Gianni Alemanno

la convocazione delle Primarie per la scelta del candidato Premier del centrodestra ci pone di fronte a delle scelte difficili ma fondamentali per lo sviluppo futuro del nostro progetto politico. Come sapete, dopo aver a lungo riflettuto sull’opportunità di una mia candidatura in questa prova, ho deciso di appoggiare Angelino Alfano. Questa scelta non deriva soltanto dall’impegno inderogabile di ricandidarmi come Sindaco di Roma: ci sono motivi politici nazionali, molto significativi per tutta la Comunità militante di Nuova Italia, che voglio riassumere brevemente in questa lettera.
Sono ormai alcuni anni che evidenziamo la necessità di costruire un futuro per il centrodestra italiano che vada oltre la figura del suo principale fondatore, Silvio Berlusconi. Tutto il percorso che dal 1993 ad oggi ha portato la Destra ad uscire dall’isolamento politico per ritrovarsi in un più ampio schieramento in grado di costruire un’alternativa di governo alla Sinistra, doveva trovare il suo sbocco nella creazione di un grande partito di centrodestra protagonista nella vita politica e sociale della nostra comunità nazionale.
Questa prospettiva ci ha indotto a rimanere nel Popolo della Libertà anche dopo la fuoriuscita di Gianfranco Fini, e quindi a sollecitare la nomina di un Segretario in grado di rappresentare il rinnovamento del Partito. Carica a cui, un anno e mezzo fa, abbiamo eletto all’unanimità un giovane come Angelino Alfano.
Sappiamo tutti che in questo periodo non c’è stata quell’accelerazione che doveva portare il Segretario Alfano a prendere saldamente nelle sue mani le redini del Partito e a costruire un progetto e un sistema di alleanze in grado di superare la crisi del Governo Berlusconi. La responsabilità di questa mancata accelerazione non può essere attribuita in esclusiva ad Alfano, non solo perché sarebbe umanamente ingeneroso ma soprattutto perché tutta la classe dirigente centrale e periferica ha condiviso in questo anno e mezzo le scelte (o le non-scelte) che venivano prese, senza nessuna forma di dissenso e di opposizione.
Solo nell’ultimo Ufficio di Presidenza, quando abbiamo rischiato di rinviare per l’ennesima volta l’indizione delle Primarie, c’è stata un’assunzione di responsabilità con una scelta chiara in favore del rinnovamento, nonostante le legittime perplessità di Silvio Berlusconi e di alcuni componenti di questo organo politico. Ma il protagonista oggettivo di questa presa di posizione è stato lo stesso Angelino Alfano che, finalmente, ha manifestato quella capacità di leadership necessaria per tracciare una strada verso il futuro del Partito.
E’ politicamente legittimo, quindi, mettere in discussione il ruolo di Alfano proprio nel contesto di queste Primarie che si stanno svolgendo grazie alla sua azione determinante? E’ corretto contrapporsi a lui solo quando ha avuto il coraggio di esporsi in una posizione diversificata da quella di Berlusconi?
La realtà è che, nonostante tutte le esitazioni e i problemi del recente passato, il rinnovamento oggi più che mai passa attraverso la legittimazione di Alfano come candidato Premier e leader del Partito. Un cambiamento che avviene senza rinnegare  il passato, senza “tradire” Silvio Berlusconi che è stato il primo a scegliere Alfano come suo successore, ma con una discontinuità di metodo che viene sancita proprio attraverso le Primarie, con l’utilizzo della forma più aperta di democrazia diretta. Di contro, mettere oggi in difficoltà Alfano significa rischiare di provocare un salto all’indietro, l’apertura di una fase confusa e contraddittoria, che non ci possiamo certo permettere a pochissimi mesi dalle elezioni politiche, regionali e comunali.
Attenzione: nessuno può o vuole demonizzare le altre candidature che sono scese in campo. Non lo posso fare io che, come ho già detto, sono stato molto vicino alla scelta di candidarmi, non lo può e non lo deve fare nessuno perché in questo modo verrebbe delegittimato lo strumento stesso delle Primarie, che per essere credibili si devono svolgere con assoluta libertà ed autenticità. Ma questo non toglie che la scelta migliore – per noi che abbiamo sempre creduto al rinnovamento, che per primi abbiamo chiesto l’ “azzeramento” del Partito con una  reale rifondazione nei metodi, nei comportamenti e nei contenuti –  rimane quella di appoggiare convintamente Alfano.
Ma ci sono delle condizioni politiche che noi portiamo nello schieramento a sostegno di Alfano, con un appoggio che non abbiamo esitato a definire “pesante” ed “ingombrante”.
Innanzitutto il portato programmatico e valoriale della cultura comunitaria tipica della destra sociale. Il Partito che si deve coagulare attorno alla nuova leadership non può e non deve essere un partito semplicemente “liberale”, né l’apporto della destra può ridursi a spinte reazionarie da aggiungere al fronte moderato. Il moderno centrodestra deve fondere tutte le migliori istanze liberal-democratiche con una identità comunitaria in cui i valori tradizionali della Patria e della Famiglia vengano consapevolmente inseriti in una valorizzazione di tutte le appartenenze comunitarie. Non si tratta di esercitazioni astratte ma di un preciso orientamento per affrontare tutti i problemi sociali ed economici, in una chiave di sussidiarietà, di partecipazione e di integrazione comunitaria.
