Flash lucani di Arturo Zavattini sulle orme di Carlo Levi

Flash lucani di Arturo Zavattini sulle orme di Carlo Levi

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Flash lucani di Arturo Zavattini sulle orme di Carlo Levi

Lo storico Palazzo Pigorini di Strada della Repubblica ospiterà fino al 3 giugno in Parma una ricca e interessante mostra fotografica di Arturo Zavattini, che sarà inaugurata il 12 aprile alle ore 18,30 alla presenza dell’autore, dei curatori Francesco Faeta e Giacomo Daniele Fragapane e dell’Assessore alla Cultura della città ducale, Michele Guerra.

Una delle 5 sezioni, in cui è articolata la mostra, intitolata “Arturo Zavattini Fotografo. Viaggi e cinema, 1950-1960” e organizzata da Solares Fondazione delle Arti in collaborazione con l’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, è dedicata al “Viaggio in Lucania”, che Zavattini fece al seguito di Ernesto De Martino in occasione della ben nota spedizione del 1952, realizzando una serie di foto straordinarie, cui era affidata la narrazione per immagini della vita quotidiana contadina in Lucania-Basilicata.

E’ ben noto che, dopo l’immediato e clamoroso successo del “Cristo si è fermato a Eboli”, la piccola regione, in cui Carlo Levi era stato confinato per la sua attività antifascista, attirò l’attenzione di molti studiosi italiani e stranieri. Si succedettero, così, nel giro di pochi anni le inchieste/indagini di sociologi, etnologi, antropologi ed economisti, quali Friedrich George Friedman, Rocco Scotellaro, Tullio Tentori, Ludovico Quaroni, George Peck, Edward C. Banfield e altri, che operarono perlopiù in collaborazione con il Gruppo di Portici di Manlio Rossi-Doria e Gilberto Marselli, accompagnati e guidati da Rocco Mazzarone, il medico tricaricese che fu un autentico “apostolo laico” del meridionalismo.

Ernesto De Martino
Ernesto De Martino

Di particolare rilevanza fu, comunque, la ricerca etnografica sul campo di Ernesto De Martino (Napoli, 1908 – Roma, 1969), l’antropologo e storico delle religioni allievo di Adolfo Omodeo, che sulle tracce di Carlo Levi se ne andò alla scoperta della Lucania-Basilicata, considerata un mondo intriso di magia e di religiosità popolare, che meritava di essere conosciuto da vicino per avere una comprensione corretta della cultura contadina. Di qui ha origine lo scavo, da cui sarebbero nate testimonianze storiche inestimabili e pagine memorabili sulla fascinazione, considerato il fulcro della magia cerimoniale lucana, sul tarantismo, l’antica tecnica coreutico-musicale di catarsi dalle crisi psichiche, sul pianto funebre, rito tradizionale risalente all’età precristiana.

De Martino, insomma, mantiene fede al suo impegno di non andare in quegli anonimi e dimenticati paesi “alla ricerca del pittoresco o per soddisfare un semplice zelo erudito, ma per tentare di di ricostruire la vita culturale, tradizionale delle generazioni contadine, che si sono avvicendate sul suolo lucano”. In questo modo apre uno squarcio di luce importante sulla vita di fatica, di stenti, di sofferenza della plebe non solo della Lucania, ma di tanta parte del Mezzogiorno d’Italia.

Vi riesce grazie anche ad un notevole lavoro multidisciplinare, che vede coinvolti, fra gli altri, fotografi come Franco Pinna e, appunto, Arturo Zavattini, il figlio del grande Cesare, che già aveva avuto modo di muovere i primi passi nel mondo del cinema, dopo essere stato presentato da Vittorio De Sica ad Aldo Graziati, direttore della fotografia di “Umberto D”.
La Mostra di Palazzo Pigorini, dunque, che per molti versi risulta utile a comprendere la straordinaria arte fotografica di Arturo Zavattini, assume anche il significato di un ideale omaggio a Matera, capitale europea della cultura per il 2019, e a Parma, capitale italiana della cultura per il 2020.

Angelo Colangelo

 

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