Il Castello: vecchi ricordi

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frana rupe del Castello di Stigliano

Simboli, luoghi iniziatici, colmi d’intense memorie. Vissuti da generazioni di persone nate cresciute rese abili per un mondo mai abbastanza grande, una diaspora, diaspora senza fine……..per quanto tempo ancora e ancora per quante generazioni questo violento rito del emigrazione….obbligata piaccia o non piaccia……………per sopravvivere, per quanto ancora nel bene o nel male.
I simboli a volte crollano, anche noi crolliamo, crolliamo dentro mancanti di vere storiche pietre miliari a somma di PERDITE PERDITE PERDITE, evviva la sincerità. Il castello è crollato, è distrutto, per quante persone nei secoli vero riferimento per una intera e difficile vita quanti di noi bambini, ragazzi vivaci e guerrafondai nei giochi ha rappresentato l’inizio, l’ingresso nel mondo dei grandi. Non è la mia storia è la nostra storia.
Il rito di iniziazione il primo appuntamento quanti appuntamenti al castello sotto il cielo sempre unico sopra l’orizzonte a perdita di occhio, a giro mari e monti mai fu più esplicito.
A cercare il tetto di una casa moderna (perché il nostro è un paese anche moderno) che il tuo papà con fatica, tanta fatica ha tirato su quanti papà laboriosi quanta fatica……dove è finita.
Sentirsi soprattutto, tutti quei paesi vicini, ma sotto, sotto di noi una volta molto di più.
Spettacolo completo per i sensi di giorno e di notte.
Chi riusciva non senza fatica ad arrampicarsi, scavalcare un cancello messo li a diaframma per un ingresso senza retorica….ingresso in paradiso.
Ma che bel rito iniziatico, se fossi nato oggi sarei sicuramente più povero senza il castello.
Sono passati anni di cancelli ne abbiamo incontrati e superati ma il mio ricordo più bello è li una ragazza la più bella di tutte ha scavalcato con innata grazia  e incosciente coraggio il cancello per vedermi  brutto e cattivo per vedere a trecentosessanta gradi orizzonti e tracciare idealmente un solco,
sentiero  per un futuro comune.
‘Io camminerò e tu mi seguirai’ quanti ostacoli forse troppi non so il vittimismo non mi appartiene il paese mi ha temprato e abituato a risolvere
i problemi crescendo in strada sai che è questione di tempo oggi o domani il problema lo devi risolvere, scappare non serve.
Ne capisci di cose in strada…………….. ma questa è un altra storia.
Grato a quel castello che oggi non c’è più grato a quel paese che oggi………….grato a quella porta che come un pugno in faccia mi ha fatto vedere il bagliore dentro come una scia la grazia di saltare un cancello è stata galeotta i lustri passati non hanno cancellato ne l’innocenza ne la curiosità di una particolare e unica bellezza femminile.
Sono un uomo fortunato? Esiste la fortuna?
Ho capito la fortuna e ne ho preso le conseguenze, tutte.
Quel cancello l’abbiamo trovato tante volte e sempre è stato superato mai senza affanni capisci che se vuoi le porte le scavalchi è umiliante trovare responsabili ai fallimenti, è da soli che ci si arrampica al castello della vita ne vale la pena.
Mi piace pensare che anche il mio papà godeva di quello spettacolo……i miei figli ne saranno orfani.
A quanti come me un saluto

anonimogabbiano