Stigliano, Chiesa di San Vincenzo

Ragioni culturali e religiose per tenere in vita e riaprire al culto la Chiesa di S. Vincenzo in Stigliano

Gentili autorità, rivolgo, da architetto, un appello accorato alle Signorie Vostre affinché venga salvata la chiesa settecentesca di S. Vincenzo in Stigliano dal folle proposito di abbatterla. Le condizioni statiche non sono tali da giustificare la sua demolizione. Una parte dei danni è dovuta alla mancata manutenzione ordinaria e allo stato di abbandono conseguenti alla dismissione, quarant’anni fa, del culto. C’è, alla base, un dissesto più serio dovuto al movimento franoso dell’intera area che ha provocato, in particolare,  la sensibile inclinazione della facciata; ma ciò non prelude a un crollo. Quanti monumenti sopravvivono, anche per secoli, con  notevoli fuori piombo? Con un costo limitato è possibile ripristinare un assetto statico accettabile, anche se  non definitivo. Ad ogni modo vale il principio della priorità assoluta della conservazione di ogni testimonianza storico- architettonica anche di modesto rilievo.  Ma, oltre a questa norma generale, vi sono importanti motivazioni culturali e religiose specifiche del contesto locale che rafforzano la necessità della sua salvaguardia. La storia contemporanea di Stigliano è segnata da una serie di gravi alterazioni e distruzioni del suo patrimonio  storico-architettonico tra cui il caso inaudito, forse unico o raro, della demolizione, pur in perfetto stato, della pregevole chiesa seicentesca di S. Antonio (ad eccezione della  facciata), la principale del paese, ricostruita in c.a.. Il suo centro storico è stato sfigurato da una incontrollata e devastante trasformazione nell’edilizia comune fatta di sopraelevazioni abnormi, di sostituzioni diffuse di elementi architettonici e di completamento moderni e, nell’ultimo decennio, finto antichi e di interventi arbitrari di restyleing rustico delle facciate (messa a nudo del pietrame sottostante l’intonaco) spesso limitati solo a qualche parete o piano che creano discontinuità e dissonanze nel tessuto edilizio prevalentemente intonacato, un tempo decoroso e uniforme. Alcune di queste alterazioni sono presenti anche nel suo nucleo più vecchio che oggi versa in uno stato di degrado e abbandono, lacerato da un lento, inesorabile moto franoso. Solo un anno fa sono state costruite due ‘finte’ porte urbane medievali con  rovine (una  proprio a 50m. da S. Vincenzo) da parte dell’Amministrazione comunale convinta ingenuamente di valorizzare così il nucleo urbano di origine medievale. Ora, si vuole abbattere una ‘vera’ chiesa storica. La confusione non potrebbe essere più totale. Si sta imponendo nel paese una distorta concezione della storia e della conservazione  in cui la finzione dell’antico, il falso storico più spudorato hanno, paradossalmente, più valore di una testimonianza architettonica autentica e di pietre storiche, veramente vissute. Il rischio è che venga seriamente stravolto la memoria del luogo. In questo smarrimento salvare oggi S. Vincenzo si pone come un imperativo assoluto di una necessità estrema, di una importanza vitale per la sopravvivenza della stessa identità storica del paese.
Oltre al semplice intervento tampone di messa in sicurezza dell’edificio vi sono delle motivazioni legatealla religiosità del luogoche farebbero protendere verso una sistemazione più dignitosa e relativamente più duratura di S. Vincenzo. Diversamente dalle grandi rappresentazioni, colte ed elevate delle due chiese storiche, principali di Stigliano, la Chiesa Madre e quel che resta, la facciata, di S. Antonio, il carattere dimesso e raccolto dell’architettura  di S. Vincenzo, espressione di una religiosità umile e popolare, è legata al tono modesto della piccola edilizia comune del quartiere vecchio  popolato, oggi, da gente semplice,  molto attaccata alla sua conservazione e alle sue  tradizioni. Proprio per questo legame più intimo, radicato con il luogo e con la sua  gente, la chiesa di S. Vincenzo dovrebbe essere riaperta al culto. Come è noto, è fondamentale per la conservazione di un monumento la destinazione di una funzione d’uso, far sì, cioè, che venga vissuto. Che è  il solo  modo per garantire  una manutenzione costante nel tempo. Per questo motivo ripristinare la funzione che le è propria, è essenziale per la preservazione della chiesa nel tempo.  Recuperare a tal fine la tradizione della processione nella festività di S. Vincenzo, un tempo molto sentita, che aveva come meta proprio questa chiesa, sarebbe un’iniziativa significativa che si legherebbe al crescente interesse cittadino per la riscoperta delle tradizioni antiche e popolari e potrebbe confluire nel programma, piuttosto nutrito, delle manifestazioni culturali e folkloristiche finanziate dal Comune volte anche a incentivare l’economia locale. Sarebbe auspicabile che proprio la nuova Amministrazione Comunale entrante, colga l’importanza, per la crescita  del paese, di recuperare una tradizione popolare e contemporaneamente un monumento cittadino e, quindi, concorra almeno al consolidamento, pur se temporaneo, del terreno su cui insiste. E’ fondamentale una sensibilizzazione della Curia a comprendere la necessità di ‘investire’ nella religiosità umile della sua architettura,  del luogo e della sua gente  ricordando la disposizione cristiana verso i più deboli e bisognosi e la grande tradizione dispensatrice di cultura e arte della Chiesa dei secoli scorsi. Riparare, eventualmente restaurare, cioè mantenere in vita un edificio “zoppo e infermo” e riaprirlo al culto sarebbe una scelta coraggiosa che apre un filo di vita per il quartiere e per il paese.

Distinti saluti
Pier Giulio Montano