Antonio Martino e la poesia di Scotellaro

Antonio Martino e la poesia di Scotellaro

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Con la prima e l'ultima di Antonio Martino

Davvero prezioso, tra i doni augurali per le recenti feste natalizie, il bel libro Con la prima e l’ultima di Antonio Martino, appena pubblicato da RCEMULTIMEDIA di Napoli. E’, come spiega il sottotitolo, una “selezione di poesie di Rocco Scotellaro annotate” dall’autore, il quale, peraltro, ha il grande merito di diffondere da tempo sull’interessante blog “Rabatana / bagattelle e cammei tricaricesi”, con lo spirito di servizio proprio di un missionario laico, la conoscenza dell’opera letteraria e poetica che l’amico e concittadino produsse nella sua breve ma intensa esistenza.
Nella nota introduttiva Martino ricorda con sincera emozione e legittimo orgoglio di aver letto le 121 poesie contenute nell’antologia, «quando Rocco era ancora in vita, e alcune mi furono lette da lui stesso». Si capisce bene, però, che tale condizione di privilegio avrebbe potuto rappresentare un rischio, anziché un vantaggio nell’adozione dei criteri selettivi, che restano pur sempre soggettivi.
A me pare, comunque, che la scelta operata dall’autore sia stata assolutamente felice e che i componimenti proposti nel suo florilegio siano rappresentativi dell’universo poetico di Scotellaro, che è molto più variegato di quanto sia stato rappresentato per lungo tempo da una parte della critica militante. Che, inopinatamente, ha penalizzato il poeta tricaricese rinchiudendolo nella riduttiva formula definitoria di «poeta contadino», per cui egli sarebbe solo il «cantore dei poveri e diseredati meridionali».

Con la prima e l'ultima di Antonio Martino

Le poesie, proposte da Martino anche sulla scorta di una consentaneità di esperienze, sentimenti, idee e valori con il loro autore, rivelano invece che la poetica scotellariana è ricca e complessa e la sua essenza va individuata «non nelle suggestioni letterarie e neppure negli ideali politici quanto piuttosto nel rapporto del poeta con se stesso e con il reale». Lotte e denunce politiche senz’altro, ma anche amori ed affetti con il loro lungo corteo di gioie e dolori, delusioni e speranze, aspirazioni e rinunce. E, nei momenti di più felice ispirazione, da tale materia poetica scaturisce vera ed autentica poesia, capace di attingere, tramite il contingente e il caduco, l’universale e l’eterno.
Ciò precisato, mette conto di sottolineare un altro grande pregio del volume Con la prima e l’ultima. A tale proposito vale la pena di ricordare preliminarmente un assunto del grande critico letterario francese Charles Augustine de Sainte-Beuve, il quale sostiene che «il critico è un uomo che sa leggere e che insegna a leggere agli altri». E’ quello che fa Antonio Martino con apparente semplicità, in effetti attingendo al prezioso scrigno delle sue esperienze personali e della sua raffinata e non ostentata cultura.
Innanzi tutto, facendo seguire ad ogni componimento poetico note storiche o geografiche o biografiche o filologiche, sempre pertinenti anche se «extravagantes», egli spiana la strada ad un corretto atteggiamento esegetico e ad una piena comprensione dei testi poetici.
Non fa mancare, inoltre, neppure le sue garbate valutazioni riguardo alla resa artistica e i suoi utili commenti personali, condotti spesso sul filo della memoria. I ricordi, perciò, che sono un «sommesso ermetico riandare» a ritroso, alla ricerca rigenerante del tempo perduto, aiutano non poco a riconoscere i simboli della cultura contadina, per cui anche i fatti della rutinaria vita quotidiana diventano la semantica di costumi, tradizioni e miti ancestrali.
E, a tale proposito, opportunamente si puntualizza che in ogni caso «la poesia di Rocco Scotellaro è tutt’altro che folclorica: la presenza delle tradizioni non è mai descrittiva, ma è la trama narrativa che reticola il sentimento del poeta, la sua visione del mondo …».
Note e commento consentono, nel contempo, di individuare e di scoprire la genesi di molte poesie, contestualizzandole attraverso una perspicace ricostruzione ambientale e storica, come testimoniano emblematicamente le dense pagine dedicate alle poesie “Per Pasqua alla promessa sposa” o “Topi e condannati”.
Il libro di Antonio Martino, in definitiva, è istruttivo e piacevole e può risultare una pregevole guida per tutti coloro che intendano intraprendere un viaggio esplorativo nell’affascinante mondo poetico di Rocco Scotellaro.

Angelo Colangelo

 

 

 

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