Nel segno di Carlo Levi, ma non solo

Nel segno di Carlo Levi, ma non solo

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Entro il 31 gennaio 2017 da una short liste di dieci città, che sarà definita entro la metà del prossimo novembre da una commissione di sette esperti, sarà scelta la capitale italiana della cultura per il 2018. Aliano, una delle ventuno candidate, mette intanto in vetrina la sua preziosa rete museale, oltre alle notevoli risorse storiche, artistiche e paesaggistiche e ad importanti e consolidate iniziative socio-culturali.

Solo una fila sottile e sinuosa di piccole case adagiate dolcemente sulla cresta della collina e magicamente sospese su una distesa surreale di affascinanti calanchi, in uno scenario di strabiliante bellezza: è Aliano, il borgo lucano che Carlo Levi ha immortalato e reso famoso nel mondo con il nome di Gagliano grazie al suo celeberrimo libro di memorie del confino, Cristo si è fermato a Eboli.
Nessun altro paese, dentro e fuori i confini della Lucania-Basilicata, ha ricevuto altrettanta fama da un suo confinato politico: non Brancaleone Calabro da Cesare Pavese, non Montalbano o San Giorgio Lucano da Camilla Ravera, non San Fele da Manlio Rossi Doria, non Ventotene da Sandro Pertini e Altiero Spinelli, non Pizzoli da Leone Ginzburg.
Aliano è oggi una minuscola comunità di circa 1000 abitanti, ivi comprese le frazioni di Alianello Nuova e Alianello di Sotto. Il territorio è compreso fra il Sauro e l’Agri, fiumi un tempo navigabili, per cui, tra il VII e il V secolo a. C., vi penetrarono sia i Greci dalla costa ionica che gli Etruschi da quella tirrenica, dando vita ad intensi scambi commerciali con la popolazione indigena dei Coni.
Aliano, dunque, ha una storia antica, come documentano peraltro gli interessanti scavi archeologici effettuati nella contrada Cazzaiola di Alianello e nei pressi di Santa Maria la Stella dopo il terribile terremoto del 1980, che devastò molta parte dell’Irpinia e della Lucania-Basilicata.
Il materiale, rinvenuto in una necropoli di oltre mille tombe terragne e conservato presso il Museo della Siritide di Policoro, è di straordinario interesse storico ed artistico. Anfore, fibule, spade, monili, utensili domestici ed altri preziosissimi reperti attestano la presenza di un’antica cultura sincretistica. La popolazione indigena, infatti, assorbì gli elementi salienti della civiltà dei greci e degli etruschi, che, risalendo il corso dell’Agri e del Sinni, avevano dato vita nell’area ad un centro di notevole vivacità commerciale.
Centro vitale anche in epoca romana, nel Medioevo, attraverso alterne vicende, Aliano fu feudo di Giovanni Bricaldo, consigliere del re Carlo I d’Angiò, poi dei Sanseverino, dei Della Marra, dei Carafa, dei Guzman ed infine dei principi Colonna di Stigliano.
Oscura è invece la storia del paese nei secoli successivi, segnata comunque da una persistente deleteria feudalità e scandita da disastrose calamità naturali, frane e terremoti in particolare.
Nel Novecento, infine, il nome di Aliano si è indissolubilmente legato a Carlo Levi, che vi era giunto come confinato politico da Torino, via Grassano, il 18 settembre 1935.
L’autore del Cristo si è fermato a Eboli era stato subito colpito dalla sua atipicità rispetto agli altri paesi-presepe della montagna materana, che aveva avuto modo di conoscere durante il suo lungo viaggio di trasferimento. Aliano, egli scrisse, “non si vedeva arrivando, perché scendeva e si snodava come un verme attorno ad un’unica strada in forte discesa, sullo stretto ciglione di due burroni”.
Un pugno di misere casette abitate da contadini che, lontani da Dio e dal mondo e impegnati in un’aspra e faticosa lotta quotidiana di sopravvivenza, non riuscivano a liberarsi da una miseria indefettibile e da una noia immortale: tale spettacolo si mostrava agli occhi di Levi dall’alto del cimitero o dalla terrazza della sua casa di confino, quando osservava il suo nuovo mondo con l’occhio incantato dell’artista, l’animo traboccante di emozioni ineffabili, la mente prigioniera di un’atmosfera numinosa.
Ma, grazie allo stesso Levi, anche qui il tempo poi non è passato invano e il paese del confino e della malaria è diventato un piccolo centro, ancora tormentato dalle dolorose piaghe della disoccupazione e dell’emigrazione, ma trasfigurato nell’aspetto urbano e reso accattivante da un’intelligente opera di ristrutturazione, che ha avviato un incoraggiante sviluppo del turismo culturale.

