Hostilianum

Hostilianum

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Volendo in qualche modo fissare una data più o meno certa delle origini di Stigliano, prescindendo da teorie e supposizioni attinte spesso da tradizioni infondate e da assonanze linguistiche, bisogna partire dalle testimonianze che l’archeologia dell’Ottocento e quella più recente ci hanno restituito. E, dunque, basandoci sui reperti finora scoperti nell’attuale sito dove sorge, si può affermare che Stigliano, come centro urbano e sotto forma di abitato sparso, abbia avuto origine due o tre secoli prima di Cristo. In quel periodo popolazioni di ceppo osco-sannita (le tribù lucane di Strabone e di altri scrittori latini) si erano già stabilmente radicate nel territorio compreso da ovest a est tra il fiume Sele in Campania, e il fiume Bradano in Basilicata; e da nord a sud tra le sorgenti del fiume Bradano e il fiume Lao in Calabria. La posizione montana di Stigliano segnava il confine lucano con la Media valle del Sauro, area sotto l’influenza magnogreca di Metapontum. Spostandosi a valle nel vasto territorio comunale stiglianese si trovano testimonianze ben più antiche a cominciare, in ordine cronologico, dai resti di un villaggio neolitico (VI e V millennio a.C.) in località Gannano scoperti recentemente in occasione della costruzione di un oleodotto. E ancora, una necropoli dell’Età del Ferro (IX e VIII secolo a.C.) detta appunto di Stigliano in località Romito. Poco distante, nei pressi del Picco del Romito, recentissimi scavi effettuati dalla Soprintendenza Archeologica di Metaponto, hanno riportato alla luce una stazione di posta tardo-romana (III-IV secolo d. C.) e non sono mancati reperti e tombe che hanno certificato la frequentazione del sito fin dal periodo Appenninico (XVIII-XII secolo a.C.), per poi proseguire con quello Enotrio (XI-IX secolo a.C.), giungendo a quello greco-lucano e proto-romano. Altri ritrovamenti testimoniano la frequentazione continuativa di quel sito dal periodo bizantino e altomedievale fino al XV secolo. Presenze greche si sono riscontrate nelle località di Mania, Petto Petrollo, Serra delle Croci, Caputo, e  presenze romane ad Arboreto, Santa Severina, San Magaldo, Gannano, con reperti che datano dal V secolo avanti Cristo al III secolo dopo Cristo: l’elenco delle località è lunghissimo. Tombe, cippi sepolcrali, panoplie, vasi, monete, suppellettili, in pratica le testimonianze archeologiche presenti un po’ dappertutto nel territorio comunale di Stigliano attestano, in linea con l’ampia casistica regionale, che siamo in presenza di reperti provenienti da abitazioni sparse, composte da nuclei di pochi individui, gravitanti attorno a centri più consistenti (il Picco del Romito con Alianello e Guardia durante il periodo enotrio, e con Cirigliano durante il periodo romano, ad esempio). Tornando al sito su cui sorse il primo nucleo di Stigliano viene spontaneo chiedersi: ma dove sono i resti di questo villaggio? Nel periodo compreso tra il III a.C. e l’XI d.C. la maggior parte delle abitazioni erano costituite da capanne di fango, legno e paglia, quindi deteriorabili con il tempo; inoltre, eventuali tracce di fondi di capanne o fondamenta di edifici in pietra sono stati cancellati irrimediabilmente dalle sovrapposizioni dei secoli successivi, e i materiali recuperati per nuove costruzioni. La mancanza di documenti e di testimonianze scritte, ha affidato all’archeologia, in maniera frammentaria e  attraverso scoperte spesso fortuite, il compito di gettare qualche spiraglio di luce sulla storia di Stigliano fino al periodo romano quando, secondo il Flecchia e il Pennetti, una villa rustica sorta su di un praedium Hostilianum, ossia un fondo proprietà di qualche gens Hostilia romana (senza scomodare re Tullo Ostilio e l’imperatore Ostiliano), è servita da nucleo generatore per un primitivo abitato denominato Hostilianum, e diventato poi Ostiliano, Ostuliano, Stilianum, Astiliano, Stiliano e, infine, Stigliano. La caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la crisi economica che ne seguì e che portò all’abbandono delle campagne di pianura destinate a trasformarsi in paludi malariche; l’abbandono delle coste, e soprattutto le invasioni barbariche, fecero sì che le popolazioni italiche cominciassero ad arroccarsi sulle cime dei monti e delle colline dove era più facile sfuggire alla malaria e più facile potersi difendere. Sorsero quindi nuovi centri montani mentre altri, sotto la spinta di forti incrementi demografici, persero la loro connotazione di abitato sparso e diventarono veri e propri aggregati urbani. Lo scrittore Antonini, secondo una notizia non documentata, vuole Stigliano fortificata dai Goti (V-VI secolo d.C.). Queste, forse, sono le prime tappe che videro Stigliano nascere come nucleo urbano aggregato e organizzato. Terra di contadini e pastori non ebbe gli onori della cronaca, per quanto ne sappiamo, e la vita del nostro piccolo paese trascorse lenta e inerte sotto il dominio dei vari conquistatori e dei vari feudatari che si succedettero. Almeno fino ai della Marra, ai Carafa, ai Colonna, quando il destino di Stigliano si legò strettamente a quello dei suoi nuovi feudatari e ne subì gli effetti; fino all’abolizione della feudalità, al brigantaggio e alla storia più recente, quando, seppur timidamente, uscì dallo stretto ambito della storia locale.

Salvatore Agneta

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