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E’ Natale! Il “Bambino avvolto in fasce” la nostra speranza

Santo Natale 2012: messaggio augurale di S. E. Mons. Vincenzo Orofino Vescovo di Tricarico.

Carissimi,
è Natale, la festa del Dio vicino che si è fatto uomo per permettere a ogni uomo di partecipare della vita di Dio. Anche per noi, oggi, mentre siamo presi da tante preoccupazioni quotidiane, risuona forte e chiara la voce dell’Angelo che dice: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc 2,10.11). Anche noi, in questo tempo e in questi luoghi, come i pastori della Giudea duemila anni fa, possiamo esultare perché Dio si è fatto carne ed è venuto ad abitare fisicamente in mezzo a noi e così noi abbiamo la possibilità di contemplare la sua gloria (cfr. Gv 1,14).
Dio, l’Onnipotente e l’Eterno, si è fatto “bambino” per stare per sempre vicino a noi e a ogni uomo. Dio, invisibile e ineffabile, che il nostro cuore desidera più di ogni altra persona e cosa, si intrattiene con noi per invitarci e ammetterci alla comunione con Sé. Quale grande dono! Quale immensa promessa di speranza nel Natale del Signore! Dio è con noi e per noi. Per sempre. Per tutti. A Natale germoglia la speranza perché con la nascita di Gesù, “nostra speranza” (1Tm 1,1), ogni uomo può gustare l’amore misericordioso di Dio e sperimentare che il Padre non abbandona mai i suoi figli. Dio ci ama, ci dona la vita, ci accompagna, ci custodisce, ci protegge, ci attrae a sé, ci accoglie nel Suo Regno. Dio ci vuole per sé e con sé.