Secondo punto: un preciso codice etico per valutare candidature, comportamenti, incidenti di percorso e veri e propri scandali. Il “partito degli onesti” invocato da Alfano all’atto della sua elezione a Segretario, deve diventare subito una realtà, anche attraverso un’autonoma capacità di esprimere giudizi in modo rapido e credibile su tutti i problemi che possono nascere in questo ambito. E’ necessario costituire un “Comitato di garanti” di altissimo profilo personale ed istituzionale che, senza sottostare a campagne di diffamazione o a controverse vicende giudiziarie,  sia in grado di validare tutte le scelte difficili e di consegnare agli elettori liste di candidati composte da persone con curriculum adeguati. Credo che chiunque si renda conto che, dopo tante brutte vicende che hanno contrassegnato il cammino del Popolo della Libertà, non sia più possibile rinviare o ridimensionare la soluzione di questi problemi.
Terzo punto: un programma sociale ed economico adeguato alla gravità della Crisi che sta attraversando il nostro paese. Non ci possiamo permettere di giocare, né con moderatismi che impediscono scelte chiare e risolute, né con atteggiamenti barricadieri che prescindono dalle compatibilità economiche e finanziarie in cui deve muoversi la nostra Nazione. Essere un Partito di governo significa farsi carico non solo delle aspettative popolari e della rabbia che nasce dalle difficoltà di tante famiglie e di tanti giovani, ma anche di quelle scelte difficili ed apparentemente antipopolari che sono necessarie per uscire da queste difficoltà. Non illudiamoci di fare concorrenza a Grillo o alla Lega in termini di demagogia e populismo, tradiremmo il dovere che abbiamo nei confronti della nostra comunità nazionale senza per questo essere credibili in questi ruoli.
Tutto questo ha un’immediata e  precisa conseguenza nell’atteggiamento da tenere nei confronti del Governo Monti e delle varie formazioni che cercano di ritagliarsi uno spazio al centro dello schieramento politico. Noi dobbiamo definire un programma elettorale e un’agenda di riforme economico-sociali che rappresenti un lucido e radicale superamento dell’esperienza del governo tecnico, senza per questo rinnegare i risultati dell’opera di risanamento, di rigore e di credibilità internazionale che Mario Monti, anche attraverso il nostro appoggio, ha conseguito in questi mesi. L’esperienza del Governo tecnico deve terminare inderogabilmente con le prossime elezioni per lasciare il campo alla politica e alla democrazia, sciogliendo una maggioranza dove la convivenza tra centrodestra e centrosinistra non poteva non rivelarsi paralizzante e mandando a casa molti ministri tecnici, troppo lontani dalle aspettative popolari e troppo condizionati dagli interessi dei “poteri forti” economici e finanziari. in altri termini Monti può continuare a svolgere un ruolo di governo solo compiendo una scelta politica a favore di un programma di centrodestra e sottoponendosi attraverso esso al giudizio popolare.
Anche nei confronti dei “moderati” dell’Udc e del “Manifesto della Terza Repubblica” dobbiamo produrre una forte sollecitazione per ottenere una scelta di campo, consapevoli di essere di fronte a dei potenziali interlocutori per creare un’alternativa alla Sinistra di Bersani e all’antipolitica di Grillo. Si può e si deve costruire una svolta politica che ripristini il valore del bipolarismo, senza assumere toni urlati e soprattutto senza sbandierare programmi privi di una reale sostenibilità economica e finanziaria.
Quarto punto: dalle ceneri del Popolo della Libertà deve nascere un Partito nuovo, con un rinnovamento estetico che cominci da un nome e da un simbolo più coinvolgenti di quelli del Pdl; con una struttura organizzativa che leghi attraverso la partecipazione il radicamento popolare e la costruzione di un’autentica classe dirigente; con una struttura aperta e movimentista che, attraverso il sistematico utilizzo dello strumento delle Primarie, scelga in modo trasparente tutte le candidature elettorali e tutte le cariche di Partito. Questo Partito deve essere improntato al principio di sussidiarietà, per coinvolgere associazioni, aggregazioni civiche, rappresentanze sociali nel governo delle istituzioni, attraverso il coinvolgimento di personalità della società civile che accettino consapevolmente di acquisire un ruolo politico senza nascondersi dietro ambigui ruoli “tecnici”. Un Partito, infine, che riscopra in termini moderni e aperti il valore della militanza, come missione, impegno e atto di amore nei confronti del proprio Popolo.
Le Primarie del 16 Dicembre non devono essere un momento isolato o una sfida personale, ma l’atto di fondazione di questo nuovo Partito a cui affidare il cambiamento e la continuità del progetto politico del centrodestra. L’Italia ha bisogno di questo soggetto politico per compiere le scelte e attuare le riforme che sono necessarie per tornare ad essere sovrani, competitivi e vincenti nello scenario globale.
In questo nuovo Partito, la Comunità politica rappresentata dai Circoli della Nuova Italia potrà dare ai valori e ai progetti della destra sociale un ruolo sempre più importante, superiore per qualità ed incidenza a quello fin qui avuto dentro Alleanza Nazionale e dentro il PdL. Non è un sogno, è la realtà che è emersa anche in questi giorni in cui siamo stati determinati nel provocare la rottura dei vecchi equilibri nel Partito e il rinnovamento attraverso le Primarie.
Angelino Alfano, in questo momento, è la persona a cui è oggettivamente affidato il compito di fare sintesi in questo difficile processo politico: dobbiamo essere al suo fianco, con un gioco di squadra che metta da parte ogni personalismo, per aiutarlo a vincere questa sfida decisiva. Pronti per l’Italia.

  Gianni Alemanno