La conferenza di Copenhagen e l’inganno globale

La conferenza di Copenhagen e l’inganno globale

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Già da alcuni giorni si parla della  conferenza sul cambio climatico, nei prossimi andrà ancora peggio: il nostro invito è di spegnere il televisore. Il mondo per l’IPCC si prepara al fuoco eterno, con buona pace della gente comune, che è ben contenta di starsene al caldo. Forse era meglio puntare sul grande gelo, forse avrebbero catturato più attenzione, ma l’eterna estate piace molto di più che la neve, lo dicono centinaia di sondaggi effettuati in tutto il mondo.Tutti parlano ormai del prossimo meeting di Copenhagen sul clima del pianeta, in questi giorni vengono intervistati scienziati di tutto il mondo su un tema caldissimo (sarebbe proprio il caso di dirlo!) come quello dei cambiamenti climatici ed i telegiornali danno in pasto alla pubblica opinione informazioni del tutto parziali e fuorvianti nell’ambito dell’effetto serra e del riscaldamento globale.

Qualche anno fa, quando i media presentavano il meeting di Kyoto, almeno usavano l’accortezza di riferire che i grandi della Terra si riunivano per studiare contromisure tese a ridurre le emissioni inquinanti da parte dell’ uomo, responsabili dell’effetto serra e quindi dell’aumento termico globale.

Ora, invece, si taglia corto e si cita direttamente il cosiddetto “pacchetto clima”, eludendo completamente le cause e dando quindi per scontato ciò che scontato non è e cioè che l’uomo sia la causa unica di ogni piccola variazione del clima.

Quello che stiamo vivendo, cari lettori, è un periodo caratterizzato da una grossa involuzione scientifica in questo senso e se consideriamo anche la storia imbarazzante delle intercettazioni delle mail scambiate tra eminenti climatologi di fama mondiale, in questi giorni l’uomo sta scrivendo alcune tra le pagine più nere della storia della Climatologia!

Quello che ci si rifiuta di accettare è che, ancora oggi, siamo ben lungi dall’aver compreso tutte le variabili che entrano in gioco nel condizionare il clima, né tutte le relazioni di causa-effetto che condizionano il sistema climatico, né tanto meno quali siano tutti i fattori astronomici, geofisici, biologici ed antropici che condizionano il clima ed il peso che hanno i primi nel produrre effetti sul secondo.

Il più grande scienziato che sia mai esistito, Galileo Galilei, ci insegna il metodo scientifico: ogni scoperta, per essere accettata come tale, deve essere riprodotta in laboratorio, provata e riprovata, fino alla formulazione di una legge generale.

Il vero scienziato è colui che ha l’umiltà di ammettere quali sono i limiti della Scienza e della mente umana e di considerare che ogni teoria, fin quando non è legge, può essere modificata, o perfino cessare di essere valida.

Il vero scienziato, citando Antonino Zichichi, non ha l’arroganza di chi crede di sapere tutto, ma è umile a tal punto di accettare che ha ancora tanto da studiare e da scoprire prima di poter giungere ad una verità scientifica, perché quella di cui è in possesso è sempre parziale, frammentaria e caduca. Inoltre è dotato della virtù dell’onestà intellettuale, che consiste nel non alterare i dati, né manipolare i risultati dei suoi studi.

Ora, mi chiedo: quali sono le leggi, che regolano il clima? Quali equazioni matematiche sono inserite nei modelli che affermano con certezza che farà sempre più caldo? Come è possibile esser certi del clima che ci sarà tra 90 anni, se ancor oggi non siamo in grado di sapere che tempo farà a Natale e, a volte, sbagliamo anche le previsioni a 3 giorni?  In base a quali modelli climatici si afferma che, ad un aumento del 5% della concentrazione di anidride carbonica nell’aria in 50 anni, debba corrispondere un aumento di temperatura di 6°C entro il 2100 e non, magari, un raffreddamento?

Quelli falsati dell’IPCC, forzati a puntare verso l’alto qualsiasi cosa accada? ma che Scienza è mai questa, priva di un serio contraddittorio tra le parti? E che società è mai la nostra, quella che altera la realtà a tal punto, da mettere alla ribalta di tutti i telegiornali di un paio di settimane fa notizie di un caldo anomalo nell’Australia sud-orientale con tanto di incendi e moria di koala e di non fare neanche un cenno all’ondata di freddo ed alle pesanti nevicate che hanno investito una regione poi non tanto lontana dall’ Australia, come la Nuova Zelanda?

Coloro che trasmettono queste notizie, o meglio ancora, gli enti che contattano le varie testate giornalistiche, invitandole a diffonderle, non sanno che nella circolazione generale dell’atmosfera, nella fascia compresa tra le latitudini di 30° e 60° esistono le onde di Rossby, nelle quali ondate di caldo in una zona sono esattamente compensate da ondate di freddo in un’altra e che, nel caso prima citato tanto caldo è sceso dai tropici verso l’Australia, altrettanto freddo è risalito dal Polo Sud verso la Nuova Zelanda?

Perché, allora, parlare solo del caldo australiano e non anche del gelo neozelandese, o della ripresa attuale dei ghiacciai antartici? La risposta è pronta: perché, nell’ottica perversa di trasmettere alla popolazione l’idea che fa sempre e solo caldo, non possono rientrare notizie del genere: queste sì che produrrebbero “Una scomoda verità”, altro che quella di Al Gore! e allora vai con le interviste, nei telegiornali del mattino, a scienziati giapponesi che sentenziano imminenti catastrofi climatiche causate dall’uomo e che dicono che i ghiacciai dell’Himalaya attualmente stanno avanzando, ma tanto tra un po’ dovranno pur arretrare anche loro, fino a scomparire del tutto entro il 2100, perché in un mondo in cui tutto il ghiaccio fonde per colpa dell’uomo, non è previsto che un ghiacciaio possa avanzare!

Così tutto è pronto, vari enti di ricerca mondiali stanno mettendo a punto gli ultimi dettagli per preparare presentazioni e dibattiti nella conferenza di Copenhagen e vendere al mondo intero l’idea che è necessario ridurre drasticamente le emissioni inquinanti, non certo perché sono nocive alla salute, ma esclusivamente perché altereranno irrimediabilmente il clima del pianeta.

Tutto avverrà il giorno 8 Dicembre, un giorno di festa, molta gente sarà a casa, e sarà vittima di una televisione che, questa volta più che mai, si  renderà complice di una subdola e premeditata manipolazione planetaria delle pubbliche coscienze.

Il nostro invito per il giorno dell’Immacolata, ora più che mai, è quello di lasciar perdere le chiacchiere e di spegnere il televisore, per dedicare il nostro tempo alle buone cose d’un tempo, come giocare con i più piccoli accanto ad un presepe o ad un albero di Natale in festa e di dare ascolto ai nostri cari anziani: essi, dall’alto della loro “ignoranza scientifica”, sono depositari di una saggezza, di una profondità e di una cultura che molti dei più illustri e dotti scienziati climatologi dei giorni nostri non possiedono.

Dott. Prof Pier Paolo Talamo

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