Mons. Vincenzo Orofino
Mons. Vincenzo Orofino

Vivere tutti gli istanti con questa consapevolezza è un dono e un compito. Un dono che riceviamo nella fede della Chiesa e un compito che scaturisce dalla nostra identità di figli di Dio. Un dono grande e un compito impegnativo che cambiano la vita e la rendono beata, bella e buona perché la vita di coloro che seguono Gesù è piena, lieta, attraente, sicura, carica di senso, di attesa e di speranza. Quella dei cristiani è una vita originata dalla grazia di Dio e determinata dalla libertà dell’uomo, è illuminata dalla fede e sostenuta dalla carità, è segnata dalla gioia dell’amicizia e caratterizzata dalla gratuità della condivisione. Natale è una straordinaria scuola di vita e di fede!
Carissimi, vi assicuro che si può vivere così, che ognuno di noi può fare esperienza di questa pienezza di vita e di gioia, che questa vita buona è per noi. Per tutti noi. Si può vivere lieti e felici anche oggi nonostante la crisi economica, nonostante il disfacimento del sistema sociale e la fragilità dei cristiani. Possiamo vivere così malgrado i nostri limiti e i nostri peccati. Per vivere così, però, occorre volerlo veramente e avere un cuore colmo di un desiderio di bene per la propria vita. Per vivere così bisogna avere la semplicità, l’umiltà e la libertà di quei pastori che al tempo della nascita di Gesù “vegliavano tutta la notte”, “all’aperto”, “per fare la guardia al loro gregge” (Lc 2, 8-12). Per vivere felici e non essere “trasportati qua e là” da qualsiasi vento di crisi anche noi dobbiamo avere la stessa curiosità e il medesimo desiderio di andare “senza indugio” fino a Betlemme per fissare lo sguardo sul Bambino “avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc 2, 12) e riconoscere in quel Bambino il Signore della nostra vita.
Duemila anni fa, come oggi, per Giuseppe, Maria e Gesù “non c’era posto nell’alloggio” (Lc 2,7), eppure i pastori hanno riconosciuto in quel Bambino il Messia atteso e il Salvatore del mondo. Lo hanno riconosciuto perché vegliavano e attendevano la luce del giorno. Vegliavano e attendevano! Non stavano semplicemente svegli, perché dentro il loro vegliare c’era l’attesa di una luce per la loro vita. Per questo non hanno avuto paura delle tenebre della notte e di pernottare all’aperto. I pastori hanno riconosciuto nel Bambino Gesù il Messia perché il loro cuore non era bloccato e rassegnato bensì pulsante e ardente di fiduciosa attesa. “E la gloria del Signore li avvolse di luce”, di una luce talmente più grande di quella che attendevano che “furono presi da grande timore” (cfr. Lc 2,9).
Cari amici, anche noi siamo chiamati a “vegliare” e ad “attendere” per accogliere la luce che proviene dalla Gloria del Signore e stupirci per le cose sperimentate e raccontate dai pastori (cfr. Lc 2,16-18). Anche dentro la nostra “veglia” e la nostra “attesa”, come per i pastori, c’è una promessa più grande, per noi e per la comunità, che supera ogni ”desiderio” e ogni “merito”. Anche per noi, per riconoscere Dio presente, è necessario vegliare e desiderare realmente di “vedere” il Signore, evitando “di attendere il Regno di Dio senza volere veramente “quel” Regno; volere che avvenga senza amare davvero il Regno di Dio” (L. GIUSSANI, Dalla liturgia vissuta: una testimonianza, Jaca Book, Milano 1991, p. 32).
Il Santo Padre Benedetto XVI nel suo ultimo libro (L’infanzia di Gesù, Rizzoli – Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2012) ci ricorda che la nascita di Gesù costituisce un nuovo inizio per la storia dell’umanità e per quella di ogni persona, poiché “Gesù assume in sé l’intera umanità, l’intera storia dell’umanità, e le dà una svolta nuova, decisiva verso un nuovo essere persona umana”, per cui “con Gesù è arrivata la pienezza dei tempi (…) e comincia l’ora decisiva della storia universale” (pp. 18.19). Ognuno di noi “entra, mediante la fede, nell’origine personale e nuova di Gesù, riceve questa origine come origine propria”, pertanto “la nostra vera genealogia è la fede in Gesù, che ci dona una nuova provenienza, ci fa nascere da Dio” (p. 20). La fede è veramente una nuova nascita, genera una nuova vita, suscita una nuova consapevolezza di sé e della realtà.
Questo è il contenuto della gioia di Natale e questo è anche il motivo della nostra speranza: con la nascita di Gesù nella storia è avvenuto un nuovo inizio di cui siamo resi partecipi. Un nuovo inizio che è accaduto nel seno della Vergine Maria e che continua ad avvenire nella vita di ognuno di noi. Credetemi! Sarà sempre questo “nuovo inizio” a determinare la nostra esistenza e la vita della società e mai le “crisi” e i “fallimenti”, personali e comunitari, presunti e veri, grandi e piccoli. La nostra vita, in quanto cambiata dalla grazia di Dio in questo nuovo inizio, è il vero motivo di speranza per le nostre famiglie, le nostre comunità e la società tutta, poiché il Signore non fa mai mancare ai suoi figli la testimonianza di persone a cui guardare per amarlo e seguirLo nella compagnia affidabile della Chiesa.
Con occhi semplici e puri impariamo a guardare il “Bambino avvolto in fasce” come lo hanno guardato Sua Madre Maria, San Giuseppe e i pastori. Da subito nel nostro cuore rinascerà la certezza che “Dio è con noi” e con essa la vera gioia del Natale.
Il Bambino Gesù, “che giace nella mangiatoia”, alimenti la nostra speranza, nutra la nostra carità, sostenga il nostro lavoro, benedica le nostre attese, custodisca noi e le nostre famiglie nel Suo amore.
Di vero cuore vi auguro un santo e felice Natale del Signore. Auguri!

il vostro Vescovo
+ Vincenzo

Tricarico, 8 dicembre 2012
Solennità dell’Immacolata Concezione della B. V.  Maria

 

 

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