Regione e Comuni spendono royalty senza programmazione «Verdetto» della Corte dei Conti sull’utilizzo delle risorse generate dal petrolio. Una fotografia dietro la quale si cela un «ver detto» non scritto, ma che si evince chiaramente dalla ponderosa e analitica mole di dati raccolti dalla Sezione regionale di controllo per la Basilicata della Corte dei Conti: Regione, Province e Comuni lucani escono sostanzialmente «bocciati» nell’utilizzo delle royalty. Un beneficio che per la Basilicata si traduce in 1 miliardo e 160 milioni circa incassati dal 2001 al 2013 dalla Regione e dai 12 Comuni dell’area estrat tiva. Emerge dai risultati di una «ricerca diretta a conoscere e illustrare come vengono impiegate le risorse finanziarie generate dall’attività estrattiva del petrolio in Basilicata», già anticipati nell’adunanza pubblica dal magistrato istruttore e relatore, dott. Giuseppe Teti (analisi economico-finanziaria, dott. Francesco Micucci).
La Corte dei Conti osserva, analizza, apre a va lutazioni e giudizi, attende che gli Enti chiamati in causa possano prendere atto e, se necessario, in tervenire per rimodulare e programmare al meglio le proprie risorse. E lo fa partendo da un’«istantanea» che in maniera anche brutale dà la misura dell’entità complessiva della somma di cui si parla che è stata talmente parcellizzata da non consentire di percepirne i benefici. Dal 2001 al 2013, la Regione e i Comuni di Calvello, Corleto Perticara, Ferrandina, Garaguso, Grumento Nova, Marsico Nuovo, Montemurro, Pisticci, Policoro, Salandra, Tursi e Viggiano hanno incassato circa 1 miliardo e 160 milioni di euro. Cosa sarebbe successo se questa somma fosse stata divisa tra tutti i residenti di questi ter ritori? La Corte dei Conti ha fatto qualche calcolo. Ogni lucano avrebbe avuto in media ogni anno circa 1.035 euro che scendendo nel dettaglio significa che un cittadino di Viggiano avrebbe avuto in media dal 2001 al 2013 la somma di 2.979 euro (che vanno dai 296 del primo anno ai 6.185 euro del 2013), un cittadino di Grumento Nova ne avrebbe avuti 878 (dai 159 del
2002, prima erogazione, ai 1.693 del 2013) e un abitante di Calvello ne avrebbe avuti in media 650 (dai 42 euro del 2004, prima erogazione) ai 2.217 del 2013), mentre i residenti nei territori non estrattivi avrebbero avu to in media 129 euro all’anno (dai 13 euro del 2001 ai 293 del 2013). Ma torniamo a Viggiano e alle sue risorse: ogni residente nel 2013, dividendo quelle royalty che il Comune di Viggiano più volte ha di chiarato di non sapere come spendere, avrebbe avuto 6.185 euro, il che vuol dire che una famiglia di 4 persone avrebbe avuto circa 25 mila euro. Nessun commento. Poi l’analisi, ente per ente di come (e in che misura) sono stati spesi i soldi. In sostanza, sono gli stessi dati a parlare e a dimostrare che non esiste alcuna seria programmazione della spesa nel corso degli anni da parte della Regione Basilicata e dei Comuni che beneficiano delle royalty, fatta eccezione per il Programma operativo Val d’Agri. Ma per il resto delle risorse, la Regione Basilicata non ha seguito alcuna linea andando a tamponare le emer-
genze più varie: dalla sanità, al sostegno all’Uni – versità, ai lucani all’estero, alla spesa corrente.
Nessuna valutazioni di merito da parte della Corte dei Conti che va ad esplorare «il risultato della ge stione che ciascun soggetto pubblico beneficiario di tali risorse, ha raggiunto rispetto agli obiettivi pro grammati». Royalty la cui natura varia in relazione al prezzo medio del prodotto. Ma la Corte dei Conti guarda «alla quantità di prodotto esistente nel sot tosuolo e anche alla quantità convenientemente estraibile in relazione alle tecnologie tempo per tem po disponibili e ai ricavi attesi» dagli operatori e che sfugge «al controllo delle autorità regionali e locali lucane». Non gli sfugge però che è «possibile operare per ridurre i costi legati all’attività amministrativa che occorre percorrere per addivenire alla fase di coltivazione e estrazione dell’idrocarburo». Sono i cosiddetti tempi della burocrazia sui quali conclude «gli spazi di miglioramento sono ampi e dovero samente percorribili».

LUIGIA IERACE

La Gazzetta del Mezzogiorno
Giovedì 1 maggio 2014