comune e la speranza di un futuro migliore che solo assieme potremo realizzare.
SAVERIO PANARIELLO

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