EUTANASIA – QUEL SOTTILE, LABILE SOFFIO DI VITA

EUTANASIA – QUEL SOTTILE, LABILE SOFFIO DI VITA

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eutanasia
EUTANASIA – Ci sono giorni in cui vivere costa molta più fatica di altre volte, giorni in cui lavorare, programmare la giornata, o anche il semplice dedicarsi allo svago ed a tutti i gesti della quotidianità pesa molto di più del solito. C’è un peso che, enorme come un macigno, ti grava sul cuore, ti toglie il respiro, ti rende impossibile pensare ad altro e ti cristallizza il pensiero su una piaga della tua coscienza che ora, più delle altre, sanguina, ti sottrae ogni forza e ti rende partecipe della sofferenza, dell’ennesima e atroce sofferenza che il genere umano sta infliggendo ad un suo simile.
Mentre scrivo, da più di 36 ore i medici della casa di riposo “La quiete” di Udine, mettendo in pratica una sentenza della Corte di Cassazione, la cui crudeltà non ha eguali nella storia della Repubblica Italiana, hanno tolto acqua e cibo ad Eluana Englaro, la donna che vive in coma da 17 anni, condannandola alla peggiore delle morti!
Eluana, nel 1992, era una splendida ragazza di 21 anni, una fanciulla solare e piena d’energia e, come tanti della sua età, con tanta voglia di vivere e mille sogni per il futuro, ignara che proprio la vita che tanto amava stava per giocarle un brutto scherzo, rubandole, in un attimo, il suo futuro e i suoi sogni!
Era la notte di un tragico Gennaio, Eluana era di ritorno da una festa con amici poco fuori Lecco, l’auto su cui viaggiava sbandava sul ghiaccio, andando a schiantarsi contro un muro. Per Eluana era la fine, il destino, come un ladro, giungeva di notte, rubandole in un attimo tutta la sua vitalità, la sua gioia di vivere, i suoi sogni, la sua coscienza: per  Eluana iniziava il sonno profondo, il sonno dal quale, fino ad oggi, non si sarebbe più risvegliata! Così si è ridotta l’esistenza di Eluana negli ultimi 17 anni, quella di una ragazza apparentemente insensibile agli stimoli esterni ed agli affetti, così come alle emozioni e alle
sofferenze… talmente insensibile, da autorizzare i giudici ad emettere una sentenza che, di fatto, la condanna ad una morte tra le più atroci, quella per disidratazione.
Tra le varie considerazioni ed i mille pensieri che mi assalgono in questi giorni convulsi, ce n’è uno che prevale su tutti: la scelta di come far morire Eluana.   Io, personalmente, sono sotto shock per questo episodio che si sta trasformando in un omicidio a norma di legge e per l’alto livello di crudeltà che può essere concepito dalla mente umana che, oltre ad arrogarsi, con presunzione, il diritto di decidere della fine della vita di una persona, stabilisce che la sua morte debba avvenire un po’ per volta, lentamente, con una efferatezza degna di un lager nazista!
Perché, allora, invece di preoccuparsi, ipocritamente, della sofferenza di Eluana, prevedendo di somministrarle sedativi durante la sua astinenza, non si è
deciso di finirla con un’iniezione letale? O, meglio ancora, perché non metterle un cuscino in faccia, per togliersela subito di mezzo? e sapete perché? Perché si vuole, ipocritamente, trasferire ad Eluana la responsabilità della sua morte e non attribuirla alla mano di alcuno.
Da questi risvolti psicologici mergono tutti i limiti e la pochezza della mente umana! Ma come può un individuo essere chiamato uomo, ancor prima che cristiano, se non sostiene chi offre?
Come può ritenersi medico un uomo che, dopo aver fatto il giuramento di Ippocrate, che lo vota alla vita per i suoi pazienti, opera affinché un suo assistito muoia! In questo caso non si può parlare neanche di accanimento terapeutico (che è una strada, comunque, da evitare), ma di fornire sussistenza alimentare a chi non può provvedere da sé!
Per questo e per altri motivi sono pienamente d’accordo con Silvio Berlusconi per quanto si sta prodigando per far passare, in tempi brevissimi, una legge che salvi Eluana, dopo aver ricevuto la non firma del decreto da parte del presidente Napolitano.
Due culture e sensibilità diverse vengono a confronto in questi giorni: quella cattolico-cristiana della vita che, usando le parole di Celentano, va difesa dalla sua prima scintilla, alla sua naturale conclusione e quella comunista atea o radicale della morte, che si arroga il diritto di essere arbitra del destino dell’uomo.
Così, ancora una volta, la presunzione dell’uomo si dimostra tale, da farlo ritenere l’artefice delle sorti di ogni cosa, di una vita umana, così come del clima impazzito!
Io spero e prego che il governo italiano faccia in fretta per salvare Eluana e che Berlusconi non fermi la sua folle corsa contro il tempo, perché anch’egli è un credente e come tutti i credenti sa che la vita è sempre e comunque un dono che, come tale va preservato e custodito, sempre!
Domani al Senato riprenderà l’iter per approvare una legge che obbliga l’alimentazione e l’idratazione agli individui in stato vegetativo… e, come negli ultimi giorni, riprenderà l’orribile spettacolo mediatico che, come in un grande fratello, catalizzerà l’attenzione di milioni di telespettatori, per trasmettere in diretta la lenta e straziante agonia di una creatura di  Dio!
Chissà! Forse Eluana non ce la farà, per lei forse sarà tutto inutile e  lei sarà l’unica vittima di una sentenza assurda! Chissà! Forse, invece, domani Eluana si sveglierà e si accorgerà, all’improvviso, che ci sono uomini che si affannano per farla morire!
Allora, abbandonata da tutto il mondo e dai suoi affetti più cari, quel suo sottile, labile soffio di vita cesserà per sempre e, per sempre, insieme a lei, qualcosa morirà anche in noi e ci lascerà nella vergogna e nella pochezza della nostra condizione umana!

Pier Paolo Talamo

www.associazionelucacoscioni.it

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