Aliano (MT), museo della civiltà contadina
Aliano, perciò, oggi è un borgo grazioso, dotato di una significativa rete museale, che lo rende capace di assolvere all’impegnativo ruolo di custode delle memorie leviane, ma non solo: la Casa di confino, il Museo della Civiltà contadina, il Museo Storico, la Pinacoteca Carlo Levi,  , l’artistico presepe di Franco Artese.

Aliano (MT), la Pinacoteca Paul Russotto
Le sue viuzze e piazzette ogni anno, da circa trent’anni, sono invase da giovani studenti provenienti dagli istituti d’arte di Potenza, di Matera, di Melfi, di Maratea, di Teggiano, di Eboli per partecipare alla importante Estemporanea di Pittura, organizzata dal Circolo Culturale “Nicola Panevino” e promossa negli anni da grandi artisti quali Pietro Benevento, Ugo Annona, Luigi Guerricchio e Guido Sacerdoti.
Seducente ai loro occhi si mostra la mitica Fossa del Bersagliere, su cui si affacciano le piazzette dedicate a Carlo Levi e a San Pio da Pietrelcina, i due numi tutelari, laico il primo e cristiano l’altro, cui sembrano essere state affidate le sorti di una comunità bisognosa di protezione, se non di miracoli, per affrontare un futuro dalle prospettive comunque incerte e non incoraggianti, a causa del progressivo massiccio spopolamento.
Senza trascurare, evidentemente, San Luigi, il venerato santo patrono, la cui chiesa, al centro del paese, conserva numerose e pregevoli opere d’arte: La Madonna del suffragio e donatore del lucano Carlo Sellitto, attivo tra il Cinquecento e il Seicento; La Madonna Assunta o degli Angeli, una pregevole opera da alcuni attribuita all’artista Luca Giordano, famoso pittore napoletano del Seicento, che operò anche a Firenze e in Spagna, dove realizzò la decorazione della volta della chiesa dell’Escorial; una splendida Croce Astile del 1573; due preziosi oli su tela, un San Luigi e una Madonna di Viggiano, di Nicola Iosca, artista lucano contemporaneo con importanti esperienze negli Stati Uniti d’America.

da sinistra: Nicola Iosca e Vito Angelo Colangelo
Non restano insensibili di fronte ai tesori artistici e paesaggistici alianesi neppure i vincitori del Premio Letterario Nazionale “Carlo Levi”, organizzato dal Circolo Culturale e dal Parco Letterario con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale e della Regione Basilicata.
Finora un corteo di personalità, che hanno dato lustro alla kermesse letteraria alianese, giunta alla XIX edizione: da Franco Rosi a Raffaele Nigro, da Giuseppe Pontiggia ad Alberto Bevilacqua, e poi, tra gli altri, Lorenzo Mondo, Ariel Toaff, Gerardo D’Ambrosio, Stefano Rodotà, Raffaele Crovi, Giorgio Montefoschi, Pino Aprile, Clara Sereni, Walter Pedullà, Gianni Riotta, Dacia Maraini, Clara Sereni, Isabella Bossi Fedrigotti, Laura Pariani, Tahar ben Jelloun.
Ultimo, ma non ultimo, luogo di culto per i visitatori del borgo dei calanchi, da qualche anno sempre più numerosi, soprattutto ad agosto in occasione del Festival della paesologia, è la Tomba di Carlo Levi, che aiuta a tenere in vita, foscolianamente, il ricordo di un artista apprezzato e di un grande uomo, che con coerenza e coraggio si batté per il riscatto del Mezzogiorno e dell’Italia.

Angelo Colangelo

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