Aliano capitale della paesologia

Aliano capitale della paesologia

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Aliano (MT), l’auditorium. Foto di Saverio Panariello

Quattro giorni vissuti intensamente. Quattro giorni di poesia, musica, teatro, fotografia, laboratori. Quattro giorni ricchi di proposte. “Parlamenti”, a più voci, intorno ad un unico tema: risanare il Paese, partendo dalle aree interne. Questo, in sintesi, è il Festival di paesologia “La luna e i calanchi”, giunto alla seconda edizione. Un festival ideato dal poeta e paesologo Franco Arminio e realizzato in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Aliano. L’intento del festival è offrire un contributo d’idee per il Paese, senza escludere l’arte, la fotografia, la musica, la poesia e il teatro. Aliano, con le sue rinomate strutture (l’auditorium, in primis, la cavea teatrale, la casa Carlo Levi e la pinacoteca), le case ristrutturate e gli slarghi pittoreschi del centro storico, i paesaggi dei calanchi e lo straordinario “orrido” della Fossa del bersagliere, è stata un’eccellente location per rappresentare i molti eventi che in quattro giorni si sono succeduti fino a tarda notte. Il successo dell’iniziativa è tangibile e l’ha dimostrato la nutrita presenza di pubblico, motivato e competente, che ha raggiunto il paese dei calanchi da ogni parte d’Italia.
Aliano non è più il paese del “confino”; luogo malarico, sospeso su precipizi d’argilla – come lo descrisse Carlo Levi – ma si candida a diventare il paese dell’accoglienza e dell’ospitalità. Le case e i vicoli ristrutturati del vecchio abitato – frutto di vent’anni di sana amministrazione – rappresentano una splendida scenografia in cui collocare i numerosi eventi proposti dal festival.
La presenza degli stiglianesi è stata piuttosto contenuta – troppo interessati alle proposte locali o, forse, soltanto pigri e distratti. Tuttavia, non sono mancati i contributi di alcuni concittadini che hanno contribuito ad arricchire le proposte del festival. In primo luogo va segnalata la presenza di Angelo Colangelo, che ad Aliano è ormai di casa, il quale con altri illustri ospiti ha presentato il libro“Paura della libertà”, con un inedito di Carlo Levi, promosso dall’Amministrazione Comunale di Aliano.
Il giorno precedente, invece, con molto ritardo rispetto alla programmazione, causa difficoltà tecniche del service, è stato rappresentato nel teatro all’aperto, davanti ad un pubblico numeroso e paziente, il monologo in tre atti di Domenico Ciruzzi, dal titolo “Pregiudizi convergenti”. L’attrice Antonella Stefanucci, moderna Sophia Loren, è stata brava sia nel gestire i tempi morti, causati dai disservizi tecnici, che nell’interpretare il monologo.
Domenica 24 agosto, infine, nella giornata finale dei “parlamenti comunitari”, che sono seguiti nell’auditorium, dopo gl’interventi del vicepresidente del Parlamento Europeo Gianni Pittella, che ha stigmatizzato l’Europa per aver «rimosso dall’agenda il Mezzogiorno» (ma lui che ci sta a fare a Bruxelles?); dell’ex ministro Fabrizio Barca che ha ribadito che «un cambiamento del Paese è possibile se si parte dalle aree interne»; del vice ministro Filippo Bubbico che ha sottolineato l’importanza «di partire dalle nostre cose, anche se piccole, riconoscendo il loro valore, e smettendola con i piagnistei» è stata la volta di Mimmo Cecere che ha presentato un intervento-performance.

da sinistra, Mimmo Cecere e Rocco Pappaleo.  Foto di Saverio PanarielloL’autore, dopo aver descritto le caratteristiche delle vie della transumanza, percorse per alcuni millenni da pastori e vaccari, con i loro armenti,  ed averne illustrato le differenze tra i diversi ambiti regionali, ha tratteggiato i caratteri basilari dei bovini lucani, commentando alcuni oggetti del mondo dei vaccari. Nel mostrare un grosso campanaccio, che i vaccari  sistemano al collo della vacca più anziana, prima della spedizione in montagna, l’autore ha ricreato, nell’auditorium, una “sensazione sonora”. All’unisono, una dozzina di campanacci, mossi da altrettante persone, hanno iniziato a risuonare nella sala, simulando una falsa transumanza. Il pubblico, scosso dall’eco dei batacchi, ha infranto il torpore indotto da alcune ore d’interventi e si è rianimato, mostrando sorrisi compiaciuti e una vitalità ritrovata. Le suggestioni sonore hanno coinvolto anche Rocco Papaleo che, in prima fila, aveva assistito con curiosità all’evento. L’attore si è avvicinato al relatore e, prima di intrattenere il pubblico con uno dei suoi monologhi, ha fatto risuonare il campanaccio, guadagnandosi da parte di Franco Arminio l’appellativo di “attore podolico”.

E. Beatrice De Stefani

 

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