Non gettate le perle ai porci

Il commento che segue trae spunto da un’iniziativa veicolata qualche mese fa dal Centro Montano, coinvolgendo numerose persone. Il titolo dato alla riflessione, invece, è ispirato ad una esortazione di Cristo pronunciata nel Discorso della Montagna: “margaritas ante porcos”, “non gettate le perle ai porci” (Mt, 7, 6). Il grande pittore fiammingo Pieter Bruegel ha inserito questo episodio in un bel dipinto dal titolo “Proverbi fiamminghi”.
L’iniziativa alla quale mi riferisco si è svolta tra giugno e la prima metà di luglio di quest’anno. Ad un grande entusiasmo iniziale – durato all’incirca un mese e mezzo – è improvvisamente seguito un silenzio tombale. A Stigliano c’è un detto che spiega questo comportamento: “n’ fuch’ d’ scinistr’” (il fuoco della ginestra secca si accende rapidamente, facendo scoppi e scintille, e subito dopo si spegne). Avrei potuto anch’io incanalarmi nella scia degli smemorati e lasciarmi scivolare addosso questa vicenda. Invece, ho deciso di riproporla per vedere se da questo episodio è possibile trarre qualche insegnamento per il futuro.
Entriamo, dunque, nel merito. A fine maggio la ex masseria Palazzo di Santo Spirito di Stigliano viene candidata a “Luogo del cuore” nella lista del FAI. Non ricordo se a promuovere questa iniziativa sia stato Dino Filippo. Personalmente ne vengo a conoscenza attraverso la chat “Centro Montano” nella quale sono inserito. Stimolati da Enzo Villani inizia la caccia al voto, coinvolgendo gli stiglianesi anche attraverso piccoli spot di testimonial locali che vivono fuori. Anch’io fornisco un mio contributo, elaborando una piccola scheda sul palazzo. Il focus su Santo Spirito prosegue con il convegno istituito da Villani a metà giugno dal titolo “Il turismo di prossimità del dopo COVID lucano: prospettive per Palazzo Santo Spirito di Stigliano”. (https:/./.youtu.be/.CGGcUIBbHZM). Partecipo anch’io alla video-conferenza, su invito, presentando un’ipotesi di nuova funzione da assegnare al Palazzo. Intanto, le esortazioni a votare il palazzo si susseguono per circa un mese, senza raggiungere importanti risultati in classifica. All’improvviso, il silenzio.
Cosa è accaduto nel frattempo?
Nella prima metà di luglio emerge che un proprietario di un fondo agricolo sta edificando una grande porcilaia, a poche centinaia di metri dal Palazzo Santo Spirito (uno dei più eleganti e maestosi palazzi della borghesia agraria del passato). A partire da questa scoperta, la nobile iniziativa volta a promuovere il bene artistico scivola nel grottesco. Da una parte i paladini del bello, bene intenzionati a valorizzare l’imponente edificio rurale; a valle, invece, della monumentale costruzione, si materializzano i primi spettri di migliaia di maiali che a breve entreranno nel grande capannone che sta per essere ultimato. Una nuova porcilaia andrà ad aggiungersi a quella già attiva da circa un decennio in cima al poggio.
Questi impianti industriali non hanno alcun legame con i tradizionali allevamenti di maiali semibradi che fino a Cinquant’anni fa si allevavano nelle porcilaie della Collina Materana. Si basano su “contratti di soccida”, stipulati tra un’importante azienda romagnola (fornisce i suinetti, il mangime, i farmaci, l’assistenza tecnica e la commercializzazione degli animali) e alcuni allevatori lucani (mettono a disposizione la struttura, la forza motrice, il personale e lo smaltimento dei liquami) in cambio di denaro. Si tratta di allevamenti medicalizzati e delocalizzati che non hanno alcuna finalità di implementare una filiera locale per la produzione di salsiccia tradizionale della Montagna Materana.
Ma torniamo a Santo Spirito. L’esito di questa vicenda, dai risvolti surreali, s’inserisce a pieno titolo nel quadro di numerosi altri progetti di cattiva gestione dei “Beni Comuni” stiglianesi. Quando in questi casi ci s’interroga del perché accadono queste cose e si cercano i responsabili, cala il silenzio e tutto finisce nel mare delle nebbie.
Senza assumere alcun tono da pubblico ministero, proverò a ragionare sperando di fornire qualche chiarimento a questa incresciosa vicenda. Secondo taluni, il maggiore imputato sarebbe il proprietario della porcilaia. In realtà questo soggetto prima di avviare un investimento così importante sul fondo di sua proprietà ha incaricato un progettista e ottenuto le necessarie concessioni dai diversi uffici locali e regionali (Ufficio tecnico, Commissione edilizia, Giunta Comunale, ASL, Regione Basilicata, ecc.). Tutto questo non è accaduto ieri ma mesi fa. Come mai nessuno dei componenti dell’ufficio tecnico e dell’Amministrazione Comunale ha pensato d’informare per tempo che c’era in atto la realizzazione di una porcilaia a ridosso dello storico palazzo? Si evitava in questo modo di dare una delusione ai tanti che si sono impegnati a votare e a far votare per un bene architettonico accerchiato dai porci. Si può chiedere ad un imprenditore privato di rinunciare ad un investimento nei terreni di sua proprietà perché a poche centinaia di metri sorge un monumento storico che dalla presenza di una porcilaia (in realtà due) subirebbe un danno d’immagine? Certo che no! Se l’imprenditore ha le carte in regola fa il suo mestiere.
Questa vicenda presenta responsabilità storiche che vanno addebitate alle ultime cinque Amministrazioni Comunali (compresa quella in carica oggi). Infatti, nessuna delle passate amministrazioni (dopo l’acquisto del bene da parte del comune vent’anni fa circa) ha pensato di mettere dei vincoli intorno al palazzo, coinvolgendo in questa opera di tutela la Soprintendenza Archeologica, Artistica e Paesaggistica della Basilicata. Un vincolo, inserito nel piano regolatore, o attraverso altro strumento, che salvaguardasse l’areale intorno al “monumento architettonico”. Inoltre, perché in vent’anni nessuna amministrazione è stata in grado di stabilire quale nuovo destino assegnare al palazzo?
Il silenzio improvviso calato su Santo Spirito è paradigmatico: ci offre uno spaccato della mentalità stiglianese che invece di riflettere sugli errori preferisce rimuoverli. Così facendo si continueranno a fare gli stessi errori e sarà sempre più difficile migliorare lo stato del paese.

P.S. ho grande considerazione per i maiali che vivono allo stato semibrado ma non per quelli allevati nelle porcilaie-lager.

Mimmo Cecere

Milano, 1 ottobre, 2020

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