In ricordo del Cardinale Giacomo Biffi

In ricordo del Cardinale Giacomo Biffi

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Cardinale Giacomo Biffi

Intorno alle 3 di notte, dell’11 luglio 2015, si è spento il Cardinale Giacomo Biffi. Le esequie si svolgeranno domani alle 10.30 nella cattedrale di San Pietro a Bologna. Aveva 87 anni. Malato da tempo, a maggio scorso aveva subito un delicato intervento chirurgico a una gamba, con l’asportazione dell’arto.
Per quasi 20 anni, dal 1984 al 2003, aveva governato l’Archidiocesi di Bologna, prima della rinuncia al mandato per raggiunti limiti di età. Da allora, come Vescovo emerito della città, si era ritirato per i restanti anni, presso la villa San Giacomo di San Lazzaro, scegliendo il silenzio.
Un mese fa, informato della sua malattia, Papa Francesco gli aveva inviato un augurio, assicurandogli la sua preghiera con queste parole: “Prego per Lei, perché Ella possa fiduciosamente aderire alla volontà del Signore e offrire i suoi patimenti per il bene della Chiesa”.
L’attuale Arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, dovette riferirgli personalmente della necessità di quel delicato intervento, non avendo Biffi parenti stretti in vita, e la reazione di quest’ultimo alla notizia fu di impressionante serenità, che non poteva essere un’improvvisata ma il segno inconfutabile di una grande fede nel Regno di Dio dopo la morte, come ebbe modo di riferire in un’intervista lo stesso Cardinale Caffarra.
Biffi è stato il 110° Successore di San Petronio e il 118° Pastore della Chiesa Bolognese. Nominato Vescovo da Papa Paolo VI nel 1976, fu elevato al rango di Cardinale da Giovanni Paolo II nel 1985, un anno dopo la nomina ad Arcivescovo di Bologna.
E’ stato anche membro della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, della Congregazione del clero e della Congregazione per l’educazione cattolica.
Ritiratosi nel 2003 per raggiunti limiti d’età, ha conservato il titolo di arcivescovo emerito di Bologna. Tutti lo ricordano per quella frase pronunciata 30 anni fa, sulla città di Bologna, che suscitò molto scalpore. Papa Giovanni Paolo II l’aveva nominato da un anno Vescovo della città felsinea, proveniente da Milano, e lui aveva sentenziato: “ Bologna, sei una città sazia e disperata!”
Cardinale Giacomo BiffiCi sarebbe rimasto per un ventennio, al governo spirituale di quella città, non mancando di sottolineare altre verità scomode, poi rivelatesi profetiche.
Come quando intervenne sul problema degli extracomunitari con una posizione forte, ma colma di saggezza.
Quando il problema degli sbarchi clandestini era ancora agli inizi, non potendo accoglierli tutti per un oggettivo ed inconfutabile problema di tipo logistico, il Cardinale Biffi suggerì di stabilire, come discrimine, il criterio delle comuni origini religiose, per facilitarne l’integrazione sociale ed evitare ciò che poi è successo: una forte autoemarginazione islamica per irriducibili differenze culturali.
Tant’è che quando si è tentato qualche esperimento di integrazione, con i matrimoni misti fra cattolici e musulmani, si è finiti in tribunale con la moglie cattolica costretta, suo malgrado, ad alzarsi nel pieno della notte, per pregare con il marito musulmano e viceversa.
E’ stato leggendo questi fatti di cronaca che il pensiero andava inevitabilmente alla profezia di Biffi, e molti di quelli che l’avevano considerata razzista e fuori luogo allora, per un uomo di Chiesa, si sono dovuti ricredere.
Io personalmente ricordo una sua omelia infuocata di un mercoledì delle ceneri in San Petronio – risalente ai miei studi universitari, capitato lì per caso non essendo allora praticante – in cui il Cardinale tuonava contro la società del nostro tempo, che era piena a suo dire “di suggestioni mortifere di una cultura anticristiana.” Come dargli torto, anche alla luce degli ultimi sviluppi di questi anni, tra eutanasia, lotta alla famiglia tradizionale e teoria del ‘gender’ – che abolisce la distinzione maschio-femmina – che vogliono insegnare ai bambini dell’elementare?
Un aneddoto divertente sulla figura di Giacomo Biffi, viene dal Conclave del 2005. Dovevano eleggere il nuovo Papa dopo la morte di Giovanni Paolo II, e al terzo scrutinio Biffi confida spazientito, in pausa pranzo, ad un altro Cardinale:
“ Se scopro chi si ostina a darmi quell’unico voto che prendo a ogni votazione, giuro che lo prendo a schiaffi!”
Al che l’altro gli ribatte intimidito: “Eminenza, ormai è chiaro chi stiamo eleggendo come nuovo Papa ed è anche abbastanza evidente che questo candidato abbia scelto di votare per lei. Quindi se vorrà ancora mantenere il suo proposito sarà costretto a prendere a schiaffi il Papa”. Biffi rimase di stucco: il Cardinale Ratzinger, futuro Papa Benedetto XVI, aveva deciso di votare per lui!
Teologo pungente e ironico, Biffi fu uomo di Chiesa dalle posizioni nette, preferendo ‘la certezza della fede’ a sfumature e compromessi.
Scrittore inesauribile ma anche pastore di voce forte, Biffi amava dire di essere del “partito della Chiesa” e a Bologna trovò le amministrazioni di sinistra. Di posizioni non certo progressiste, ricordò di aver sempre mantenuto rapporti cordiali, pur non lesinando critiche salaci senza guardare in faccia nessuno.
Quando io mi sono riavvicinato alla Chiesa e Biffi non era più Arcivescovo in carica, memore del suo episcopato che avevo seguito solo sui giornali, ho avvertito il bisogno di scrivergli più volte. Erano gli anni del suo ritiro dalla vita pubblica, e alle mie questioni poste a distanza, di carattere spirituale, il Cardinale non ha mai mancato di rispondere, con il solito acume intellettuale rimasto pressoché inalterato nel tempo.
Un giorno, con grande emozione, ricevetti un suo libro, via posta, con dedica scritta di suo pugno sul frontespizio, che mi invitava ad una lettura fruttuosa del testo.
Il titolo del libro era: “Esplorando il Disegno”, una raccolta di sue lezioni magistrali di Religione Cattolica tenute all’Università di Bologna, al tempo del suo episcopato.
Aveva fatto quella scelta, per me, tra i tanti suoi libri, perché sapeva che io insegnavo Religione. Non poteva che essere la scelta migliore.
Da stamattina compare una frase, sulla sua pagina Facebook, che è stata estrapolata da uno dei suoi innumerevoli scritti:
“Dopo, c’è Cristo; di là dallo schermo delle cose, c’è Cristo; alla fine di tutto, c’è Cristo”.
Da oggi la Chiesa di Bologna è più povera. Ossequi Eminenza, riposa in pace!

Giovanni Fortuna

13.07.2015

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